TRIBUTI E SPESA PUBBLICA, LE PROPOSTE DI FORZA NUOVA

Riportiamo qui di seguito un estratto del nostro programma “Per uno Stato nuovo”, elaborato in occasione delle ultime elezioni politiche del 2013, relativo alle soluzioni che il Movimento prospetta in tema di:

TRIBUTI E SPESA PUBBLICA

FORZA NUOVA ritiene improcrastinabile l’esigenza di una drastica riduzione della pressione fiscale – la
tassazione sui redditi deve incidere per il 10% (privati) e per il 20% (imprese) – sulle attività produttive e sulle famiglie, oggi divenuta insostenibile; quindi, al fine di compensare il conseguente minor gettito, invoca una serie di misure straordinarie e strutturali rese possibili grazie all’emissione di moneta da parte dello Stato e all’azzeramento dell’ “odioso” debito pubblico verso i banchieri internazionali; proponiamo pertanto:

• Il rifiuto del pagamento del debito pubblico, nei limiti precedentemente indicati, che comporterà un
risparmio di circa 7.000 euro per famiglia ogni anno e, di conseguenza, la fine dell’angosciante e
paradossale stato di cose che impone ad ogni neonato italiano un debito, mai contratto, di 37.000 mila
euro;
• La creazione di una commissione che esamini i bilanci degli istituti bancari ed assicurativi e delle
fondazioni bancarie e finanziarie, fin dalla loro costituzione, al fine di verificare l’esatto reddito ottenuto dagli stessi, controllando la reale natura delle attività dichiarate come esenti e, se del caso, ordinando agli istituti il pagamento dei tributi evasi od elusi;
• La requisizione di tutti i beni confiscati alle mafie e a coloro che commettono reati contro il patrimonio che, divenuti di proprietà dello Stato che si farà garante della loro produttività futura, verranno assegnati secondo criteri di giustizia sociale;
• L’ istituzione di un’imposta straordinaria e di carattere progressivo sulle pensioni maturate e maturande dai funzionari di Stato, e di aziende ad esso collegate e/o da esso controllate, e dai parlamentari, nazionali e regionali, che colpisca il valore eccedente il quintuplo della pensione minima;
• L’abbattimento dei costi delle istituzioni pubbliche e dei relativi rappresentanti, funzionari, dirigenti, a cominciare dal Quirinale, i cui emolumenti dovranno essere riportati a livelli che rispettino l’onore ed il decoro dell’incarico rivestito, ma che non appaiano, come oggi, un vero e proprio insulto alla miseria e ai sacrifici degli italiani, con la conseguente adozione di un tetto massimo non superiore a cinque volte lo stipendio medio di un lavoratore dipendente con mansioni esecutive;
• L’abbattimento dei costi della macchina burocratica dello Stato;
• L’introduzione di un sistema fiscale semplificato a tre aliquote, con un carico massimo complessivo non superiore al 20% che, tenendo conto delle effettive e necessarie spese sostenute dalle famiglie, consenta loro la detrazione ai fini del calcolo dell’imposta sul reddito, finora considerato nella sua contabile astrattezza e non nella sua realtà, evitando così intollerabili fenomeni di duplicazione dei tributi e disincentivando l’evasione, oggi troppo spesso motivata dall’insostenibile pressione fiscale.

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