Ruspe, Maroni, Lega e campi rom

11 apr – Giuseppe Provenzale* –

“Le ruspe invocate da Salvini, se mai dovessero materializzarsi, potrebbero, quindi, abbattere un buon numero di campi nomadi voluti e inaugurati da un suo, fino a ieri più famoso, collega di partito”.

Dal 1997 in poi, Forza Nuova e i suoi militanti hanno chiesto e chiedono la chiusura dei campi rom con manifestazioni, azioni eclatanti, denunce, proposte drastiche e risolutive che andavano e vanno ben al di là delle facili battute.
Abbiamo anche, sempre a testa alta, affrontato vari processi – che vedevano crollare regolarmente i castelli di carta messi in piedi contro la nostra sacrosanta denuncia del malaffare connaturato a queste zone franche criminali – fondati sul canovaccio liberticida di una legge Mancino che oggi qualcuno vorrebbe estendere nei suoi effetti alla inedita “etnia” dei gay.
Non può che farci piacere, dunque, che altri, anche oggi, alzino la propria voce nella stessa direzione.
Quando, però, questi altri appartengono alla Lega Nord dell’ex ministro degli interni Roberto Maroni non possiamo fare a meno di ricordare alcune cose.
Circa 7 anni fa, fu appunto la Lega – tra squilli di trombe e grancasse mediatiche – ad avviare convintamente uno straordinario piano d’emergenza per la gestione dei nomadi, basato sulla costruzione di megastrutture di accoglienza, appaltate alle ormai famigerate cooperative del sodalizio Buzzi-Carminati.
Proprio l’inchiesta Mafia-Capitale ha poi di recente scoperchiato quello sporco pentolone romano, fino a ieri solo, ma non del tutto, ipotizzabile: si trattò, di fatto, del ricco finanziamento – circa 60 milioni in 3 anni, 500 euro mensili spesi per ogni nomade – di un sistema criminale violentemente pervasivo, giunto a modificare l’aspetto di una città e a comprometterne la sicurezza negli anni a venire; un sistema fondato sulla moltiplicazione dei rom e delle megastrutture in nome di un profitto che, per di più, veniva spacciato come definitiva soluzione ad un annoso, drammatico problema capace di produrre anche la violenza sessuale e il tragico omicidio della povera signora Reggiani, sul cui assassino oggi si apprende che sconterà l’ergastolo in Romania.
Un piano d’emergenza, seguito all’omicidio Reggiani e all’indignazione che suscitò, presentato come risolutivo e che vedeva proprio in Maroni e nell’allora sindaco Alemanno due assoluti protagonisti politici.
10 furono i campi nomadi autorizzati dalla nuova normativa, 13 il numero totale, comprensivo di quelli da stabilizzare e consolidare, tra questi il campo di Castel Romano di cui Salvatore Buzzi diceva esultando: “Lo abbiamo conquistato”.
E’ lecito affermare, anche in piena fascinazione salviniana, che degrado e tensioni sociali, pagati sulla propria pelle dai cittadini romani, abbiano come responsabile politico anche la Lega Nord dell’attuale governatore della Lombardia ed ex ministro Maroni?
Le ruspe invocate da Salvini, se mai dovessero materializzarsi, potrebbero, quindi, abbattere un buon numero di campi nomadi voluti e inaugurati da un suo, fino a ieri più famoso, collega di partito.
Ad oggi, questi i paradossali e beffardi scherzi del destino … Mafia-capitale, però, promette ancora nuove, interessanti rivelazioni su un sistema che vedeva banchettare un po’ tutti, senza distinzioni di schieramento o di etnia; da destra a sinistra, dai capi rom agli imprenditori della cooperazione, dai criminali di professione a quelli in doppio petto.

*Vicesegretario nazionale
Forza Nuova

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