Sigonella, canto del cigno per la sovranità nazionale?

11 ott –
Giuseppe Provenzale* –

Trent’anni sono ormai trascorsi da quella notte, tra il 10 e l’11 ottobre, del 1985 che, almeno fino ad oggi, rappresenta il canto del cigno della nostra sovranità nazionale.
Un libro postumo, firmato dallo stesso Craxi, e un docufilm, promosso dalla fondazione a lui intitolata, che sfronda la trama dalle presenze più scomode, hanno in qualche modo celebrato l’anniversario della notte di Sigonella; anche se, more solito, quando si celebra un anniversario si parla sempre di qualcosa che non c’è più, che non avrebbe senso far rivivere, il valore della sovranità per l’appunto, e certamente quest’ultimo era lo stato d’animo che animava il parterre che ha fatto da cornice alla recente anteprima cinematografica romana.
Ben diverso vuole essere lo spirito di questo articolo che alla perduta sovranità nazionale, e alla sua necessità più che mai attuale, invece, intende ispirarsi non concedendo omissioni sulle, per altri, scomode presenze.
E’ noto che l’allora presidente del consiglio, il socialista Bettino Craxi, sorprese e fece imbestialire gli americani, assumendo in quell’occasione un comportamento distante anni luce dal consueto profilo coloniale a cui erano, e sono, avvezzi gli USA quando hanno a che fare con le province del loro impero democratico.
Nel corso di quelle ore frenetiche, gli interessi e le manipolazioni americane non riuscirono a prevalere e, nonostante le successive accomodanti esternazioni ufficiali, la cosa non fu affatto metabolizzata, tanto da scatenare di lì a poco la tempesta etero diretta di “mani pulite”, il cui risultato permanente più rilevante fu la morte politica, seguita ben presto da quella fisica, dello stesso Craxi.

I fatti

Il 7 ottobre 1985 in acque territoriali egiziane, al largo di Porto Said, un commando palestinese sequestra la nave da crociera italiana “Achille Lauro” dirottandola verso la Siria, che non gli consentirà di entrare nelle proprie acque territoriali. Un passeggero paralitico, cittadino americano di origine ebraica, viene gettato in mare dai sequestratori (schegge impazzite di Al Fatah), ma il fatto si scoprirà solo dopo la liberazione degli oltre 500 ostaggi.

Il 9 ottobre, grazie alla mediazione dell’Olp, Arafat invia Abu Abbas insieme ad un altro mediatore palestinese, la nave rientra in Egitto e gli ostaggi vengono liberati.
Gli USA chiedono subito l’estradizione dei quattro terroristi alle autorità egiziane, ma il governo italiano è in trattative con l’Olp per giudicarli in Italia, appellandosi al diritto nautico internazionale che prevede per le navi, ovunque esse si trovino, la medesima territorialità della bandiera che battono.

Il 10 ottobre, Abbas e l’altro negoziatore, i quattro dirottatori, un ambasciatore del governo del Cairo ed alcuni uomini del servizio di sicurezza egiziano vengono intercettati da caccia americani a bordo di un boeing dell’EgyptAir, messo a disposizione dall’Egitto.
Il boeing prima diretto in Tunisia (ma le autorità locali non gli avevano concesso l’atterraggio) viene ora obbligato dagli F 14 statunitensi a puntare sulla base di Sigonella.
Craxi concede agli USA il permesso di atterrare, gli aerei in pochi minuti arriveranno quindi sulla pista della base siciliana, anche se degli F 14 si perderanno le tracce.
L’ammiraglio Fulvio Martini, allora capo del SISMI, riceve la telefonata di Craxi pochi minuti prima della mezzanotte: “Mi informò di una telefonata degli Stati Uniti: gli avevano chiesto di dare ordini per autorizzare l’atterraggio sull’aeroporto militare di Sigonella di un aereo egiziano dirottato all’altezza del Canale di Sicilia da F-14 americani”. (1)

L’11 ottobre, un quarto d’ora dopo la mezzanotte, il boeing, unico mezzo visto atterrare, è circondato da militari italiani, Vam dell’areonautica e carabinieri. Qualche minuto dopo arrivano anche due Lockheed C 141 americani con a bordo 50 militari della Delta Force che si dirigono, armi in pugno, verso il velivolo egiziano fermo sulla pista, con la precisa intenzione di fare come a casa loro e catturarne tutti i passeggeri.
I militari italiani, che circondano l’aereo egiziano, vengono accerchiati dai soldati guidati dal generale Steiner, ma altri italiani, accorsi nel frattempo per ordini precisi, circondano a loro volta gli americani.

