FORZA NUOVA crede in uno Stato autentica espressione della sovranità nazionale, che sia mezzo eticamente ordinato al conseguimento del bene comune, secondo una visione organica che, basandosi sulla natura sociale dell’uomo, permetta a quest’ultimo di vivere bene in società, nel rispetto di una morale conforme al diritto naturale e alla legge eterna.

FORZA NUOVA auspica, quindi, una riforma strutturale dello Stato che, restituendogli consapevolezza della missione di civiltà che l’Italia ha il dovere di riconquistare, lo riporti ad essere garante di crescita sociale della comunità che lo compone e lo alimenta, attraverso la partecipazione ed il lavoro e in continuità con la sua tradizione civile e religiosa che è greca, romana e, soprattutto, cristiana.

Per questo proponiamo una riscrittura della Costituzione vigente che superi la logica dei partiti, cerchie ristrette di potere che dividendo il popolo in fazioni ne controllano la volontà, sostituendola con un sistema in cui trovi ampio spazio una rappresentanza organica, espressione della società reale, nelle sue componenti del lavoro, delle
professioni, della cultura.

Tale sistema trova la sua piena attuazione a tutti i livelli della rappresentanza istituzionale, Quartiere, Comune, Provincia e Parlamento nazionale dove almeno la metà degli eletti dovrà essere scelta nell’ambito delle categorie professionali e produttive.

Il nuovo Parlamento nazionale sarà formato da due camere di cui una – la Camera Nazionale – eletta direttamente dal popolo con il sistema proporzionale, secondo una suddivisione in collegi provinciali, e una seconda, denominata Camera delle Associazioni del Lavoro e delle Professioni e sostitutiva dell’attuale Senato, composta da rappresentanti delle associazioni professionali e lavorative eletti col sistema uninominale; il Parlamento si riunirà in sessione ordinaria per una settimana al mese. I partiti politici perderanno tutti i privilegi di cui oggi beneficiano (finanziamenti,
esenzioni fiscali, contributi a gruppi parlamentari) e, soprattutto, cesseranno di essere la corsia preferenziale per carriere, clientele e indebite influenze sull’operato della pubblica amministrazione a danno del bene comune.

Il Governo sarà eletto dal nuovo Parlamento che sceglierà al suo interno quegli uomini e quelle donne che, per capacità, esperienza e profilo morale incarnano i princìpi dello Stato Nuovo. Questa “nuova aristocrazia”, nata dal seno del popolo, formerà il Governo e il Governo, così formato, sceglierà al suo interno il Primo Ministro; Il Capo dello Stato, eletto a suffragio popolare diretto, custode dei nuovi princìpi fondamentali dello Stato, ne garantirà l’esecuzione ed il rispetto, anche nei confronti del Governo e di tutti i suoi componenti.

Le Regioni, previste dalla vecchia Costituzione come antidoto al rischio di uno Stato eccessivamente centralista, hanno col tempo perduto il motivo che poteva legittimarne l’adozione; hanno replicato l’aspetto di struttura centralizzata di
competenza statale, rivelandosi, inoltre, fonte di clientela e di sprechi; la storia delle popolazioni italiane, cresciute intorno a Comuni e Province, rende l’esistenza della regione-amministrazione del tutto inutile e, anzi, dannosa per uno sviluppo ordinato della nostra società; la loro abolizione, e la restituzione delle relative competenze alle Province, garantirebbe una più adeguata utilizzazione delle risorse ed un controllo più attento, consapevole e diretto del territorio sull’attività amministrativa che lo interessa. Le specialità contemplate in alcuni Statuti regionali – si pensi a quello siciliano che conferisce all’isola il carattere di un vero e proprio Stato confederato, consentendole anche di emettere moneta – che tenevano conto delle particolarità storiche e territoriali, saranno assegnate alle rispettive Province insistenti sul territorio.

In ogni Comune ed in ogni Provincia saranno istituite, col riconoscimento giuridico dello Stato, le Associazioni del Lavoro e delle Professioni, sostitutive dei vecchi Sindacati di categoria, che godranno di piena autonomia organizzativa, normativa, previdenziale e finanziaria, esse eleggeranno i propri rappresentanti nelle assemblee locali, per almeno la metà dei componenti, e nella Camera delle Associazioni del Lavoro e delle Professioni; tali associazioni garantiranno competenza e restituiranno dignità al lavoro, concepito non solo come mera attività materiale, ma come strumento di elevazione spirituale.

La legge ne stabilirà il numero e le quote di partecipazione ad ogni assemblea; ad esse, inoltre, sarà riconosciuto il diritto di rappresentanza delle categorie ed il loro ruolo di interlocutrici nelle trattative aziendali e lavorative dove potrà essere presente, nei casi di rilevante interesse e in funzione di mediazione, un rappresentante del Governo.

Sarà ridotto il numero complessivo dei rappresentanti nelle assemblee locali e nazionali e la legge stabilirà i relativi emolumenti che, anche per quanto riguarda i deputati nazionali, non potranno superare, complessivamente, più di 4 volte l’ammontare dello stipendio previsto dai contratti collettivi per i lavoratori dipendenti.

I reati di natura anche indirettamente patrimoniale commessi da un deputato nazionale o da un rappresentante locale a causa o in occasione dell’esercizio delle sue funzioni saranno giudicati con precedenza assoluta, con relativi obblighi di carattere disciplinare a carico delle competenti magistrature, puniti con un periodo di reclusione non inferiore a cinque anni e con l’interdizione dai pubblici uffici di durata non inferiore alla pena comminata.

I rappresentanti delle assemblee, locali o nazionali, per tutta la durata del loro mandato non potranno ricoprire altri incarichi pubblici. Sarà favorito, inoltre, il ricorso allo strumento referendario che assumerà anche funzioni di natura propositiva e non solo abrogativa, fatta eccezione per le questioni legate ai diritti fondamentali della vita, della sicurezza e dell’ identità nazionale e religiosa che saranno garantiti sulla base dei princìpi del nuovo assetto costituzionale, di cui sarà, come detto, sommo garante il Presidente della Repubblica.

Le Forze Armate italiane saranno l’unico esercito presente sul territorio nazionale; sarà prevista la chiusura e la riconversione di tutte le basi militari straniere attualmente presenti in Italia e il ritiro dei nostri contingenti dai conflitti
internazionali. L’esercito italiano sarà impiegato anche con funzione di garante della sicurezza interna e di controllo dell’ordine pubblico, nella lotta alle mafie, nel contrasto dei traffici illeciti e di ogni tipo di crimine organizzato.

La religione cattolica sarà religione di Stato e sarà tollerata la libertà di culto nel rispetto dei limiti posti dai princìpi generali dell’ordinamento e dalle disposizioni di ordine pubblico.

