Tassa condizionatori, il «colpo di sole» di Salvini e Grillo

26 luglio – Gianvito Armenise –

“Lega Nord e M5S hanno votato, in periodi diversi, atti parlamentari che oggi invece contestano”

Facciamo chiarezza. In questi giorni è sorta una quérelle politica relativa alla “tassa sull’aria condizionata” che il governo Renzi avrebbe introdotto per rimpinguare le casse dello Stato.
Lega e 5 Stelle sono stati tra i più attivi protagonisti della vis polemica, scagliandosi contro l’ennesimo balzello introdotto dall’esecutivo.
A prescindere dal merito e dalla ratio del provvedimento, ci interessa dimostrare – ancora una volta – l’assoluta incoerenza di Salvini e Grillo che cavalcano una protesta dimenticandosi (o fingendo di farlo) che la Lega Nord ed il Movimento 5 Stelle hanno votato, in periodi diversi, atti parlamentari che oggi invece contestano.
Procediamo con ordine e ricostruiamo il tutto.
Nel corso del terzo governo di centro-destra di Silvio Berlusconi (del quale la Lega faceva parte), fu emanato il Decreto Legislativo 192/2005 che recepiva la direttiva UE 2002/91/CE in tema di efficienza energetica nel settore dell’edilizia e che avrebbe introdotto il libretto di manutenzione per gli impianti di riscaldamento.
L’art. 4 co. 1 del suddetto decreto legislativo rinviava ad uno o più regolamenti – da emanarsi mediante DPR – la disciplina specifica per definire “i criteri generali in materia di esercizio, conduzione, controllo, manutenzione e ispezione degli impianti termici per la climatizzazione invernale ed estiva degli edifici”.
In effetti, prima che si insediasse il governo Letta, Napolitano emanò il previsto DPR 74/2013 in attuazione delle disposizioni contenute e previste nel Decreto Legislativo del governo Berlusconi. Tutto parte da lì, quindi. Da quel Decreto Legislativo emanato dal Governo Berlusconi-ter.

Piccola parentesi di carattere costituzionale: i decreti legislativi sono atti aventi forza di legge che presuppongono sempre una legge delega del Parlamento che preveda l’oggetto della delega stessa, i principi e i criteri direttivi a cui deve conformarsi il Governo nonché il termine entro cui esercitarla.
La legge delega sulla base della quale venne emanato il decreto legislativo 192/2005 fu la legge 31 ottobre 2003, n. 306 [http://www.camera.it/parlam/leggi/03306l.htm#ALLEGATO%20°] su iniziativa del Ministro senza portafoglio per le politiche comunitarie Rocco Buttiglione e di concerto con il Ministro degli affari esteri Franco Frattini, il Ministro della giustizia Roberto Castelli (Lega Nord) ed il Ministro dell’economia e delle finanze Giulio Tremonti. Chi votò a favore? La maggioranza di governo e quindi anche la Lega Nord con l’intervento dell’On. Guido Giuseppe Rossi, a nome del gruppo, e con l’appoggio di DS e Margherita. [http://www.parlamento.it/leg/14/BGT/Schede/Ddliter/aula/20311_aula.htm]

Dunque, oggi la Lega con Salvini grida alla sudditanza del governo Renzi all’Europa che imporrebbe una tassa sui condizionatori, ma la storia parlamentare dice altro e cioè che il primo atto con il quale veniva recepita la direttiva comunitaria sull’argomento appartiene al governo Berlusconi del quale la Lega faceva parte a pieno titolo e che i medesimi atti che oggi la Lega contesta sono stati partoriti esattamente col voto favorevole degli stessi “lumbard”.

Veniamo al Movimento 5 Stelle di Grillo.
Dopo la direttiva europea 2002/91/CE in tema di efficienza energetica (già vista poc’anzi), l’Unione Europea emanò anche la direttiva 2010/31/UE sulla prestazione energetica sempre nel settore edilizio e che, anche questa volta, riguardava gli impianti di condizionamento dell’aria.
Poiché le direttive europee, a differenza dei regolamenti, lasciano agli Stati membri dell’UE margini di manovra sulle modalità di recepimento delle medesime nel proprio ordinamento giuridico, il Governo Letta optò per un decreto legge, il n° 63 del 4 giugno 2013.
A differenza del decreto legislativo, il decreto legge prevede un atto parlamentare successivo per la sua conversione in legge. In questo caso il Senato licenziò definitivamente il testo con la legge di conversione n° 90 del 3 agosto 2013.
Chi votò a favore della conversione in legge del decreto emanato dal governo Letta? Praticamente l’unanimità di Palazzo Madama: 249 voti favorevoli su 252 presenti. Oltre alla Lega Nord, quindi, anche il Movimento 5 Stelle

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