“Esistevano tre cerchi concentrici intorno all’aereo. I nostri erano in territorio italiano, difendevano una legalità nazionale, non si sarebbero mossi senza ordini precisi. Gli americani intendevano a tutti i costi impadronirsi dei quattro palestinesi responsabili tra l’altro dell’assassinio di un loro connazionale e non volevano solamente loro, volevano uno dei negoziatori palestinesi, Abu Abbas, che ritenevano fosse il vero capo del commando oltre ad essere come in effetti era un terrorista”. (2)

Si giunge al contatto fisico, si puntano le armi, gli italiani sono determinati e in superiorità numerica.
Steiner prova a bleffare: “Il Governo italiano ha promesso di consegnarci i palestinesi, non capisco la resistenza di voi militari”, ma Craxi avverte Martini affinché non cada nel tranello. Alle due arriva la telefonata di Reagan (presidente USA di allora), chiede personalmente a Craxi la consegna dei palestinesi, ma Craxi rifiuta.
Ed è qui che si inserisce la figura oscura e onnipresente di Michael Ledeen, l’allora consulente del Pentagono fa da interprete in simultanea tra Reagan e Craxi, ma, come lui stesso rivelerà, traduce male, facendo così rischiare, come evidentemente desiderava, lo scontro a fuoco tra gli opposti schieramenti disposti armi in pugno sulla pista di Sigonella; solo il buon senso del presidente del consiglio italiano eviterà che ciò accada.
Cornelio Brandini, assistente di Craxi, dirà che gravissime furono le responsabilità di Ledeen e che il premier italiano era certo, pur essendo all’oscuro delle manipolazioni dell’interprete, che la sua stessa presenza in quelle circostanze indicava che qualcosa stesse accadendo nei Servizi o nella Cia.(3)

Alle 5,30 gli americani si ritirano e la polizia arresta i dirottatori dell’Achille Lauro. Martini fa il suo arrivo a Sigonella, inizia la trattativa con gli egiziani rimasti a bordo, decide infine di trasferire il boeing a Ciampino.
“Partimmo in formazione e non so come mi venne l’idea di chiedere una scorta di aerei caccia all’aeronautica – racconta Martini – fu una saggia decisione. Poco dopo esserci alzati in volo, da una pista di rullaggio secondaria, a luci spente, decollò da Sigonella un caccia F-14 americano della sesta flotta”.
Il caccia, nascosto e in attesa, cercò di interferire con il volo della formazione italiana per dirottare il boeing egiziano.
“Subito dopo l’arrivo a Ciampino verso le 23 – sono sempre parole di Martini- ci fu un’altra interferenza. Un secondo aereo americano, dichiarando uno stato di emergenza chiese e ottenne l’autorizzazione all’atterraggio immediato. Era solo un pretesto. Si posò in pista e si mise di traverso all’aereo egiziano. Stavo perdendo la pazienza: tramite il colonnello militare dell’aeroporto feci sapere al pilota americano che se non ubbidivano al mio ordine di togliersi di mezzo, avrei fatto buttare fuori pista l’aereo con il bulldozer: gli diedi cinque minuti; ne passarono solo tre, andò via” (4).
Alle sei del mattino del 13 ottobre gli Stati Uniti, che nel frattempo indagavano sulla figura di Abbas, recapitano la richiesta di arresto provvisorio per colui che in quel momento era per tutti un mediatore palestinese. L’Italia, però, rispose con un altro no: le prove non c’erano. Abu Abbas è ora libero e abbandona l’Italia via Belgrado.
La battaglia di Sigonella, per il momento, terminò così.

Conclusioni

Parlare oggi di quanto accaduto a Sigonella trent’anni fa non costituisce da parte nostra un tentativo di riabilitazione dell’allora leader socialista, da cui restiamo moralmente, ideologicamente e politicamente distanti, va ampiamente riconosciuto, però, che egli non fu certamente un comprimario della scena politica, come certe figurine che la occupano in questi anni.
Non è certo questa la sede per indagarne il profilo politico, tema che pure potrebbe reperire utili e originali spunti di riflessione per gli storici del pensiero politico italiano del secondo dopoguerra.
La corretta conoscenza della storia d’Italia, tuttavia, non può in alcun modo prescindere dallo studio di quella che fu allora definita nel bene e nel male “era craxiana”, né dall’inquadrare quella notte di trent’anni fa alla stregua di un evento paradigmatico illuminante, sia nello svolgimento dei fatti specifici, sia nel contesto che li determinò, che, naturalmente, negli esiti finali.

