Servizi e dis/servizi, alcune domande sullo stato confusionale dei Servizi Segreti italiani

7 febb – Giuseppe Provenzale* –

Il blog del ben informato giornalista d’inchiesta Marco Gregoretti, evidentemente dotato di fonti dirette, sostiene che il ricercatore e giornalista free lance Giulio Regeni (collaborava con Il Manifesto, poco entusiasta nell’ammetterlo a dire il vero, e, secondo quanto afferma la stessa agenzia, solo una volta, l’ultima, con Nena News) ucciso e mutilato in Egitto – la cui salma martoriata è giunta ieri a Roma per essere sottoposta ad autopsia, di poche ore fa gli sconcertanti risultati, e per celebrarne i funerali – lavorasse per i Servizi e i Servizi si precipitano a smentire la notizia a mezzo stampa.

Mai si era verificata una cosa del genere, in simili ambienti una smentita può suonare solo come una conferma; una struttura che si fonda sul lavoro di intelligence, quindi sulla più assoluta riservatezza, non smentisce né conferma voci che la riguardano.
Si tratta di una nuova strategia di comunicazione, un’operazione trasparenza adottata in seguito alla recente rivoluzione attuata dal governo Renzi? (86 le sostituzioni di dirigenti, capi reparto, responsabili di zona disposte nelle ultime settimane, un vero e proprio repulisti).
Di un cedimento alla spettacolarizzazione – come sostiene, in una lettera inviata allo stesso Gregoretti, l’ex dirigente Riccardo Sindoca – tanto di moda nell’era dell’ex sindaco di Firenze?
O dell’ennesima dimostrazione che chi dovrebbe salvaguardare la sicurezza interna (AISE ha il compito di ricercare ed elaborare tutte le informazioni utili alla difesa dell’indipendenza, dell’integrità e della sicurezza dell’Italia dalle minacce provenienti dall’estero) si muove in modo quanto meno maldestro, se non ambiguo?

Appare certo che la gestione nelle zone di guerra all’estero delle operazioni per la liberazione degli italiani rapiti, e quella dei relativi cospicui fondi che le fanno da cornice, sia stata la classica goccia che abbia fatto traboccare il vaso della scarsa credibilità e del caos che regnano all’interno dell’ intelligence italiana.
Nessuno, ormai, crede più al mantra della velina governativa che nessun riscatto sia stato pagato, ma, anche se ciò fosse vero, sia i fondi riservati a disposizione dei Servizi – necessari a mandare avanti la rete di informatori e agenti, anche a contratto, sotto copertura – che le varie operazioni di intelligence in quei territori, operazioni che dovrebbero avere come obiettivo l’esclusivo interesse nazionale, troppo spesso sono gestiti in modo molto poco chiaro.
A complicare le cose, nel novembre scorso, era già venuto fuori un servizio televisivo realizzato da Al Jazeera che, facendo riferimento anche a fonti di intelligence inglesi e americane, ricostruiva con dovizia di testimonianze, tra gli altri casi quelli Pellizzari e Quirico, anche le vicende relative al pagamento del riscatto per il rilascio di Greta e Vanessa, le due cooperanti rapite da Al Nusra in Siria, che ammontava a 11 milioni di dollari, operazione gestita dagli uomini dell’Aise.
Il video trasmesso dalla Tv araba mostrava, nelle immagini finali, un ufficio della caserma romana sede dell’ex Sismi, la “Nicola Calipari” a Casal Forte Braschi, al cui interno, impacchettati in bella mostra sopra una grande scrivania, c’erano proprio gli 11 milioni di dollari in questione (contrassegnati da un biglietto con la data 7 gennaio 2015 e la scritta “Ta Ma Ho”) di cui almeno uno sembra essersi volatilizzato.

