SIATE INTRANSIGENTI, DOMENICANI! Sulla Scuola di Mistica Fascista

Pubblichiamo di seguito, per gentile concessione dell’autore, la prefazione di un opuscolo sulla Scuola fondata da Niccolò Giani. Chi fosse interessato all’acquisto può richiederne una o più copie scrivendo a forzanuova.palermo@yahoo.it

Complesso appare il percorso di chi voglia avventurarsi nella ricostruzione storica e nell’interpretazione fedele del più alto esempio, sul piano della militanza integrale, che il Fascismo italiano riuscì a produrre ancor prima della Repubblica Sociale, grazie all’opera di alcuni dei suoi giovani uomini fra i più onesti e sinceri: la Scuola di Mistica Fascista. Ciò accade a causa del complesso e spesso contraddittorio quadro storico di riferimento e nonostante gli ultimi anni abbiano visto un notevole progresso della ricerca sull’argomento; o, forse, per paradosso, proprio a causa del recente proliferare di studi e articoli di segno opposto, prima assai rari e parziali, su un tema che interessa e avvince per la sua indubbia attualità i più differenti osservatori.
Ed è proprio l’attualità della Scuola, il dato certo da cui iniziare il cammino. Non è discutibile, infatti, che il carattere improntato ad una visione spirituale della militanza politica con cui la mistica fascista forgiò i suoi “apostoli” sia oggi ancor più necessario di allora (o più incomprensibile e distante, dipende dai punti di vista) in un’epoca in cui proprio i giovani sono stati chirurgicamente allontanati, grazie alla rinuncia all’educazione, spacciata per educazione alla libertà, da ogni effettiva partecipazione all’esercizio attivo dei propri doveri nei confronti della Polis e quindi, considerato lo stato odierno delle cose, da ogni anelito autenticamente e positivamente rivoluzionario.
Tuttavia, le differenti, e spesso interessate, letture interpretative sulle matrici culturali della Scuola, con le dispute tra sansepolcristi di ritorno, antifascisti, neopagani o evoliani, non ne hanno depotenziato l’essenza, appunto perché “mistica”, intesa quindi come ” … richiamo ad una tradizione ideale che rivive trasformata e ricreata”(1) e, per ciò stesso, destinata a non perire.
Nessuna vuota retorica estetica nei migliori tra questi “fanatici” del Duce, nessun dilettantismo culturale, nessun orpello da sfoggiare, solo quell’assoluto spirito di sacrificio e quella vocazione al servizio che non possono certamente apparire estranei a quella fede cristiana e cattolica, da gran parte dei “mistici” apertamente professata e praticata, che opportunamente fornisce, piaccia o non piaccia, quella tempra morale necessaria alla Militia politica di tutte le epoche e di tutte le latitudini; carattere che per alcuni potrebbe non essere esclusivo e indispensabile, ma che, nei fatti, ha molto spesso costituito il lievito determinante nella realizzazione esemplare di tanti soldati politici.

Arnaldo Mussolini e Niccolò Giani, in primo luogo, ma anche Gino Pallotta, Berto Ricci, Carlo Ròddolo, Gastone Silvano Spinetti, Vito Mussolini, Fernando Mezzasoma e tanti altri con loro, compresero senza dubbio che lo spirito tradizionale e rivoluzionario del Fascismo doveva trionfare sugli stessi fascisti, malgrado certi fascisti, e guarire le malattie borghesi, prima fra tutte l’individualismo, di cui anche in se stessi avvertivano la presenza incapacitante – collegandosi in questo a tutti i più alti esempi che, dalla Romania, al Belgio, alla Spagna, si spargevano per il mondo – in modo da costituirsi quale paradigma sempre attuale che ci consente, da militanti politici dei tempi nostri, di accostarci con attenzione e rispetto anche a questa sua magnifica realizzazione italiana, scevri da ogni nostalgismo rituale, o predappismo incapacitante, e animati, al contrario, da quella necessità di formazione permanente il cui modello, osservato nelle varie forme in cui si è storicamente e geograficamente incarnato, non può che arricchirci e stimolarci all’emulazione della sostanza e non della vuota forma.
E’ evidente, per altro, nella mistica fascista, la stessa alta ed esemplare qualità imitativa che ispirò i tanti ragazzi della Repubblica Sociale nel “cercar la bella morte” e l’accostarsi alla Scuola “con intelletto d’amore” farà certo comprendere meglio quali fossero le autentiche basi su cui si poté realizzare l’offerta sacrificale di tanti giovani vite, per noi sempre feconda e palpitante.

Giuseppe Provenzale
Vicesegretario nazionale di Forza Nuova

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