Non solo Craxi, ma anche altri esponenti della politica italiana di quegli anni mostravano, infatti ,di avere una visione geopolitica che guardava alla cura degli interessi nazionali, cosa che oggi pare retaggio di un lontanissimo passato. I rapporti col mondo arabo laico, ad esempio, costituiscono un capitolo interessante di questa concezione.
Lo stesso Craxi tentò, inoltre, di convincere l’allora Consiglio europeo a modificare i Trattati che avrebbero presto portato a sottoscrivere Maastricht e i successivi accordi che condurranno, come ben sappiamo, alla svendita sistematica, passo dopo passo, della nostra sovranità.
Per comportarsi come Craxi a Sigonella era necessario avere una certa mentalità, un modo di pensare, “antiquato” già allora, che non era disposto a rinunciare, in nome di un atlantismo di fatto, predominante anche a destra, ad alternative pratiche possibili e, soprattutto, storiche e naturali nelle scelte di quella che ancora poteva definirsi una politica estera.

Il senso della sovranità nazionale, poi, oggi cancellato da leggi e prassi consuete, la connaturata consapevolezza dell’indipendenza decisionale quale valore, la logica diffidenza verso gli interessi di altri, che difficilmente possono coincidere con i nostri, fattori prioritari perché posti a fondamento della stessa missione della politica, pongono la figura del leader socialista su un piano che, per quanto machiavellico nella gestione “generosa” dei privilegi con le proprie clientele, si trova senz’altro in un cielo differente, rispetto agli attuali mediocri astri.
I manovratori, più o meno occulti, che comandano davvero in Italia, non potevano permettere che Sigonella, con tutto quello che rappresentava, costituisse un possibile modello futuro.
E, con ogni probabilità, fu la morte di Bettino Craxi nell’ esilio di Hammamet, in Tunisia, dove si diceva avesse riparato per sfuggire alla giustizia moralizzatrice di Mani Pulite, a scrivere la vera pagina conclusiva della storia di un oltraggio che non poteva essere tollerato; un’offesa fastidiosa ed emblematica per chi già da qualche anno prima, si pensi alla strage di Bologna, e ai tanti depistaggi cui non fu estraneo il solito Ledeen, operava per legare a filo doppio il nostro Paese solo ed esclusivamente al carro statunitense neoconservatore dal quale siamo del tutto trainati.

“È giunta l’ora di rivedere gli accordi sulle basi. Non credo che l’Italia possa continuare a ospitare sul proprio territorio senza qualche necessario aggiornamento alcune enclave militari americane, strumento di una politica che non è sempre quella del suo governo”, scrive adesso l’ex ambasciatore Sergio Romano sul Corriere, ma le sue parole sembrano adattarsi più ai tempi di Craxi che a quelli di Renzi, che frequenta il solito Ledeen dal 2007 e la cui consulenza gli è stata certamente di una qualche utilità, lo stesso onnipresente Ledeen che di recente, dalle colonne del Wall Street Journal, ha tessuto l’elogio del nuovo presidente della Repubblica Sergio Mattarella, imposto, dicono, da Matteo Renzi.

Per quanto ci riguarda, cogliamo anche questa occasione per ribadire che chi volesse davvero un futuro di libertà per l’Italia, chi intendesse sinceramente prospettare un avvenire per il nostro Paese, non potrebbe in alcun modo prescindere da una chiara posizione anti Nato; chi, al contrario, su questo tacesse o affermasse l’opposto qualificherebbe se stesso come l’ennesimo burattino di interessi antinazionali.

*Vicesegretario nazionale Forza Nuova

Note:
(1) http://www.repubblica.it/online/esteri/abbas/sigonella/sigonella.html
(2) Ibidem
(3) http://www1.adnkronos.com/Archivio/AdnAgenzia/2004/09/30/Spettacolo/Televisione/TV-MINOLI-TORNA-CON-I-GIORNI-DI-SIGONELLA-3_160402.php
(4) Tutte le dichiarazioni di Martini sono tratte dall’articolo di cui alla nota 1

Per la cronologia dei fatti della notte di Sigonella: http://www.mirorenzaglia.org/2012/10/sigonella-11-ottobre-1985-ultimo-sussulto-di-sovranita-nazionale/
Altre fonti consultate e utilizzate: www.libbra.it/dossier/dossier3.html
http://www.ilgiornale.it/news/cultura/quando-bettino-craxi-os-sfidare-gigante-usa-1178930.html

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