POLITICHE PER LO SVILUPPO ECONOMICO

FORZA NUOVA sostiene un modello di sviluppo economico basato sui concetti di lavoro e di produzione; incoraggia l’iniziativa privata, purché non si svolga in contrasto con l’interesse nazionale, e ritiene indispensabile riservare allo Stato la gestione o il controllo delle attività di interesse strategico; il sistema bancario e l’attività finanziaria dovranno essere funzionali al lavoro, alla produzione e alla giustizia sociale. La ricchezza di una nazione non coincide con le rilevazioni statistiche che ne indicano il livello, queste ultime, infatti, sono troppo spesso strumento di ricatto nelle mani dei poteri forti della grande finanza internazionale e occasione di mortificazione di ciò che resta della Sovranità nazionale.

POLITICA MONETARIA E CREDITIZIA

Deve cessare immediatamente il monopolio dei banchieri sulla vita delle famiglie e sulle attività delle imprese, per fare ciò proponiamo:

Che la moneta ritorni ad essere di proprietà dello Stato e, per suo mezzo, dei cittadini e che esso, quindi, eserciti, attraverso la nazionalizzazione della Banca d’Italia, la propria sovranità nell’emissione del denaro, prerogativa oggi posseduta da enti privati che lo mettono in circolazione creandolo dal nulla e, prestandolo allo Stato, ne addebitano il valore nominale alla comunità nazionale, diventando così, in modo truffaldino, creditori verso tutti noi;

Che, conseguentemente, tutto il debito pubblico (ad eccezione di quello contratto con i privati cittadini, proprietari di Titoli di Stato) sia considerato, secondo il diritto internazionale e naturale, “odioso” e inesigibile, perché contratto “non nell’interesse nazionale” e perché derivante da prestiti privi di giusta causa;

Che i parametri di riferimento per il valore della moneta siano il lavoro e la ricchezza nazionale e non più le stime di organismi finanziari privi di rappresentanza popolare e politica;

Che lo Stato emetta, a credito, una moneta nazionale, anche a corso convenzionale, per fronteggiare con efficacia l’attuale e ogni ulteriore ed eventuale crisi, favorendo anche la creazione di monete a corso locale;
Che si assicuri un reddito minimo di cittadinanza a garanzia del fabbisogno delle famiglie e delle categorie più deboli;

L’istituzione, sulla base di nuovi accordi internazionali, di una moneta unica europea da accreditarsi ai soli stati nazionali che ne accettino il valore, con la diretta gestione e il controllo della Banca Centrale europea da parte degli Stati nazionali o delle loro banche centrali;

L’abrogazione dell’attuale Testo Unico Bancario, attraverso la denuncia della direttiva del 12-12-1977 della C.E. la cui azione criminale privatizzava l’attività di credito e risparmio, ed il ritorno alla gestione pubblica degli Istituti di Credito sotto il controllo della Banca d’Italia, istituzione che, come già specificato, dovrà tornare di proprietà dello Stato;

Il conseguente ritorno al principio dell’ “interesse pubblico” nell’attività di gestione del risparmio e di erogazione del credito, con relativa previsione costituzionale;

Il necessario ripristino, sempre derivante dall’abrogazione del suddetto Testo Unico Bancario, delle “Casse di Risparmio”, delle “Casse Rurali” e degli analoghi istituti sociali di credito, di fatto scomparsi perché confusi nell’attuale generalizzata normativa, per assicurare e garantire il credito ad aziende e privati cittadini, con il ritorno alla netta differenziazione giuridica tra banche di investimento e banche di credito e risparmio e la previsione del divieto, e/o di severe limitazioni, su tutto il territorio nazionale per qualsiasi ente o privato, di promuovere o favorire, con
qualsiasi mezzo, transazioni aventi mero fine speculativo;

La reintroduzione dello statuto penale per i funzionari di banca, in forza del carattere di pubblico interesse dell’attività di gestione del credito e del risparmio, allo scopo di equipararne l’operato alle regole cui sono sottoposti i dipendenti e i dirigenti della Pubblica Amministrazione.

LAVORO E PRODUZIONE

Per il rilancio del sistema produttivo nazionale proponiamo:

L’ attuazione di un sistema di ripartizione degli utili – derivanti dall’attività produttiva dell’impresa – tra i lavoratori, avviando, così, una virtuosa e responsabile partecipazione dei dipendenti alle sorti dell’ azienda, ciò aumenterà inevitabilmente la motivazione di tutte le componenti, unite nell’intento di far crescere la propria impresa, con evidenti vantaggi per la crescita della produttività e dello sviluppo;

In un sistema ormai decongestionato dal debito pubblico, in virtù della moneta emessa a credito dallo Stato, e con una circolazione monetaria adeguata ai bisogni dell’economia reale e in prospettiva di un conseguente abbattimento della pressione fiscale, l’applicazione di dazi alle imprese italiane che delocalizzino la produzione fuori dal territorio nazionale o che, pur producendo in Italia, non garantiscano l’utilizzo di almeno il 90% di manodopera italiana. Sono previsti, di contro, forti sgravi fiscali e agevolazioni nell’accesso al credito per tutte quelle imprese che assumano manodopera locale e/o che riportino sul nostro territorio aziende precedentemente delocalizzate;

Per il prodotto italiano la garanzia di una rete di distribuzione locale a costi ridotti;

Tassazione leggera per le imprese straniere che producano sul territorio italiano, assumendo manodopera italiana;

Aggravi fiscali sulle rendite non derivate dal lavoro e dal risparmio, sugli immobili abbandonati ed i terreni incolti; le strutture produttive dismesse potranno essere espropriate dallo Stato, poiché la suddetta dismissione è lesiva della funzione sociale della proprietà;

Che la titolarità delle imprese colpite da sentenza di fallimento, o che si trovano in condizione di crisi irreversibile, possa essere affidata a cooperative di lavoratori che ne cureranno la gestione secondo la legge, fatti salvi i diritti dei creditori e con le opportune agevolazioni creditizie;

Che sia favorito, fatti salvi i diritti alla proprietà e all’iniziativa private e per le imprese di interesse e rilevanza nazionale, l’ intervento statale nell’ iniziativa privata, tramite un Istituto di Ricostruzione Nazionale, allo scopo di garantire e
proteggere il lavoro, nei casi di cattiva gestione o deficit delle aziende suddette, con opportuni interventi di sostegno economico, pianificazione e rilancio dell’ impresa.

