La Scuola che vogliamo

5 maggio –
Nel giorno dello sciopero degli insegnanti contro “la buona scuola” di Renzi – a cui anche tutti i docenti, precari e non, militanti o vicini al nostro Movimento stanno prendendo parte in tutta Italia – ci sembra opportuno proporvi le linee programmatiche relative alla Scuola previste dal nostro programma politico del 2012. A parte qualche riferimento datato, riteniamo che la sostanza sia sempre valida e attuale.
Buona lettura.
Redazione RadioFN

SCUOLA ED ISTRUZIONE

Forza Nuova – nel ribadire quale preciso dovere dello Stato il provvedere alle necessità principali di tutti i suoi cittadini: Casa, Lavoro, Istruzione, Sanità – si batte in primo luogo per una riforma dell’intero sistema educativo nazionale che parta dal diritto alla Pubblica Istruzione (pur non essendo, in virtù del valore che riconosciamo alla sussidiarietà, contraria per principio all’istruzione privata o familiare) affinché raggiunga quegli alti livelli qualitativi e formativi, nel rispetto della tradizione culturale italiana, a cui tutti hanno diritto. Tale progetto non può in alcun modo prescindere da un progressivo aumento degli investimenti in un settore che rappresenta la cartina di tornasole dello sviluppo culturale e professionale di un popolo e delle sue prospettive future.

Pertanto proponiamo:
• Il netto rifiuto della mentalità e della didattica sessantottine ed un ritorno all’ impostazione scolastica tradizionale (secondo lo spirito del sistema scolastico pensato da Gentile), soprattutto per quanto concerne la serietà dell’ istruzione, nei contenuti e nei programmi, e il rapporto tra educatore ed educando, adattandola alle esigenze sociali odierne che ne determineranno i logici correttivi (possibilità di accedere alle facoltà umanistiche anche dal Liceo Scientifico, introduzione dell’ informatica di base, studio delle lingue straniere, avviamento allo sport ecc.) senza però rinunciare all’insegnamento di materie fondamentali, oggi quasi scomparse dalle nostre conoscenze di base, quali la Geografia e il Latino;

• L’abrogazione della riforma Gelmini, e di tutte le riforme attuate all’unico scopo di dequalificare la qualità dell’insegnamento (in primo luogo quella della Scuola Media Unificata), e il contrasto ad ogni ulteriore tentativo che operi nel senso di un’ennesima demolizione del diritto all’Istruzione, per il ritorno ad una Scuola che abbandoni il ruolo insostenibile dell’azienda autonoma priva di fondi che le è stato attribuito negli ultimi anni, mortificandone la missione sociale e riducendola a soggetto passivo di selvagge riforme e/o semplici circolari ministeriali;

• L’introduzione di una maggiore specificità negli indirizzi della Scuola Superiore, oggi ridotta ad essere mera appendice della Scuola Media Inferiore, ai fini dell’ accesso agli studi universitari; compreso il ripristino di un Avviamento professionale, serio e adeguato ai tempi, conseguenza dell’abrogazione della Scuola Media Unificata;

• Il rilancio delle scuole tecniche e professionali, con particolare attenzione agli istituti agrari (indirizzi che formarono negli anni ’50 e ’60 generazioni di piccoli e medi imprenditori di successo), e loro interazione con le imprese locali per una formazione attenta alle realtà della vita lavorativa, con il manteni¬mento, anche per questi percorsi scolastici, di una sufficiente base d’insegnamento umanistico e tradizionale;

• L’attuazione di un sistema che permetta anche ai giovani meno abbienti, attraverso borse di studio ed aiuti pubblici, di accedere ai massimi livelli di studio, con la riduzione e, ove necessario, l’esenzione dalle tasse universitarie; in base a criteri di merito, di reddito familiare e di rispetto della naturale scadenza dei corsi;

• La previsione di un tetto massimo di ammissioni ai Licei e alle Univer¬sità, secondo esclusivi criteri di merito, al fine di garantirne la qualità ed evitare il fenomeno della disoccupazione intellettuale;

• Il raggiungimento di un altissimo livello qualitativo sia nel personale che nelle strutture, a cominciare dall’adeguamento e dalla costruzione degli edifici scolastici e delle palestre attrezzate, secondo razionali criteri di vivibilità; attraverso un forte investimento pubblico che evidenzi la volontà di dare alla Pubblica Istruzione la giusta centralità;

• L’aumento degli stipendi degli insegnanti delle Scuole di ogni ordine e grado, da adeguarsi alla media europea; la previsione di incentivi al loro autoaggiornamento e alla loro necessaria riqualificazione, che non può prescindere dal ritorno ad una contrattazione separata e dalla creazione di un vero Albo professionale, con tanto di Codice deontologico, e dalla riduzione del numero di alunni per classe.

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