Il “segreto” di quella parte d’Italia che non accetta la propria Storia

C’è un coraggioso e testardo regista, Antonello Belluco, che si mette in testa un’idea che nulla di strano dovrebbe avere, se il nostro fosse davvero un Paese libero per l’espressione del pensiero e dell’arte.
Dopo gli scritti di Pisanò, le successive analisi di altri storici e divulgatori di vario orientamento politico, ricordo per tutti Romolo Gobbi che proviene da Lotta Continua, e le fortunate opere di Pansa sulla faccia sporchissima della Resistenza; Belluco crede forse che sia giunto il momento di rimuovere il velo, anche al cinema, su quelle tante, troppe, tragiche pagine occultate di Storia d’Italia che, grazie al potente mezzo di cui è apprezzato professionista, sarebbe doveroso raccontare anche, e soprattutto, al grande pubblico, magari a quei giovani che ancora subiscono l’indottrinamento scolastico di certi libri di testo e certi insegnanti che poco o nulla hanno modificato nella divulgazione oleografica degli anni dell’ultimo conflitto mondiale e della guerra civile.

Del resto, deve aver pensato, in quelle terre che vennero sporcate, spesso a guerra finita, del sangue innocente di tanti italiani, tutti da sempre sanno, tutti conoscono la verità; per decenni hanno dovuto raccontarla in silenzio ai figli e ai nipoti, ma, dopo 70 anni, è giusto che tutti sappiano, anche nel resto d’Italia; così, quale fatto più emblematico, sceglie di raccontare la strage di Codevigo (PD) dove, dopo il famigerato 25 aprile, tra il 28 aprile e la metà di giugno del ’45, furono seviziate e uccise più di 300 vittime innocenti, donne e uomini; tra queste anche alcuni militari della R.S.I. della provincia di Ravenna, condotti con l’inganno a Codevigo dai partigiani comunisti romagnoli di Arrigo Boldrini che, dopo varie crudeli sevizie, li uccisero a due a due per poi gettarli nel fiume Brenta.
Tra tutte le vittime della strage, vennero recuperate solo le salme di 114 caduti che l’opera instancabile dell’ausiliaria Rosa Melai riuscì a ricomporre, nel 1962, in un ossario.
Nella sola Codevigo ne furono rinvenute 104 (77 in un’unica fossa comune), 17 in un’altra fossa a S. Margherita, 12 a Brenta d’Abbà, 15 a S. Maria, 18 a Ponte di Brenta, delle altre si cercano ancora i poveri resti.

Apriti cielo!

Belluco, naturalmente, prevedeva quello che sarebbe successo, e comunque vada la sua resta un’opera straordinariamente meritoria, ma quello che non si accetta è l’atteggiamento pesantemente ostruzionistico e intimidatorio che, ANPI in testa, un’associazione che ha ormai come unico scopo il mantenere vivo un logoro mito insanguinato quale quello del falso storico che vuole la cosiddetta resistenza come lotta di popolo del bene contro il male, ha permesso solo a pochi italiani di riempire le sale in cui “Il segreto di Italia”, questo il titolo del film, è stato proiettato.
Scandaloso, poi, che nella Capitale la pellicola abbia goduto di soli 7 giorni di diffusione.
Vale la pena riportare, per farsene un’idea, la cronaca, ripresa da un sito che si occupa di cinema, di quanto odio si sia abbattuto sullo scomodo”Segreto”: “L’Anpi di Padova che manda comunicati di fuoco alle redazioni locali per boicottare la pellicola; scorte della polizia davanti alle (poche) sale che proiettano il film, quotidiani romani che “dimenticano” di inserire il cinema Fiamma di via Bissolati – l’unico dove si può vedere Il Segreto di Italia fino a giovedì prossimo (ormai è giusto dire: “poteva” Ndr) – nell’elenco dei cinema della Capitale: è questo il percorso a ostacoli che sta incontrando il bel film di Antonello Belluco sulla strage partigiana di Codevigo all’indomani dell’approdo al cinema (20 novembre NdR). A Roma la pellicola è semiclandestina: Il Corriere della Sera e la Repubblica non inseriscono Il Segreto tra le consuete trame dei film, Il Tempo inserisce solo la sala del Fiamma senza indicare che film si proietti, solo Il Messaggero fa la grazia di inserire qualche riga per informare di che film si tratti”.
Richiedere a gran voce e con ogni mezzo, lettere ai giornali, petizioni, social network(c’è una pagina FaceBook ufficiale), che “Il segreto di Italia” venga inserito nella programmazione di tutte le sale vuol dire, quindi, battersi affinché si renda un servizio alla verità storica, una verità che una parte d’Italia, la solita, vuole sia ancora ricoperta da un segreto che, oramai, è ridotto solo ad un vile segreto di Pulcinella che la Storia, vada come vada, è destinata a spazzare via sempre di più, ogni giorno che passa; un segreto figlio di un’ignoranza colpevole e/o di una malafede destinate a sparire, anche grazie ad opere come quella di Belluco e ad attrici come Romina Power, entrambi fuori dagli schemi di un ambiente, quello dello spettacolo, tra i più conformisti e schierati a sinistra che si conoscano.

Giuseppe Provenzale
Vicesegretario nazionale Forza Nuova

Scheda di presentazione del film:

Ispirato a fatti realmente accaduti nella primavera del 1945, a deposizione delle armi avvenuta, Codevigo, paese della bassa padovana, vive la guerra solo dopo la “liberazione”.
Il dramma di una famiglia in quello che è stato l’eccidio di Codevigo commesso dai partigiani comunisti, vissuto attraverso gli occhi e i sentimenti di una giovane ragazza: Italia

• DATA USCITA: 20 novembre 2014
• GENERE: Drammatico
• ANNO: 2014
• REGIA: Antonello Belluco
• SCENEGGIATURA: Antonello Belluco
• ATTORI: Romina Power, Gloria Rizzato

• FOTOGRAFIA: Giovanni Andreotta
• MONTAGGIO: Antonello Belluco
• MUSICHE: Paolo Agostini
• PRODUZIONE: Eriadorfilm
• DISTRIBUZIONE: Whale Pictures
• PAESE: Italia
• DURATA: 98 Min

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