TRIBUTI E SPESA PUBBLICA

FORZA NUOVA ritiene improcrastinabile l’esigenza di una drastica riduzione della pressione fiscale – la tassazione sui redditi deve incidere per il 10% (privati) e per il 20% (imprese) – sulle attività produttive e sulle famiglie, oggi divenuta insostenibile; quindi, al fine di compensare il conseguente minor gettito, invoca una serie di misure straordinarie e strutturali rese possibili grazie all’emissione di moneta da parte dello Stato e all’azzeramento dell’ “odioso” debito pubblico verso i banchieri internazionali; proponiamo pertanto:

Il rifiuto del pagamento del debito pubblico, nei limiti precedentemente indicati, che comporterà un risparmio di circa 7.000 euro per famiglia ogni anno e, di conseguenza, la fine dell’angosciante e paradossale stato di cose che impone ad ogni neonato italiano un debito, mai contratto, di 37.000 mila euro;

La creazione di una commissione che esamini i bilanci degli istituti bancari ed assicurativi e delle fondazioni bancarie e finanziarie, fin dalla loro costituzione, al fine di verificare l’esatto reddito ottenuto dagli stessi, controllando la reale natura delle attività dichiarate come esenti e, se del caso, ordinando agli istituti il pagamento dei tributi evasi od elusi;

La requisizione di tutti i beni confiscati alle mafie e a coloro che commettono reati contro il patrimonio che, divenuti di proprietà dello Stato che si farà garante della loro produttività futura, verranno assegnati secondo criteri di giustizia sociale;

L’ istituzione di un’imposta straordinaria e di carattere progressivo sulle pensioni maturate e maturande dai funzionari di Stato, e di aziende ad esso collegate e/o da esso controllate, e dai parlamentari, nazionali e regionali, che colpisca il valore eccedente il quintuplo della pensione minima;

L’abbattimento dei costi delle istituzioni pubbliche e dei relativi rappresentanti, funzionari, dirigenti, a cominciare dal Quirinale, i cui emolumenti dovranno essere riportati a livelli che rispettino l’onore ed il decoro dell’incarico rivestito, ma che non appaiano, come oggi, un vero e proprio insulto alla miseria e ai sacrifici degli italiani, con la conseguente adozione di un tetto massimo non superiore a cinque volte lo stipendio medio di un lavoratore dipendente con mansioni esecutive;

L’abbattimento dei costi della macchina burocratica dello Stato;

L’introduzione di un sistema fiscale semplificato a tre aliquote, con un carico massimo complessivo non superiore al 20% che, tenendo conto delle effettive e necessarie spese sostenute dalle famiglie, consenta loro la detrazione ai fini del calcolo dell’imposta sul reddito, finora considerato nella sua contabile astrattezza e non nella sua realtà, evitando così intollerabili fenomeni di duplicazione dei tributi e disincentivando l’evasione, oggi troppo spesso motivata dall’ insostenibile pressione fiscale.

AGRICOLTURA

FORZA NUOVA auspica il raggiungimento dell’autosufficienza alimentare ed il forte rilancio del comparto agricolo, da ritenersi di interesse strategico nazionale, con una decisa inversione di rotta rispetto alla politica deleteria della UE, e delle multinazionali cui è asservita, tesa alla mortificazione del settore e all’ annullamento dell’agricoltura tradizionale; e ciò mediante:

• L’educazione della gioventù ad un graduale “ritorno alla terra” ed ai valori di una sana alimentazione, attraverso il primo insegnamento scolastico e l’istituzione di nuovi Istituti agrari, concepiti come vere e proprie fucine di lavoro. Le giovani coppie sposate e senza lavoro vanno, inoltre, concretamente avviate a questo “ritorno al reale” mediante incentivi economici e fiscali e con l’assegnazione privilegiata di tutti i terreni demaniali, e/o di proprietà della Chiesa, inutilizzati e di quelli abbandonati ed incolti, per incuria o per intenti speculativi, che saranno forniti, a cura dello Stato,
delle strutture e degli strumenti necessari non solo alla semplice coltivazione, ma alla ricostruzione di veri e propri poderi e borghi rurali, completi di tutto ciò che serve alla vita familiare e sociale (dalle cascine, presso i fondi, alle botteghe, dall’ufficio postale e le chiese nei borghi, alle vie di collegamento); si dà slancio, grazie a questi nuovi insediamenti, a tutta la produzione agricola italiana, coprendo il fabbisogno nazionale e bloccando le importazioni dalla Cina e da quei Paesi in cui non esistono controlli sanitari;

• A ciò si aggiungano: la valorizzazione e la protezione sul mercato interno ed internazionale dei prodotti agroalimentari italiani attraverso un rigido controllo di qualità ed origine – la cui certificazione sull’etichetta sia facilmente comprensibile dal consumatore, garantendo, anche per i prodotti d’importazione, l’esatta “tracciabilità
del prodotto”con l’indicazione dettagliata del luogo di provenienza delle materie prime, della loro natura, delle tecniche e dei sistemi di lavorazione impiegati – e l’incentivazione dell’esportazione del nostro prodotto attraverso una capillare politica diplomatica rivolta alla sua promozione;

• Lo scioglimento di enti parassitari ed improduttivi, utilizzati come bacini di clientela elettorale e la riorganizzazione del settore in senso corporativo, con il rafforzamento dell’unità del mondo agricolo, indispensabile per dar vigore
all’iniziativa degli agricoltori italiani, e l’introduzione della preferenza nazionale nell’assunzione della manodopera;

• La creazione di accordi di filiera e di collaborazione, tra aziende del comparto agricolo e strutture commerciali, a maggior tutela dei reciproci interessi e di quello nazionale;

• La messa al bando di ogni forma di OGM e l’abrogazione di ogni normativa che li autorizzi o li tolleri, il sostegno alla cultura della biodiversità organica e biologica;

• L’istituzione di dazi su tutte le merci provenienti dall’estero, salvo che per i Paesi dell’area europea o con cui l’Italia abbia stretto accordi bilaterali, e, comunque, il blocco totale delle merci provenienti da Stati che ricorrono a mano d’opera para-schiavizzata e/o che non rispettino le fondamentali norme igienico-sanitarie.

TURISMO

La rinascita economica del nostro Paese non può prescindere dalla valorizzazione del nostro straordinario patrimonio paesaggistico, turistico e storico-artistico; ecco quindi le nostre proposte di più immediata realizzazione:

• Valorizzazione del patrimonio artistico ed ambientale che Comuni e province, anche consorziandosi, dovranno impegnarsi a promuovere e tutelare; creazione di un ente nazionale apposito, volto al conseguimento dei medesimi
obiettivi, che abbia facoltà di ritirare le concessioni d’uso del suolo e degli edifici pubblici ove si riscontri una gestione inadeguata o non efficiente delle risorse;

• Apertura di Sportelli del Turismo Italiano in tutto il mondo, al fine di promuovere l’immagine del nostro Paese, ancora per tanti scarsamente conosciuta;

• Adeguamento delle infrastrutture, soprattutto nel Meridione, ancora del tutto insufficienti: strade, aeroporti, ricezione alberghiera dovranno essere uno dei primi obiettivi d’investimento dello Stato; in questo modo il Sud d’Italia potrà un giorno aspirare a divenire, come già accade per altri territori del Sud dell’Europa, un polo d’attrazione, anche per il lungo soggiorno invernale, per molti visitatori provenienti dal Nord del nostro Continente.

