FAMIGLIA E CRESCITA DEMOGRAFICA AL CENTRO DELLA POLITICA DI RINASCITA NAZIONALE
Forza Nuova lancia il Fondo Nazionale per il «REDDITO ALLE MADRI»

PETIZIONE POPOLARE PER LA PROMOZIONE DI UN PROGETTO DI LEGGE CHE ISTITUISCA IL
FONDO NAZIONALE DENOMINATO «Reddito alle madri»

Relazione di accompagnamento alla proposta



 

I rilevamenti statistici denunciano il dramma nazionale di un numero di nascite in calo per il sesto anno consecutivo, appena 1,34 figli per donna, quando la cosiddetta “soglia di rimpiazzo”, che garantirebbe quanto meno il ricambio generazionale, viene comunemente fissata oltre i 2,1 figli per donna.

È più che urgente correre ai ripari, i bonus bebè una tantum non servono a nulla e l’alto tasso di natalità degli immigrati costituisce una seria minaccia alla stessa sopravvivenza del popolo italiano.

Le giovani coppie vanno, dunque, seriamente e costantemente incentivate, anche economicamente.
Bisogna far comprendere loro che, specie in una fase di perdurante crisi come questa, i figli sono davvero una ricchezza. La famiglia, elemento primo e cardine della società, va quindi sostenuta e privilegiata, il lavoro della donna entro le mura domestiche incentivato, le famiglie numerose vanno adeguatamente incoraggiate, come Forza Nuova sostiene, del resto, già dal ’97 nel suo secondo punto programmatico.

La nostra proposta di legge prevede € 650,00 al mese, a partire dal settimo mese di gravidanza, per il primo figlio, o per il primo dall’entrata in vigore della legge, a cui si aggiungono € 350,00, a partire dallo stesso periodo di gestazione, per ogni figlio dopo il primo, secondo il dispositivo di legge, fino al conseguimento dei diciotto anni.

Il «REDDITO ALLE MADRI» è dovuto dallo Stato per il solo titolo della maternità, indipendentemente dal reddito del beneficiario o del suo nucleo familiare, ed è esente da imposte o pignoramenti.

Il «REDDITO ALLE MADRI» non deve gravare sulle tasche degli italiani, privati e imprese, ma far circolare ricchezza reale per le famiglie e per l’intera economia.  

Il «REDDITO ALLE MADRI» si finanzia esclusivamente attingendo ad una parte delle ingenti risorse destinate ad incentivare l’immigrazione e, grazie a una sorta di “patrimoniale” mirata, con i profitti che lo Stato ricava dal gioco d’azzardo e dalle lotterie, dalle aliquote su petrolio e gas (con le necessarie clausole di salvaguardia per il consumatore). La “patrimoniale”, anziché puntare a salvare le banche e punire i contribuenti, si rivolgerà alla speculazione e all’usura bancaria, tassando le partecipazioni statali, le riserve e i profitti di quella SPA che è la Banca d’Italia, obbligando anche l’Agenzia delle Entrate – Riscossione a contribuire al futuro d’Italia.

Il «REDDITO ALLE MADRI» prevede (art. 6) incentivi a favore delle imprese per le madri lavoratrici.

 

Le donne italiane in età fertile sono circa 5 milioni e 200mila, se anche la metà di queste dovesse mettere al mondo un figlio dopo l’approvazione della legge, la spesa annuale complessiva si aggirerebbe intorno ai 20 miliardi, la stessa cifra stanziata dal governo per salvare le banche, il gettito previsto da una finanziaria tra le meno pesanti degli ultimi anni, i costi relativi alla gestione dell’immigrazione… Cifra facilmente raggiungibile, come specifichiamo nelle varie voci che riguardano la copertura finanziaria (art.5) necessaria alla costituzione del Fondo Nazionale per il «REDDITO ALLE MADRI».