Ungheria/Israele, quando alcuni muri sono più differenti di altri

6 febb – Gianvito Armenise –

Quando, nel settembre del 2015, il Primo Ministro ungherese Viktor Orban confermò l’intenzione di rafforzare i confini nazionali minacciati da massicci flussi immigratori completando il “muro” ai confini con la Serbia e annunciandone un altro ai confini con la Croazia, gli attacchi velenosi da parte dei soliti analisti “democratici”, della politica e della stampa mainstream, non si fecero attendere. La direzione contraria del vento non cambiò nemmeno quando il leader ungherese fece più volte notare l’esistenza di “un’ovvia connessione” tra il terrorismo e l’immigrazione di grandi masse di immigrati di fede islamica.
La stessa cosa non si era verificata, tuttavia, quando in Israele, il primo ministro Benjamin Netanyahu – nel corso della riunione di gabinetto domenicale dello stesso mese di settembre 2015, il 6 precisamente – aveva annunciato la costruzione di una recinzione protettiva tra lo “Stato ebraico” e la Giordania, al fine di evitare che Israele potesse essere sommerso “da un’ondata di immigrati clandestini e attivisti terroristi”.
Il presidente sionista continuava la sua analisi osservando che “Israele non è indifferente alla tragedia umana di rifugiati siriani e africani, ma, essendo un Paese piccolo, ha il dovere di controllare i suoi confini”.
Nel commentare i provvedimenti, Netanyahu ricordava, inoltre, che il progetto era stato approvato nel giugno 2015 e che lo stesso costituiva la naturale prosecuzione della barriera di 240 km costruita lungo il confine egiziano.
La nuova iniziativa difensiva, del costo di circa 80 milioni di dollari e lunga 30 km, era, per di più, parte di un progetto complessivo che comprendeva torri di avvistamento, strade ed altri sistemi di sicurezza.
D’altronde, iniziative di questo genere non devono meravigliare se si pensa che, sin dal 2002, lo “Stato ebraico”aveva avviato la costruzione della “barriera di separazione” in Cisgiordania, lunga oltre 700 km, contribuendo – in tal modo – ad aggravare ulteriormente la situazione economica, sociale ed umanitaria dei palestinesi.
Non si può non sottolineare, effettuando un semplice confronto tra i casi esposti precedentemente, l’assoluto doppiopesismo dei media e della politica, nazionali ed internazionali, che non fanno mistero della loro partigianeria davanti a scelte politiche condannate aprioristicamente in alcuni casi ed ovattate, o addirittura benedette, in altri.
Parafrasando Orwell, si può osservare che “tutti i muri sono diversi, ma alcuni sono più differenti degli altri”.

Alcune fonti:
http://www.timesofisrael.com/israel-starts-massive-fence-on-southern-border-with-jordan/
http://www.vanguardngr.com/2015/09/netanyahu-says-will-not-allow-israel-to-be-submerged-by-refugees/
http://www.ilgiornale.it/news/mondo/frustata-orban-base-tutti-i-terroristi-arrivano-i-profughi-1198523.html

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