ENERGIA E AMBIENTE

FORZA NUOVA riconosce nella sovranità energetica un principio fondamentale: un popolo e una nazione autenticamente indipendenti devono basarsi sulle proprie risorse, per quanto possibile, per vivere dignitosamente.
Una nazione autonoma anche dal punto di vista energetico sarà forte, libera e rispettata a livello internazionale; per questo propone:

• Il superamento della filosofia che ha portato all’utilizzo dell’energia nucleare che, dopo i noti e gravissimi incidenti, ha dimostrato di essere fonte energetica inaffidabile e pericolosa e, pertanto, l’urgente necessità di negoziare con gli Stati
confinanti, che ancora se ne avvalgono, accordi di garanzia e di tutela;

• Un piano strategico per l’abbandono dei carburanti fossili che approdi all’impiego delle energie rinnovabili e in particolar modo: dei sistemi che sfruttano la trasformazione dei rifiuti in energia, del metano, dell’ eolico, del solare e dell’energia idroelettrica;

• La totale nazionalizzazione delle imprese produttrici e fornitrici delle risorse energetiche nazionali;

• La ricerca di partnership strategiche per l’acquisizione di materie prime attraverso la contrattazione diretta con i Paesi produttori e il ricorso al “ baratto internazionale”, assicurando così l’indipendenza e l’affrancamento anche per i Paesi produttori dalle logiche globaliste e monopolistiche di sfruttamento;

• Il decentramento dei sistemi produttivi su base provinciale, strutturato su un piano “circolare” che contempli: la produzione e co-generazione di energia, la rinascita dell’agricoltura e dell’allevamento, la ripresa della vendita a mescita, lo smaltimento in loco dei propri rifiuti, la sobrietà dei consumi ed il rifiorire delle economie rurali e
artigiane;

• La promozione di tecniche di costruzione, già realizzate in molti Paesi europei, per un’ edilizia che conduca ad una totale autonomia energetica, privilegiando l’utilizzo di materiali nazionali e/o a chilometro zero;

• L’incremento del trasporto tramviario, ferroviario, fluviale e pubblico in generale nelle aree metropolitane e su tutto il territorio nazionale, per diminuire i consumi e l’inquinamento atmosferico e per facilitare la mobilità privata e commerciale.

POLITICHE SOCIALI/DIRITTO ALLA CASA

FORZA NUOVA ritiene diritto inalienabile di ogni italiano quello di accedere alla proprietà di una casa, adeguata alle proprie esigenze e a quelle della sua famiglia, in tempi ragionevoli e senza dedicare decenni della propria vita a pagare cifre esorbitanti, gonfiate ad arte dal mercato immobiliare, per acquistarla.

Lo Stato nuovo pertanto garantirà:

• Un programma abitativo di edilizia popolare da realizzarsi con abitazioni costruite a misura di famiglia (palazzine di altezza non superiore a quella di tre o quattro piani) che siano dotate di un’adeguata quadratura, in modo da accogliere anche nuclei familiari numerosi e/o con anziani e disabili, ecosostenibili e con uno spazio verde
proporzionato all’ampiezza delle costruzioni, ad un prezzo che sia di poco superiore ai costi sostenuti.
Lo spazio verde consentirebbe, oltretutto, ad ogni famiglia di coltivare la porzione di terreno ad essa spettante, specie in vista di fasi storiche destinate a radicalizzare la forte crisi già esistente;

• Nella medesima logica innovativa e a misura d’uomo: la progettazione e realizzazione di nuove e ampie aree urbane dotate di servizi e vivibili, in luogo di quelle realizzate nel dopoguerra, prive dei requisiti sopra indicati;

• L’adozione del principio per cui uso e assegnazione delle abitazioni debbano rispondere a criteri di preferenza nazionale, ossia con prelazione per le famiglie italiane;

• L’adozione del principio del diritto di riscatto a favore dell’assegnatario che pagherà un canone d’acquisto fino all’acquisizione totale dell’immobile, senza che vi sia alcun intermediario tra lo Stato o l’ente pubblico che lo ha edificato e l’assegnatario stesso, e senza nessun interesse sul canone dovuto;

• L’agevolazione creditizia, attraverso apposite convenzioni col sistema bancario, per l’acquisto della prima casa da parte delle famiglie, con priorità per quelle con almeno tre figli e/o con anziani e disabili;

• L’inammissibilità di qualsiasi tributo, diretto ed indiretto, sulla proprietà, ed anche sul relativo acquisto, dell’abitazione familiare con la necessaria costituzionalizzazione del suddetto principio.

POLITICHE SANITARIE

Fedele al principio che misura il livello di Civiltà di una Nazione in relazione agli standard di ospedali, case, scuole e carceri, FORZA NUOVA riafferma il diritto del cittadino a ricevere dalla struttura pubblica o convenzionata tutte le cure
indispensabili alla propria salute, a costo ridotto o gratuitamente nel caso di persone prive di mezzi sufficienti. La Sanità pubblica, oggi gestita dalle Regioni, occupa più del 50% dei rispettivi bilanci; questa percentuale appare enorme e rappresenta un indice della crisi profonda che attraversa il settore. Evidentemente la salute non può essere trattata secondo criteri aziendali ma, nondimeno, occorre individuare le fonti degli sprechi e indirizzare le risorse finanziarie in maniera ottimale senza cadere nell’aziendalizzazione che oggi costituisce il criterio della gestione ospedaliera
pubblica; ugualmente va eliminato il sostanziale allineamento di gran parte del mondo clinico ed accademico alle logiche speculative delle multinazionali farmaceutiche, attraverso l’affermazione costituzionale del diritto del paziente ad utilizzare le metodologie alternative di cura.

A questo proposito, FORZA NUOVA propone:

• L’adozione di criteri che garantiscano l’indipendenza e l’autonomia dei preposti al controllo dei farmaci e dei protocolli di cura adottati nel circuito sanitario nazionale;

• La garanzia del diritto del malato ad utilizzare tutte le metodiche di cura, comprese le cosiddette “alternative”(sono di questi giorni le conferme scientifiche sull’efficacia dei protocolli antitumorali del metodo Di Bella), che egli ritiene di adottare, all’interno del Servizio Sanitario Nazionale;

• Il ridimensionamento del personale “non produttivo” (ossia: né medico né infermieristico) che oggi rappresenta la metà di quello impiegato nelle strutture sanitarie, attraverso un programma di progressiva sburocratizzazione del sistema;

• L’ esclusione dalle spese mutuabili e poste a carico dello Stato di tutte le prestazioni non direttamente associate a interventi indispensabili alla salute, tra queste oggi spiccano le spese per le varie pratiche abortive;