Troppe sono le stranezze e le domande senza risposta, e il caso Regeni ne amplifica la portata.
Come spiegare le dichiarazioni dell’ambasciatore egiziano in Italia, Amr Helmy?
“È importante non dare a certi ‘nemici’ l’opportunità di strumentalizzare la morte del giovane” Giulio Regeni e “minare” così “i rapporti stabili ed eccellenti fra i nostri Paesi”; e le parole del presidente egiziano al telefono con Renzi? ”Perseguiremo ogni sforzo per togliere ogni ambiguità e svelare tutte le circostanze”.
Come mai Regeni, prendendo per buona l’ipotesi di una sua qualche collaborazione con l’Aise, incontrava esponenti dei “sindacati indipendenti” ostili al regime di Al Sisi, alleato di fatto dell’Italia in chiave anti Isis e anti Al Qaeda, allo scopo di “fomentare l’opposizione”, come scrive Gregoretti, quando l’opposizione all’attuale regime arabo è gestita dai Fratelli Mussulmani, che proprio Al Sisi è riuscito a far fuori riproponendo il suo Paese come affidabile partner commerciale per le imprese italiane?
C’è poi il caso di un importante vertice commerciale tra una delegazione italiana, 60 imprenditori con a capo la signora Federica Guidi, ministro dello sviluppo economico, e una delegazione ministeriale del Paese delle piramidi, composta dal presidente della Repubblica Abd al-Fattah Al-Sissi, dal primo ministro Sherif Ismail, da tutti i Ministri economici e dall’Autorità del Canale di Suez.
Il vertice era in programma proprio nelle ore immediatamente successive al ritrovamento del cadavere di Regeni e avrebbe dovuto sancire importanti accordi economici tra Egitto e Italia, dopo la scoperta di giacimenti di gas naturale da parte dell’Eni in territorio egiziano.
Il ritrovamento del cadavere di Regeni costringe all’interruzione del vertice e il ministro rientra in Italia.
Come lavorano e che ruolo hanno le nostre agenzie di intelligence all’estero? Come mai nell’imminenza di un importante vertice commerciale non si sapeva nulla della scomparsa di Regeni, risalente al 25 gennaio, e la Farnesina ne dà notizia solo il 31?

Perché il governo non comunica la presenza del ministro Guidi – sul sito del Ministero dello Sviluppo c’è solo la notizia della sospensione del vertice in data 4 febbraio, quando il 2 febbraio alcune agenzie l’avevano già annunciata – e della delegazione italiana tra il 4 e il 5 febbraio, uno e due giorni dopo il ritrovamento del cadavere torturato e mutilato del giovane collaboratore de Il Manifesto scomparso misteriosamente?
Chi, e come, persegue l’interesse nazionale? C’è forse una guerra interna ai Servizi di cui Regeni, presumibilmente appartenente alla sponda “sinistra”, pare più manovrabile dagli USA, diventa la vittima sacrificale?
Chi sono i nemici, di cui parla l’ambasciatore egiziano a Roma, che potrebbero strumentalizzare la sua morte?
Che interesse avrebbe la nostra intelligence di far pressione sul presidente egiziano affinché appoggi un nostro intervento militare in Libia, voluto in primo luogo dagli americani, molto meno dai vertici dell’Esercito e da Renzi e Mattarella?
“Giulio Regeni era un idealista e l’hanno fregato”, riferisce oggi Gregoretti sul suo blog, citando non meglio precisate fonti interne ai Servizi, aggiungendo che “… chissà, forse si era anche dimenticato, o aveva dovuto dimenticarsi, che, in realtà Al Sisi è figlio della rivolta di Tahir tanto a lui cara, una rivolta che fu contro la dittatura islamica. Quella propugnata dai Fratelli Musulmani”.
Che la confusione e i terremoti in corso nel mondo degli 007 nostrani siano conseguenza della nostra sostanziale condizione coloniale? Qual è il ruolo del Manifesto in questo groviglio? C’è chi all’interno della nostra intelligence serve due padroni, di cui uno decisamente ostile ai reali interessi nazionali?
Siamo contenti che un “team composto da poliziotti dello Sco, carabinieri del Ros e agenti Interpol” sia già al Cairo, avrebbe dovuto andarci prima, ma almeno, adesso, alcune di queste figure saranno impegnate in altre missioni che non siano quelle di costruire teoremi sull’attività politica di Forza Nuova.

*Vicesegretario nazionale
Forza Nuova

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