TTIP e unioni gay, liberismo e libertinismo fanno sempre il paio; ma non tutti comprendono

Giuseppe Provenzale*
10 giugno –

Che UE e Parlamento europeo fossero promotori della demolizione definitiva dell’istituto familiare e di ogni forma di identità e cultura nazionale e tradizionale non era certamente un segreto per nessuno.
Nel corso della seduta plenaria che ha solo momentaneamente rinviato le decisioni sul Trattato di libero scambio con gli Usa (TTIP), sollecitate dal G7 – altro passo decisivo verso la distruzione di ogni residua sovranità per gli Stati nazionali – una larghissima maggioranza ha invece approvato un rapporto sulla “uguaglianza di genere in Europa” che, pur non essendo vincolante, costituisce – specie dopo il voto irlandese – una pericolosa accelerazione verso la sovversione logica e antropologica rappresentata dall’ideologia gender.
Forza Nuova ha già da molto tempo compreso chiaramente quali siano le strategie articolate e convergenti che le agenzie della dissoluzione portano avanti da tempo in ogni settore – il liberismo selvaggio fa da sempre il paio con il libertinismo furioso e la posta in palio non sono certamente i presunti diritti di cui i gay in quanto cittadini già dispongono, né le presunte discriminazioni di cui sarebbero oggetto – destano sospetto, però, alcune posizioni provenienti dalla cosiddetta area, tese a minimizzare sulla questione, nonostante gli inequivocabili segnali che continuano a giungere da ogni parte.
Se i nemici di ogni interesse nazionale e di ogni modello di società, continuano a spingere per approvare una liberticida, sovietica e immotivata legge sulla cosiddetta omofobia (estensione della famigerata legge Mancino che tutti nel nostro mondo ben conoscono) e, in contemporanea, un’altra sui cosiddetti matrimoni anche in Italia, se Strasburgo e Bruxelles ossessivamente non demordono, come minimo ci si dovrebbe insospettire, anche se si è stati dialoganti con ambienti omosex.
A meno che non si capisca davvero quale sia la posta in gioco, i termini stessi della questione, o, peggio, si perseguano altri obiettivi, a cui è necessario sacrificare qualcosa per lanciare un segnale a quelle medesime agenzie della dissoluzione a cui in altri ambiti, lotta all’immigrazione in primo luogo, ci si oppone.
Noi, chiudendo questa parentesi, ci prepariamo a scendere in piazza il 20 giugno a Roma, liberi e consapevoli.

*Vicesegretario nazionale
Forza Nuova

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