• La regolamentazione del pagamento delle cure mediche alle migliaia di extracomunitari che, senza versamento di contributi, usufruiscono del pronto soccorso spesso utilizzandolo come medico di base; non si tratta, evidentemente, di
negare le cure ai bisognosi (siamo strenui difensori della centralità del giuramento di Ippocrate), ma di pretendere un contributo per un servizio che viene mantenuto da tutti gli italiani;

• L’abolizione della figura del manager sanitario di nomina politica, spesso ignaro dei reali problemi della Sanità e della salute, anche perché legato alla logica del raggiungimento del progetto di spesa e dei premi che grazie a ciò consegue, profumatamente pagato, ma totalmente distaccato dalla realtà medico-scientifica;

• La conseguente abolizione del principio del “budget” di spesa con le relative aberranti conseguenze del “risparmio” a danno delle persone bisognose di cure;

• Una razionale distribuzione territoriale degli ospedali comunali e dei piccoli presìdi ospedalieri, tale da consentire a tutti i cittadini di poter contare su un rapido intervento;

• Il ricorso ad acquisti collettivi degli strumenti medico-chirurgici su tutto il territorio nazionale, onde evitare speculazioni e corruttele e garantendo così la razionalizzazione della spesa e il risparmio per la struttura pubblica.

FORZA NUOVA E LA DISABILITA’

Forza Nuova fonda la sua azione politica e la sua visione dello Stato sui princìpi e i valori della Civiltà cristiana; il sostegno ai più deboli è, in questo contesto, essenziale e qualificante.

La nostra ferma opposizione ad ogni tipo di aborto, compreso quello cosiddetto terapeutico che spesso assume i connotati di una vera e propria eugenetica, inoltre, ci impone un’attenzione privilegiata verso la disabilità e le sue problematiche. Nell’attuale fase di crisi economica e finanziaria sono i più deboli a pagare, più di altri, i costi dei tagli alla spesa pubblica nel settore della Sanità – con la chiusura dei presìdi ospedalieri territoriali – che, colpendo in primo luogo i Comuni, costringono gli amministratori locali a sacrificare anche le spese destinate al sostegno e
all’assistenza quotidiana dei disabili, per non parlare della riduzione drastica delle ore di sostegno nella Scuola, conseguenza della stessa politica antipopolare nel settore dell’Istruzione pubblica.

Forza Nuova, come detto, promuove il ritorno alla moneta nazionale e il rifiuto del pagamento del debito, ciò avrebbe come sua conseguenza benefica il rendere disponibili risorse utili all’assistenza delle fasce più deboli della popolazione, azione indispensabile per uno Stato che aspiri a definirsi tale.

Le famiglie e i singoli disabili – specie gli anziani – e le famiglie con disabili in primo luogo, devono diventare categorie privilegiate della popolazione, nessun taglio è ipotizzabile nei settori di spesa che li riguardano, anzi: va studiata una seria politica che consenta, a quei disabili che ne hanno la possibilità, una maggiore integrazione nel tessuto sociale attraverso l’utilizzo delle loro capacità intellettuali; a chi affidare se non agli italiani che vivono sulla loro pelle le problematiche della disabilità la realizzazione di un progetto che conduca al totale abbattimento di tutte le
barriere architettoniche mentali e strutturali?

FAMIGLIA E POLITICHE DEMOGRAFICHE

FORZA NUOVA afferma quali compiti inalienabili dello Stato: la difesa della vita, dal concepimento alla morte naturale, la tutela della famiglia, come cellula fondamentale della società, il sostegno concreto alla crescita demografica del popolo italiano; è evidente infatti che il crollo della natalità sta contribuendo in maniera decisiva alla crisi economica, all’invecchiamento della popolazione e all’avanzata dell’immigrazione; lo Stato dovrà, quindi, puntare con rapidità ed energia alla soluzione del problema, ponendosi come obiettivo irrinunciabile, dopo l’adozione dei provvedimenti sotto indicati, il raddoppiamento del tasso di crescita demografica, almeno fino al 2,5%.

FORZA NUOVA ritiene altresì necessario un ridimensionamento dell’ingerenza giudiziaria all’interno dell’ambiente familiare.

Propone dunque:

• L’abrogazione della Legge 194 del 1978, che legalizza gli aborti, e la previsione di sanzioni per chi li effettua e li favorisce con la promozione di una seria campagna informativa sulle conseguenze ed i danni che le pratiche abortive di ogni genere provocano alla salute fisica e psichica della donna;

• La previsione di un programma che fornisca aiuti psicologici e materiali alla donna che, per qualsiasi motivo, non intenda completare la gravidanza, determinandola alla nascita del figlio e provvedendo poi, eventualmente, ad affidarlo ad altra famiglia;

• La previsione costituzionale del principio che la vita inizia dal concepimento e ha termine con la morte naturale;

• La proibizione di pratiche non rispettose della sacralità della vita umana: quali l’eutanasia, la sperimentazione sull’uomo, l’espianto di organi a cuore battente;

• Un massiccio intervento statale in termini di assistenza economica e sociale – reso possibile dalla riconquistata Sovranità Monetaria – per incentivare le nascite e per aiutare le famiglie con bambini, anziani e/o disabili, in special modo le più numerose.

In particolare, proponiamo ( oltre a significativi sgravi fiscali) :

1) un sussidio pari a 1000 euro mensili, per le madri con almeno un figlio che scelgano di non lavorare per occuparsi dell’educazione dei loro bambini;
2) un incremento del suddetto sussidio pari a 400 euro per ogni nuovo nato;
3) il diritto di priorità per le famiglie numerose nelle già illustrate graduatorie per l’acquisto a riscatto della casa.

Milioni di donne sarebbero così liberate dalla schiavitù del doppio lavoro e milioni di posti di lavoro sarebbero presto disponibili, ottenendo maggiore ricchezza per le famiglie, più unità al loro interno e il superamento dell’attuale emergenza demografica;

• La proibizione della diffusione di modelli alternativi alla famiglia naturale, quali tutte le forme di unioni tra omosessuali; la promozione del modello di famiglia naturale da parte dello Stato nelle trasmissioni pubbliche e nelle scuole, incoraggiando l’educazione al rispetto e alla salvaguardia della vita, in ogni fascia di età, e dell’istituzione familiare sin dalla prima infanzia;

• Una riforma legislativa che assicuri, esclusivamente a favore dei nuclei familiari naturali, la speditezza delle procedure adottive dei bambini italiani, oggi segnate da ritardi intollerabili;

• La previsione di un immediato controllo giurisdizionale, oggi eluso dal carattere provvisorio che assume il provvedimento, per le misure che dispongono l’allontanamento dei minori dalle proprie famiglie naturali, spesso disposte sulla base di motivazioni superficiali ed equivoche;

• Il censimento e il controllo delle strutture d’accoglienza, con la chiusura di quelle fatiscenti o inadatte, e la priorità dell’impiego dei relativi fondi ad esse assegnate, troppo spesso devoluti ad una malintesa assistenza sociale, per il sostegno diretto alle famiglie in difficoltà.

