Un’Altra Trieste Popolare, la lista per le amministrative; Forza Nuova con Alessia Rosolen sindaco

Trieste 6 mag –

Una lunga storia di collaborazione sul territorio ha fatto sì che le imminenti amministrative a Trieste e a Muggia vedessero ancora insieme, sulla base di un programma rivoluzionario, sano e condiviso, i forzanovisti giuliani e di quel lembo d’Istria ancora in territorio italiano.
Presentiamo oggi la lista “Un’altra Trieste Popolare”, che sostiene la candidatura a sindaco di Alessia Rosolen, che vede il nostro Denis Conte, dirigente nazionale di Forza Nuova, inserito tra i quattro capilista. Lo facciamo evidenziando uno dei punti fermi dell’ottimo programma: il convinto sostegno alla famiglia e alla natalità.

“LA PIU’ GRANDE OPERAZIONE DI SOSTEGNO ALLE FAMIGLIE E ALLA NATALITA’ MAI REALIZZATA IN QUESTA CITTA’”
Il collasso del tessuto sociale di Trieste è fotografato dai numeri, freddi, impietosi, brutali. In dieci anni, Trieste ha perso 15mila abitanti, e ha parzialmente tamponato l’emorragia con l’innesto di 10mila immigrati regolari. Anno dopo anno, Trieste sfiorisce, smarrisce la propria identità, e prosegue in una marcia lenta e regolare verso l’estinzione, mentre si delinea all’orizzonte lo spettro di una sostituzione etnica di massa tra triestini e stranieri. Il tasso di natalità cittadino non supera la soglia del 7 per mille, doppiato da quello di mortalità, che accarezza la barriera del 14 per mille. Questo significa che, per ogni triestino nato, due si spengono, e consideriamo che il tasso di natalità è “gonfiato” dal contributo degli stranieri, mediamente molto più attivi dal punto di vista della natalità. Nel 2015, abbiamo toccato il fondo: solo 1249 nati, mai le culle di Trieste erano rimaste così desolatamente vuote.
Caliamo un tris di dati per rendere l’idea del declino cittadino: gli over 65 sono un quarto della popolazione (40 anni fa, il dato era dimezzato) e si preconizza un boom degli ultra novantenni nei prossimi anni. La classe di età compresa tra i 25 e i 29 anni si è compressa, a causa del tasso di disoccupazione (il più alto in tutto il Friuli Venezia Giulia, già fanalino di coda del nordest) che ha indotto molti giovani a emigrare. Infine, la popolazione immigrata che risiede a Trieste è costituita, per la stragrande maggioranza, da uomini in età lavorativa, che occupano lo spazio lasciato da chi cerca lavoro altrove.
Alla luce di questi numeri, appare evidente come sia necessaria una brusca sterzata per uscire dal circolo vizioso di una gestione ordinaria fallimentare, e dare vita a un processo di rinascita reale della città, che non può che partire da politiche che incentivino e agevolino la maternità e il riscatto giovanile.
Affermeremo un nuovo modello sociale per la famiglia, un sistema universale e gratuito per tutti: le famiglie non dovranno più pagare un solo euro per il nido, l’asilo, il SIS, il ricreatorio e la mensa. L’educazione dell’infanzia sarà completamente gratuita. La nostra è una rivoluzione sociale, culturale, e politica: non è il disagio economico a garantire un diritto, che sarà assicurato a tutti i figli di Trieste. Questo è il primo, e più importante impegno che ci prendiamo e che manterremo.

Non solo: questo caposaldo costituisce il pilastro della nostra proposta politica, perché come una casa si costruisce dalle fondamenta, così un programma politico deve poggiare su basi solide, e non aggrapparsi a polemiche pretestuose o fare leva su aspetti marginali della vita pubblica.
Oggi, le famiglie versano al Comune circa 6 milioni di euro per l’educazione dei loro figli: noi azzereremo questo importo con tagli lineari alle voci di spesa del bilancio comunale e attingendo ai dividendi delle partecipate dell’amministrazione.
Un’Altra Trieste – Popolare trasformerà questo impegno nella più grande operazione di sostegno alle famiglie e alla natalità mai realizzato in questa città. La più grande azione di aiuto economico ai bilanci famigliari mai messi in campo, lanciando la sfida a chi ha già ricoperto il ruolo di sindaco (uno ha privatizzato le mense, l’altro ci ha propinato l’indegno gioco del rispetto), senza mai realizzare nulla che si avvicini, anche lontanamente, a politiche di sostegno alle famiglie.
Un rinascimento demografico di Trieste è l’unica strada per una crescita economica, una ripresa occupazionale, e un miglioramento logistico e infrastrutturale. Una città che cancella il cliché decadente della bella addormentata nel porto, può riaffacciarsi sul mercato con credenziali più forti per rendersi appetibile a investitori e turisti. Trieste deve ricominciare a guardare al futuro con speranza, senza cedere alla tentazione di vivere di ricordi. Non vogliamo che la lost generation di cui parla Mario Draghi sia la generazione che dovrà rinunciare alla gioia della maternità e della paternità, vedendosi altresì costretta ad emigrare per trovare lavoro.
La nostra proposta politica intende recuperare la forza della nostra identità, unico antidoto al disordine del multiculturalismo e all’isteria dei populismi nostrani.
Chiediamo a Trieste di non specchiarsi nel passato, perché la nostalgia non basta. Trieste merita di più. Trieste merita di rinascere, nel senso vero del termine.

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