Una scuola “buona”… per la manipolazione mentale

26 giugno –
Di Linda Foderà

Numerose saranno le ricadute negative pronte a diluviare su una scuola pubblica già disastrata dopo il colpo di grazia della “buona scuola”, ma pochi, o nessuno, hanno mostrato di riflettere sull’aspetto più inquietante: quello orwelliano della manipolazione delle menti, pronta ad asfaltare la libertà di insegnamento e di critica che, praticata coraggiosamente dai docenti più liberi e battaglieri, offriva ai giovani la rara e preziosa possibilità di imparare a ragionare con la propria testa, in una società in cui il saper pensare è già un atto rivoluzionario. Di questo, e di altro ci parla in questo articolo la professoressa Foderà.

“Grazie a tutti, ma veramente di cuore, per la solidarietà e per l’appoggio morale, con fatti, incoraggiamenti o parole, mostrati nei confronti della scuola, di noi docenti e degli alunni tutti, in questi mesi e ultimi giorni.
Perché forse credevate, e credete ancora, che la scuola sia solo nostra e quindi il vostro menefreghismo sia “buono” come “buona” è questa riforma sulla scuola?!
Ma non è così che stanno le cose.
La scuola appartiene alla società tutta. È nostra così come è vostra. E se una riforma doveva essere fatta non era certo questa. La scuola andava migliorata non peggiorata.
Il vostro non è “mutismo e rassegnazione”, ma qualunquismo e, da qualche parte, anche godimento nel vedere i docenti puniti, visto che li odiate tanto.
Beh, se la scuola non vi sembrava buona fino ad oggi, e non certo per colpa solo nostra (sebbene alcuni tra noi andrebbero “affucati” qualche volta, lo ammetto!) ancora non avete visto niente!
Sarà la fine di quel minimo di istruzione (non dico di cultura, visto che in molti ambiti quelle che vengono insegnate nelle scuole sono bugie, idee manipolate o solo verità parziali) e di una leggera libertà di insegnamento, più evidente almeno fino a qualche anno fa.
Adesso, tranne qualche lecchino, perché ce ne sono, gente che non si espone, ignavi, non solo sarà vietato insegnare certe cose, ma pure commentare in certe maniere anche ingenue – per questo modificano sempre i libri di Storia, Geografia, Inglese, Italiano ecc. – e non, come molti credono, per fare arricchire la case editrici, ma per un motivo ancora più subdolo: via via modificarli, manipolando la mente di chi li legge, con verità sempre un po’ più “nuove”, diverse, introducendo termini sempre più “adeguati”, non alle mode, bensì al “nuovo ordine” delle cose, in modo tale che accettiamo la nuova realtà, assuefacendoci lentamente senza accorgercene: prima noi docenti, poi le famiglie, quindi tutta la società; i bambini no perché ci nascono.
Noi docenti rappresentiamo un baluardo duro da sconfiggere, per cui ci voleva una maniera dura per zittirci ed indebolirci, per far sì che non potessimo accorgerci, in questa confusione, del progressivo mutamento vero e sostanziale, che non è di ordine burocratico o economico, ma strutturale, politico ed ideologico: riguarda i contenuti e la manipolazione delle menti, quindi storico ed epocale.
Ha inizio con Berlinguer, poi la Moratti, la Gelmini, fino ad oggi, con Renzi: il diktat è: distruggere, distrarci, renderci inermi e impotenti, in modo tale da non poter combattere le modifiche ideologiche ai programmi, ai libri, ai progetti, all’organizzazione didattica delle scuole, persino alle parole, per non darci modo di influire, noi unici esseri pensanti, quindi pericolosi, quindi nemico da abbattere.
Ora siamo divisi, senza forze, smarriti, l’un contro l’altro armati.
Ora avete ottenuto quello che volevate.
Il potere regna grazie al servo che si nasconde dietro il NULLA.
Come un demonio, che è infatti un servo.
Grazie Renzi, servo del potere”.

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