• La realizzazione di un programma di inserimento degli anziani che lo desiderino nel mondo del volontariato. Per questi ultimi, i Comuni, le associazioni e le famiglie individuano lavori, congeniali all’età e alle condizioni generali di salute, la cui retribuzione si aggiunge alla pensione. Si rende, così, utile alla “Nazione in ricostruzione” questa sempre più vasta ed esperta forza sociale, la cui normale retribuzione – fino a 1.200 euro mensili – non va in alcun modo tassata.

SCUOLA ED ISTRUZIONE

Forza Nuova – nel ribadire quale preciso dovere dello Stato il provvedere alle necessità principali di tutti i suoi cittadini: Casa, Lavoro, Istruzione, Sanità – si batte in primo luogo per una riforma dell’intero sistema educativo nazionale che parta dal diritto alla Pubblica Istruzione (pur non essendo, in virtù del valore che riconosciamo alla sussidiarietà, contraria per principio all’istruzione privata o familiare) affinché raggiunga quegli alti livelli qualitativi e formativi, nel rispetto della tradizione culturale italiana, a cui tutti hanno diritto. Tale progetto non può in alcun modo prescindere da un progressivo aumento degli investimenti in un settore che rappresenta la cartina di tornasole dello sviluppo culturale e professionale di un popolo e delle sue prospettive future.

Pertanto proponiamo:

• Il netto rifiuto della mentalità e della didattica sessantottine ed un ritorno all’impostazione scolastica tradizionale (secondo lo spirito del sistema scolastico pensato da Gentile), soprattutto per quanto concerne la serietà dell’ istruzione, nei contenuti e nei programmi, e il rapporto tra educatore ed educando, adattandola alle esigenze
sociali odierne che ne determineranno i logici correttivi (possibilità di accedere alle facoltà umanistiche anche dal Liceo Scientifico, introduzione dell’ informatica di base, studio delle lingue straniere, avviamento allo sport ecc.) senza però rinunciare all’insegnamento di materie fondamentali, oggi quasi scomparse dalle nostre conoscenze di base, quali la Geografia e il Latino;

• L’abrogazione della riforma Gelmini, e di tutte le riforme attuate all’unico scopo di dequalificare la qualità dell’insegnamento (in primo luogo quella della Scuola Media Unificata), e il contrasto ad ogni ulteriore tentativo che operi nel senso di un’ennesima demolizione del diritto all’Istruzione, per il ritorno ad una Scuola che abbandoni il ruolo insostenibile dell’azienda autonoma priva di fondi che le è stato attribuito negli ultimi anni, mortificandone la missione sociale e riducendola a soggetto passivo di selvagge riforme e/o semplici circolari ministeriali;

• L’introduzione di una maggiore specificità negli indirizzi della Scuola Superiore, oggi ridotta ad essere mera appendice della Scuola Media Inferiore, ai fini dell’ accesso agli studi universitari; compreso il ripristino di un Avviamento professionale, serio e adeguato ai tempi, conseguenza dell’abrogazione della Scuola Media Unificata;

• Il rilancio delle scuole tecniche e professionali, con particolare attenzione agli istituti agrari (indirizzi che formarono negli anni ’50 e ’60 generazioni di piccoli e medi imprenditori di successo), e loro interazione con le imprese locali per una formazione attenta alle realtà della vita lavorativa, con il mantenimento, anche per questi percorsi scolastici, di una sufficiente base d’insegnamento umanistico e tradizionale;

• L’attuazione di un sistema che permetta anche ai giovani meno abbienti, attraverso borse di studio ed aiuti pubblici, di accedere ai massimi livelli di studio, con la riduzione e, ove necessario, l’esenzione dalle tasse universitarie; in base a criteri di merito, di reddito familiare e di rispetto della naturale scadenza dei corsi;

• La previsione di un tetto massimo di ammissioni ai Licei e alle Università, secondo esclusivi criteri di merito, al fine di garantirne la qualità ed evitare il fenomeno della disoccupazione intellettuale;

• Il raggiungimento di un altissimo livello qualitativo sia nel personale che nelle strutture, a cominciare dall’adeguamento e dalla costruzione degli edifici scolastici e delle palestre attrezzate, secondo razionali criteri di vivibilità; attraverso un forte investimento pubblico che evidenzi la volontà di dare alla Pubblica Istruzione la
giusta centralità;

• L’aumento degli stipendi degli insegnanti delle Scuole di ogni ordine e grado, da adeguarsi alla media europea; la previsione di incentivi al loro autoaggiornamento e alla loro necessaria riqualificazione, che non può prescindere dal ritorno ad una contrattazione separata e dalla creazione di un vero Albo professionale, con tanto di Codice deontologico, e dalla riduzione del numero di alunni per classe.

GIUSTIZIA E SICUREZZA

FORZA NUOVA invoca una profonda riforma del sistema giudiziario, oggi in piena crisi di efficienza e credibilità, che conduca ad un miglioramento sotto l’aspetto qualitativo e ad una sensibile riduzione della durata dei procedimenti; ecco le nostre proposte:

• Quanto alla giustizia penale, il fallimento dell’attuale codice di procedura suggerisce il ritorno alla struttura di quello precedente, integrato colle necessarie garanzie difensive anche nella fase istruttoria;

• Quanto alla giustizia civile, appare necessaria una riforma che semplifichi le procedure oggi in vigore, riduca il numero delle udienze e favorisca il ricorso all’arbitrato;

• Quanto al diritto minorile: l’abolizione del Tribunale dei Minorenni e la devoluzione della sua competenza ad una sezione specializzata del Tribunale ordinario;

• Quanto alla magistratura, deve essere abolito l’attuale automatismo della carriera, premiando il merito per mezzo d’un controllo costante del rendimento del magistrato, sia sotto il profilo della qualità professionale che dell’efficienza; deve essere reso realmente operante il principio di responsabilità del giudice, oggi esistente solo sulla carta; appare necessaria la riforma del Consiglio Superiore della Magistratura per liberarla dalle logiche correntizie e per garantire un corretto funzionamento della responsabilità disciplinare; indispensabile pure l’introduzione del principio di
separazione delle carriere tra funzione giudicante ed inquirente; infine, per attutire un pericoloso monopolio, è auspicabile un organico accesso dell’avvocatura alle funzioni giurisdizionali ed una maggiore presenza dei giudici popolari nell’amministrazione della giustizia;

• Quanto all’avvocatura, per ovviare al problema della crescente inflazione di esercenti la professione legale, appare opportuno introdurre un principio di graduazione meritocratica, differenziando la possibilità di patrocinio davanti alle
diverse giurisdizioni e limitando l’accesso alla professione attraverso il numero chiuso e la trasformazione dell’ esame di ammissione in pubblico concorso.

