“Uscire dall’euro per invertire la rotta”, quando ad affermarlo non è solo Forza Nuova

3 mar – Giuseppe Provenzale* –

Lord Mervyn King, oggi in pensione, è stato governatore della Banca centrale britannica dal 2003 al 2013, la fase storica della più grave crisi finanziaria dai tempi del crollo di Wall Street.
Oggi, nel momento in cui il disastroso palesarsi dei devastanti effetti della suddetta crisi non cessa di schiacciare i destini di interi popoli, scrive saggi che meriterebbero una capillare diffusione, testi utili a confermare letture complessive dell’epoca che stiamo vivendo, relegate alle voci di una letteratura border line e di una parte politica, la nostra, costretta spesso ad interpretare il ruolo di Cassandra.
Alcuni giorni fa, lo apprendiamo dalla puntuale recensione che ne fornisce Maurizio Blondet sul suo blog, lord King ha presentato il suo ultimo libro (“The End of Alchemy – Money, banking and the future of the global economy”) alla London School of Economics and Political Sciences, forse la più importante tra le istituzioni internazionali nella formazione di quella élite economico-politica che pare decisa al genocidio della speranza per intere generazioni.
Per suffragare le sue tesi, King, che ha spesso mostrato una buona propensione a non nascondere la verità, ha mostrato un grafico illuminante in cui si mettevano a confronto l’attuale depressione che colpisce la Grecia e quella già citata che devastò gli USA negli anni’30 del Novecento: non solo la situazione della penisola ellenica è notevolmente più grave, ma, al contrario di quanto accadde negli Stati Uniti, a distanza di cinque anni continua inesorabilmente a peggiorare, non mostrando alcun segnale di ripresa.
Le parole di King sono inequivocabili: “I Paesi alla periferia dell’area euro non hanno più nulla per controbilanciare l’austerità. Gli si impone puramente e semplicemente di tagliare la spesa totale, senza alcuna forma di domanda per compensare. Non avrei mai immaginato che avremmo rivisto, in un Paese europeo, una depressione più profonda di quella che gli Usa soffrirono negli anni ’30. E’ spaventoso, ed è avvenuto come un atto deliberato di scelta politica, il che lo rende ancora più grave”.
L’Unione Europea ha scelto consapevolmente di sprofondare i Paesi più deboli in una crisi da cui non devono uscire, le inutili iniezioni periodiche di liquidità hanno l’unica funzione di tornare a sottoscrivere una chiara, inesorabile condanna, fatta di austerità, diktat, commissariamenti di fatto, da parte di UE e USA, e infiniti “salvataggi bancari”: “Se la sola alternativa è l’austerità schiacciante, la continua disoccupazione di massa e l’impossibilità di porre rimedio al problema del debito, allora lasciare la zona euro sarà l’unica strada da seguire per invertire la rotta verso la crescita economica e il pieno impiego”.

Sì, uscire dall’euro: il ritorno alle monete nazionali è l’unica soluzione, sul medio e lungo termine, ma da adottare in tempi brevi, ché l’austerità sia almeno finalizzata al recupero della sovranità.
Ma, Lord King non finisce di stupire: “Trasferire la sovranità, di nascosto, ad un centro non-eletto, è profondamente viziato, e incontrerà la resistenza popolare”, la crescita di quel “populismo” tanto temuto dai camerieri di casa nostra sarà inevitabile, i diktat contro natura di Bruxelles non potranno che provocare “una rivolta pubblica”, solo chi ha interesse a non vedere può ancora confondere la malattia causata dalle oligarchie finanziarie che manovrano i governi (il tanto sbandierato triangolo “virtuoso” austerità, riforme strutturali, investimenti) con la sola cura: uscire dall’euro per ritornare alla sovranità monetaria.
Naturalmente, non saranno i vecchi e nuovi pifferai incanta-popoli che occupano i salotti televisivi a poter prescrivere seriamente, e somministrare, questa terapia, ma solo le forze fuori dai giochi di potere come Forza Nuova, non senza il sostegno consapevole della parte migliore del nostro popolo.

*Vicesegretario nazionale
Forza Nuova

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