Strage di Capaci, si rinnovano le ipocrite parate istituzionali

Palermo 23 maggio –
Giuseppe Provenzale* –

Ventitré anni fa la strage di Capaci, subito seguita da quella di via D’Amelio. Si rinnovano le squallide e ipocrite parate istituzionali nella mia e, quest’anno, in altre città; si rinnova il disgustoso rituale dei due fronti opposti: lo Stato da una parte, l’invincibile armata di cosa nostra dall’altra.
Si alzano le voci dell’antimafia di professione, tese a dimostrare che le trattative furono occasionali e che gli equilibri saltarono con la stagione delle stragi; si rinnova il gioco delle parti.
Il tutto, in un contesto storico in cui poco o nulla è realmente cambiato, con magistrati consegnati alla politica e “pentiti” più o meno attendibili che cantano ad orologeria su testi addomesticati, spesso forniti da parolieri che abitano quel “nido di vipere” – parole di Paolo Borsellino – che la Procura di Palermo non ha cessato di essere.
L’accordo tra i due finti antagonisti, tra buoni e cattivi, tra pupari e pupi, risale allo sbarco americano del ’43, con esso sbarcò in Sicilia anche quella massoneria che già con il cosiddetto risorgimento aveva utilizzato il braccio armato costituito da quelle cosche che, insieme ad essa, il Fascismo aveva costretto alla marginalità.
Le stragi in Italia hanno ancora colpevoli di comodo e nessun mandante, le stragi stabilizzano con il sangue dei martiri quel cancro che gli eroi tentarono di estirpare; il solve et coagula non si interrompe: l’esistenza stessa di cosa nostra è funzionale alla garanzia di indegni patti politico-affaristici e criminali che si rinnovano nei palazzi della borghesia siciliana, dai tempi del delitto Notarbartolo (1893).
Onore a Giovanni Falcone!

*Vicesegretario nazionale
Forza Nuova

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