SICUREZZA

L’accresciuta insicurezza e l’aumento della delinquenza impongono alcune misure improcrastinabili – restituendo alla pena, oltre alla naturale certezza, una sua funzione essenziale: la prevenzione generale; compito a cui la cultura lassista oggi dominante, tesa alla deresponsabilizzazione dell’individuo, ha voluto rinunciare – tra queste:

• Una maggiore efficacia e severità nella repressione dei reati di piccola e media delinquenza, oggi liquidati con pene di fatto ineseguite; al contrario la loro pronta repressione si configura come uno dei cardini di una società dove vige la stretta osservanza dei doveri;

• Processi immediati e applicazione di pene adeguate per chi commette reati nell’ambito del traffico, anche minore, di stupefacenti;

• Differenziazione, nelle strutture e nel trattamento, tra i detenuti in attesa di giudizio e i condannati;

• Attuazione di una politica di rieducazione e risocializzazione attraverso il lavoro; i condannati a pene detentive potranno essere impiegati nella produzione agricola, con i prodotti ceduti a prezzo di costo alle famiglie meno abbienti e il salario devoluto in parte al pagamento delle spese giudiziarie, in parte versato ad un fondo di indennizzo
per le vittime dei reati e in parte al detenuto stesso, e/o in un programma di ricostruzione stradale o ferroviaria e per prevenire e mitigare il dissesto idrogeologico;

• Possibilità d’impiego della popolazione carceraria anche in lavori interinali o di utilità sociale; gli imprenditori privati che assumono in questi settori avranno diritto a una totale detassazione sui contributi del detenuto-lavoratore il cui impegno lavorativo consentirà la concessione di benefici e riduzioni di pena.

LOTTA ALLA CRIMINALITA’ ORGANIZZATA

I risultati che l’azione di polizia e magistratura contro mafie e delinquenza organizzata ha conseguito in questi ultimi tempi non hanno scosso significativamente il sistema di potere e d’infiltrazione economica che mafia, camorra e ‘ndrangheta mantengono in tutta la Penisola; anche nel nord Italia si assiste a fenomeni di radicamento di queste forme strutturate di criminalità nel tessuto sociale ed economico. L’ordinaria soluzione giudiziaria, con le sue giuste e irrinunciabili prerogative di garanzia e di onere della prova, pare insufficiente a sradicare un fenomeno che, grazie ai suoi intrecci massonico-politico-affaristici, ha paralizzato lo sviluppo del Meridione, condannando quest’ultimo ad una mai risolta Questione Meridionale.

La responsabilità di tutto ciò ricade, in misura fortissima, sullo Stato che non ha saputo né voluto (come credere, infatti, che uno Stato autenticamente antimafioso non riesca ad aver ragione di un’ organizzazione criminale che, per quanto oggi progredita, se estranea al sistema, se ad esso contrapposta, potrebbe essere agevolmente, e militarmente, sconfitta?) conquistarsi la fiducia dei cittadini di quelle aree geografiche, mancando ai doveri elementari di fornire loro adeguato lavoro e sufficiente protezione. E’ d’altronde imprescindibile per la comunità nazionale vedere definitivamente espiantati dal proprio territorio questi fenomeni parassitari con qualsiasi mezzo a disposizione; lo Stato, invece di impiegare migliaia di uomini ed onerosi mezzi per scovare disperati evasori che non battono scontrini fiscali da poche decine di euro o inviare i propri soldati all’estero per missioni di guerra del tutto inutili ed impopolari, cominci a riconquistare il controllo del proprio territorio in quelle zone dove è arcinota la prepotente ed opprimente presenza della criminalità organizzata; territori che, grazie al turismo, ambientale ed artistico, e ad un potenziale
sviluppo agricolo potrebbero raggiungere un più che soddisfacente grado di benessere.

La sfida degli anni a venire consiste in gran parte nella restituzione all’Italia delle regioni del Sud, delle energie e delle risorse in esse sepolte. Una sfida che non possiamo non raccogliere, una guerra che non possiamo rifiutarci di combattere.

FORZA NUOVA, dunque, propone:

• La creazione di stabili presìdi delle Forze Armate nelle zone di maggiore radicamento mafioso, al fine di esercitare un costante e capillare controllo del territorio, creando dissuasione per la delinquenza e, per i cittadini, la certezza della
presenza dello Stato;

• Il commissariamento di Comuni e Province dei territori infestati dalla delinquenza organizzata, con scioglimento delle relative assemblee rappresentative (necessita, infatti, oltre alla decisa repressione, un taglio netto di ogni genere di protezione politica) e la formazione di giunte locali, composte da ufficiali dell’esercito, funzionari pubblici e cittadini immuni da sospetti, che provvederanno all’amministrazione straordinaria delle città;

• Il rafforzamento degli strumenti amministrativi e di polizia, con il controllo e il ricorso a strettissimi obblighi di vigilanza nei confronti di coloro che sono sospettati di appartenenza/contiguità a queste organizzazioni o di fiancheggiamento delle medesime.

Di vitale importanza per l’eliminazione della criminalità organizzata è anche e soprattutto la:

LOTTA A MASSONERIA E POTERI OCCULTI

FORZA NUOVA, movimento che vede nella dottrina cattolica un insostituibile punto di riferimento per un corretto ed equilibrato ordine sociale, si configura per propria natura come antitetica a qualunque tipo di organizzazione o società segreta, di stampo massonico o che persegua pratiche occulte e anti cristiane. Per questo, conscia dell’influenza che dette organizzazioni esercitano nella politica e nell’economia nazionali ed internazionali, intende promuovere la lotta a questo tipo di organizzazioni attraverso:

• La previsione di leggi che ne colpiscano severamente, con sanzioni civili, penali ed amministrative, i tentativi di influenza nell’attività economica e politica, fino allo scioglimento delle organizzazioni stesse;

• L’obbligo/onere per chi assume funzioni pubbliche, anche temporanee ed elettive, o per chi riceve incarichi dalla pubblica amministrazione o stipula contratti con essa, di dichiarare – pena la decadenza dalla carica, l’ annullamento del contratto o la revoca dell’incarico, oltre a durissime sanzioni penali – la propria appartenenza ad organizzazioni segrete;

• L’assunzione da parte dello Stato dell’impegno di denunciare, attraverso opportune campagne informative, la pericolosità invasiva del sistema culturale e di potere creato da tali sette ed organizzazioni, affinché sia messa in luce la loro continuativa opera di smantellamento della Tradizione religiosa e civile, nonché della sovranità popolare e
nazionale;

• Il sostegno pubblico rivolto alla consapevole diffusione e promozione dei tradizionali valori cristiani che hanno contraddistinto nei secoli la nostra storia, formando negli italiani un’ alta visione dell’etica, connaturata alla nostra stessa identità culturale.

