Quid est vèritas?

15 dic – Giuseppe Provenzale* –

“Che cos’è la verità?”. E’ la celebre domanda retorica che Pilato pose a Gesù nel pretorio, l’azione immediatamente successiva e conseguente del governatore dipinge perfettamente la tela mai consunta che raffigura il limite del pagano romano, decadente, scettico e raffinato: chiedere la risposta alla maggioranza, alla democrazia della massa, naturalmente condizionata dai perfidi e prototipici farisei, esaltati sostenitori della menzogna conveniente.
Anche la verità contingente, che pure Pilato aveva constatato (“Non trovo in lui nessuna colpa”), è ribaltata. Egli libera Barabba, si piega alla falsa verità, alla perfidia del sinedrio e alla sua ipocrisia antiromana, se ne lava le mani; confermando in modo teatrale che per lui la verità non esiste rinuncia al suo dovere di giudice e tradisce la natura stessa della giustizia, riducendola tutt’al più ad un poco convinto compromesso da ricercare attraverso la crudele flagellazione di un innocente.
Quel romano tanto “moderno” del tempo di Tiberio, quel servitore della ragion di Stato comunque sia, è l’immagine perfetta del moderno cattolico medio, contemporaneo di fronte a troppe evidenti menzogne, che pure una qualche maggioranza, condizionata da modernissimi farisei, ha elevato al rango di legge, che sia scritta o meno non importa.
Quanti moderni e ragionevoli credenti, convinti fedeli del dogma della laicità dello Stato, hanno già fatto e farebbero come Pilato? Quanti tra loro lavorano già tra la folla affinché scelga sempre Barabba e la vittoria del democratico “Crucifige!”?
Essi non credono all’esistenza della verità così come chi li precedette a Gerusalemme non credette in chi era la Verità; sentire urlare a gran voce dai più il nome di Barabba è sufficiente a convincerli che lui, non Cristo martoriato, meriti la libertà: liberiamo lo schifoso Barabba, e tutto ciò che la sua maschera rappresenta, non colui che è la Verità, perché in tanti, anche autorevoli, lo gridano; inchiodiamo alla Croce la Verità e che il suo sangue ricada pure sui nostri figli: noi viviamo solo per l’opportunità dell’attimo presente.

Roma pagana, sulla scena più importante della storia, capitolò davanti ai giudei e ai farisei, rivelando che solo Roma cristiana – dopo la sanguinosa passione e crocifissione, ad imitazione di Cristo, di tanti martiri – avrebbe garantito a Roma la sua eternità.
Roma contemporanea capitola, ed è pronta a perseverare nel farlo, di fronte agli epigoni dei deicidi di un tempo. Alti prelati si inchinano alle perversioni democraticamente legittimate, comprendono le ragioni dei Pilato e dei farisei di oggi, crocifiggendo in piazza la Verità.
Dure battaglie ci attendono, sapremo esserne degni? Dio, cacciato dalla società e dalle leggi, deve tornarvi; sapranno altri con noi abbandonare “il miserabile calcolo dell’opportunità del momento condannato a perire” (*)?

(*) Card. L. M. Parocchi, postulatore della causa di canonizzazione di Giovanna d’Arco (1893), a proposito della situazione della Francia di allora.

*Vicesegretario nazionale
Forza Nuova

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