Il reddito di cittadinanza dei grillini è per gli immigrati

13 maggio – Gianvito Armenise –

Al di là della circostanza che la proposta di legge avanzata dai “grillini” sul cosiddetto “reddito di cittadinanza” non tocchi il cuore del problema economico-monetario, ossia l’indebitamento dello Stato italiano a causa del signoraggio bancario, tuttavia preme precisare che – laddove la proposta si tramutasse in legge – i famosi 780 euro verrebbero percepiti in massima parte da immigrati (quelli già residenti sul territorio) oppure dai nuovi che arriverebbero.

Leggere per credere:

“Art. 4.
(Beneficiari e requisiti soggettivi e oggettivi per l’accesso al reddito di cittadinanza)

1. Hanno diritto al reddito di cittadinanza tutti i soggetti che hanno compiuto il diciottesimo anno di età, RISIEDONO NEL TERRITORIO NAZIONALE, (…), e che sono compresi in una delle seguenti categorie:
a) soggetti in possesso della cittadinanza italiana o di Paesi facenti parte dell’Unione europea;

b) soggetti provenienti da Paesi che hanno sottoscritto convenzioni bilaterali di sicurezza
sociale”.

Dunque, sono ricompresi nella platea dei soggetti beneficiari non solo gli italiani (di nascita o che abbiano acquisito la cittadinanza italiana secondo le modalità stabilite per legge o che si stabiliranno…) ma anche i cittadini comunitari (anche quelli divenuti tali per acquisizione della cittadinanza di un paese membro della UE secondo le norme vigenti nei rispettivi Stati), nonché gli stranieri che provengono da paesi che hanno siglato con lo Stato italiano una convenzione bilaterale di sicurezza sociale. E quali paesi vi si ricomprendono? Tra gli altri vi figurano: Croazia, paesi ex Jugoslavia (Serbia e Kosovo, Montenegro, Bosnia Erzegovina, Macedonia) e Tunisia…

Da ultimo, è interessante osservare come il disegno di legge – in un punto fondamentale – lasci spazio a margini grossolani di discrezionalità interpretativa ed operativa allorché si stabilisce all’art. 12 (Cause di decadenza del beneficio in relazione all’inserimento lavorativo) che:

“1. Il beneficiario in età non pensionabile e abile al lavoro o, qualora disabile, in relazione alle proprie capacità, perde il diritto all’erogazione del reddito di cittadinanza al verificarsi di una delle seguenti condizioni:
(…);
b) sostiene più di tre colloqui di selezione con palese volontà di ottenere esito negativo, accertata dal responsabile del centro per l’impiego attraverso le comunicazioni ricevute dai selezionatori o dai datori di lavoro;
(…); “.

Quanti ricorsi si verificheranno da parte di chi verrà privato del sussidio perché contesterà l’esistenza della “palese volontà” di ottenere esito negativo nel corso delle selezioni finalizzate all’assunzione? Come potrà dimostrarsi con certezza assoluta questa volontà interiore del disoccupato?

Ai “grillini” l’ardua risposta …

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