PATRIA, IDENTITA’ NAZIONALE, IMMIGRAZIONE

FORZA NUOVA difende la Patria come espressione trascendente della continuità spirituale di un popolo, che unisce ogni singolo vivente a un’unica comunità formata da coloro che furono e da coloro che saranno.

FORZA NUOVA individua nell’attacco dell’economia e della cultura globaliste il pericolo principale che le nazioni stanno correndo a causa dell’intenzionale processo di sgretolamento delle identità e dei popoli, questo attacco necessita anche del cavallo di Troia dell’immigrazione. Tale fenomeno, affrontato superficialmente o con complicità da una classe dirigente che ha tradito il popolo italiano, ha provocato emarginazione e frammentazione sociale, dovute alla coesistenza forzata di culture differenti, e ha fatto sì che, oltre che recepire gli aspetti più deteriori della cultura
occidentale, gli immigrati diventassero un nuovo serbatoio di schiavi pronto ad essere assunto a salari e a condizioni lavorative inaccettabili per i lavoratori italiani.

L’immigrazione si pone dunque come problema epocale che deve essere affrontato senza tentennamenti.

Proponiamo dunque:

• La difesa ed il mantenimento dell’attuale normativa sull’ acquisizione della cittadinanza in base allo ius sanguinis;

• Il blocco immediato dell’immigrazione e l’interruzione dell’attuale politica dei flussi che appare oggi tanto più assurda ove si pensi all’attuale momento segnato da disoccupazione e gravissima crisi economica;

• L’allontanamento immediato di tutti gli immigrati che abbiano commesso reati sul suolo italiano, che siano clandestini o che si trovino senza lavoro;

• La riforma della normativa in materia di espulsioni, con l’accompagnamento coatto alla frontiera in tutti i casi di permanenza illegale nel nostro territorio; la previsione di pene detentive, da uno a sei mesi, da scontarsi immediatamente, in caso di illegale reingresso, senza possibilità di concessione del beneficio della sospensione
condizionale, con espulsione e accompagnamento alla frontiera dopo l’esecuzione della pena. L’obbligo per i detenuti a causa di altri reati di espiare la pena nel Paese d’origine, in alternativa, per tutti e per comprovati motivi, la possibilità di lavoro non retribuito in un programma di ricostruzione stradale o ferroviaria e/o per prevenire e mitigare il dissesto idrogeologico;

• Il rafforzamento dei controlli delle nostre frontiere marittime, col necessario coordinamento con gli altri Paesi mediterranei, e l’adozione delle necessarie misure atte ad impedire l’entrata illegale di imbarcazioni nelle nostre acque territoriali;

• Il censimento degli stranieri extracomunitari presenti sul nostro territorio e la concessione della residenza esclusivamente a coloro che, per storia, cultura e religione, siano assimilabili nel nostro tessuto sociale, con graduale rimpatrio di tutti gli altri. E’, inoltre, inimmaginabile pensare di gestire con successo le politiche sull’immigrazione senza un ruolo attivo dello Stato italiano e dell’Europa nella promozione del progresso sociale, culturale ed economico dei territori più poveri e sottosviluppati, arrestando lo sfruttamento da parte dei potentati finanziari ed industriali nelle aree più deboli del pianeta. In questo modo si riconosce il diritto dei popoli a vivere dignitosamente e liberamente nella propria terra e si incentiva il ritorno di masse di uomini e donne, costrette ad emigrare in Europa e in Italia, nei
loro Paesi d’origine.

EUROPA E POLITICA ESTERA

FORZA NUOVA crede fermamente nella cooperazione e nell’ unità dei popoli europei, difendendo nella sua azione politica i valori e la vera tradizione d’ Europa.

L’ attuale Unione Europea è infatti fondata su valori distorti, economicistici e materialistici, che negano le identità nazionali e locali, assoggettandole ad un totalitarismo finanziario che deprime ed umilia le singole comunità, rendendole nei fatti più povere e meno libere.

Per realizzare questo cambiamento epocale di prospettive, FORZA NUOVA auspica una stretta collaborazione tra tutti i movimenti patriottici europei per rifondare la Nuova Europa dei popoli e delle nazioni non in senso federale – sottoposta cioè ad un’entità supernazionale, imposta da consessi elitari e non subordinati alla volontà popolare – ma confederale, ossia basata sul libero accordo delle nazioni e sui naturali rapporti di forza, di amicizia e di contiguità
culturale e storica.

I confini della nuova Europa dovranno, quindi, raccogliere tutte le patrie europee che siano per cultura e tradizione omogenee ed affini, ed è per questo che FORZA NUOVA vede nella Russia un partner naturale per la politica e per lo sviluppo europei, trattandosi di una nazione che si trova in linea con il tradizionale universo di valori del nostro Continente.

Escludiamo da questa concezione dell’Europa la Turchia ed Israele, perché lontane dal pensiero e dalla cultura che hanno edificato nei secoli l’identità dei popoli europei. Il ruolo di un’Europa così riformata sarà quello di ritornare ad essere portatrice di cultura, di libertà e di pace in tutto il mondo.

E’ per questi motivi che ci battiamo per l’uscita dell’Italia e dei Paesi europei dalla NATO, la chiusura delle sue basi e la cessazione dei rapporti militari di carattere subalterno e coloniale dell’Italia e dell’Europa con gli Stati Uniti. Rigettando tutti gli ultimi trattati europei da Maastricht a Lisbona sarà possibile iniziare, assieme alla Russia, a molti Paesi dell’Est e ai Paesi mediterranei, un percorso di vera costruzione europea fondata sul Cristianesimo e la Tradizione romana, sul lavoro e non più sul capitale, sui popoli e non più sulle lobby.

Quest’ Europa porterà la pace nei conflitti tuttora in corso, con riferimento particolare al vicino ed al Medio Oriente. Qui dovrà tutelare innanzitutto le comunità cristiane, storicamente garanti della pace e del vivere civile nei territori dove oggi incombono sionismo e fondamentalismo islamico.

FORZA NUOVA, nel contesto sopra descritto, considera favorevolmente la previsione di un’ unica moneta europea, a condizione che questa sia espressione delle nazioni e non di una banca centrale privata; non è certo rinchiudendosi su sé stessi che si potrà realizzare una politica vincente; chi si isola è destinato a soccombere e l’attacco uniformante della globalizzazione va affrontato coi mezzi adeguati per combatterlo, difendendo le proprie concezioni della vita, della società e dell’economia; oggi si stanno realizzando in tutto il mondo coalizioni geopolitiche ed alleanze economiche ed è quindi compito dell’Europa riunire ed organizzare le proprie risorse, non escluse quelle militari, per bilanciare l’equilibrio delle forze in campo, unica garanzia di pace nel mondo contro concezioni imperialistiche uni/bipolari.