Potenza, EXtraPO: così come un’expo su agricoltura e sostenibilità dovrebbe essere

Potenza 9 luglio – Un’analisi storica e un invito a Bucaletto (Potenza) il prossimo 14 luglio –

Nata all’indomani della Rivoluzione Francese, prima come manifestazione nazionale e poi come evento continentale e mondiale, l’Esposizione Universale, frutto della visione razionalista propria del secolo dei lumi in cui è nata, ha da sempre rappresentato la vetrina per esaltare le “magnifiche sorti e progressive” e, di conseguenza, il mezzo di esaltazione e diffusione delle teorie liberiste riassumibili nel motto “laissez faire, laissez passer”.
In piena continuità rispetto a queste premesse, da mesi si è aperto a Milano Expo 2015, che, nel più ampio contesto di decadenza e regresso della civiltà europea, appare come una brutta copia ed un’imitazione scadente di quello che avevano rappresentato le passate edizioni da Londra 1851 a Shangai 2010.
Se fino ad oggi le Esposizioni Universali sono state la vetrina in cui le diverse nazioni potevano esporre le proprie eccellenze in campo scientifico e le innovazioni tecnologiche, quella di Milano appare più come una grande fiera nella quale i visitatori si limitano a conoscere ed apprezzare specialità gastronomiche da tutto il mondo in un’atmosfera quasi da sagra di paese: ancora una volta l’Italia ha mostrato davanti all’opinione internazionale tutta la sua pochezza, la sua inconsistenza culturale ed il suo scarso peso politico.
Il tema di fondo, “nutrire il pianeta, energia per la vita”, è passato in secondo piano e nessun dibattito è stato aperto sulla distribuzione delle ricchezze e la salvaguardia del pianeta: d’altronde, non ci si poteva aspettare nulla di diverso da una manifestazione sponsorizzata dalle multinazionali ed organizzata da quelle stesse economie che nel corso dei secoli hanno impoverito i popoli e che negli ultimi anni hanno fatto scoppiare la bolla finanziaria e generato la crisi che ancora attanaglia l’Europa.

Dalla torre Eiffel al traforo del Sempione al quartiere dell’EUR, nel passato le Esposizioni Universali hanno sempre lasciato dietro di sé monumenti ed infrastrutture a servizio delle città e dei territori che le hanno ospitate. Nulla di questo succederà a Milano, dove i padiglioni, a volte neanche completati in tempo, sono stati pensati come contenitori effimeri, da smantellare al termine della manifestazione, quasi a simbolo della liquidità e della virtualità della società moderna. I cittadini di Milano ed i lavoratori del suo hinterland non potranno giovarsi neanche della rete stradale approntata in questi anni a servizio di Expo, essendo stata tracciata, come da più parti denunciato, senza alcun criterio, se non quello di fare cassa ed arricchire costruttori e ditte appaltanti: una manifestazione votata all’esaltazione dell’agricoltura e della biodiversità, ha invece impoverito sensibilmente il settore agroalimentare lombardo, cancellando sotto asfalto e cemento ettari ed ettari di coltivazioni, pascoli ed allevamenti.

A trarre profitto da Expo 2015 non sono stati neanche giovani e disoccupati, assoldati in massa a condizioni inumane, nel silenzio complice dei sindacati e delle sinistre che hanno abbandonato le lotte dei lavoratori per seguire la chimera dei diritti civili. Assunzioni in nero, turni da 12 ore, contratti registrati all’estero e soprattutto un massiccio impiego del “volontariato”: è questo il paravento dietro al quale, sempre più spesso, specie nei settori dei servizi e dei beni e delle attività culturali, lo Stato si nasconde per sfruttare con pochi euro e senza le garanzie di un contratto il lavoro di chi, per arrivare alla fine del mese, è costretto ad accettare questo vero e proprio ricatto.
Dulcis in fundo, il padronato lombardo ha avuto gioco facile ad approfittare della manodopera immigrata, prima nei cantieri, poi “dietro le quinte” nei vari stand per i lavori più umili: a farne le spese sono tanto gli stranieri, sfruttati per pochi euro, quanto gli italiani tirati in mezzo ad una corsa al ribasso dei salari che sta sfociando in una vera e propria guerra tra poveri.

Un intero pezzo di Italia, dal Po in giù, è stato inoltre tagliato fuori dai pur effimeri benefici che all’Expo potrebbero essere ascritti: i finanziamenti a pioggia elargiti dal Governo (nonostante il consueto balletto dei numeri, si stima che governo, comune di Milano, regione Lombardia e Camera di Commercio abbiano speso 1,3 miliardi di euro pari a 2600 miliardi di lire!) sono finiti tutti a Milano e nel suo hinterland senza che ricadute positive si siano avute sul centro Italia, sul Mezzogiorno e sulle isole, nonostante costituiscano, fino a prova contraria, una irrinunciabile risorsa agroalimentare per il Paese.
Denunce ed arresti hanno palesato come la maggior parte dei finanziamenti sia inoltre finita nelle tasche di una classe politica corrotta: con i soldi di tutti gli italiani si sono arricchiti solamente pochi imprenditori del Nord e politici collusi, divenuti, nelle democrazie moderne, “volgari grassatori della res publica”. Le cifre tirate in ballo in questo ed altri scandali ambientati al Settentrione (dal MOSE a CrediEuroNord ) ridimensionano notevolmente i fatti di Mafia Capitale, nonostante il battage mediatico sempre finalizzato a criminalizzare il Centro-Sud: accusano l’Ilva di Taranto, ma tacciono sulla centrale a carbone di Vado in Liguria (oltre 400 morti per inquinamento ambientale); si scandalizzano per i rimborsi di Fiorito & C., ma sorvolano sulle spese pazze della metà dei consiglieri liguri; ridicolizzano (a ragione) i lavori della Metro C di Roma, ma sottacciono quelli per il People mover di Bologna, bloccati (per abuso di ufficio) ancor prima di essere iniziati; e la lista (purtroppo) potrebbe essere ancora lunga.

Fin qui uno scenario disastroso e degradante, dal quale si può uscire unicamente riscoprendo quello che era il messaggio iniziale di Expo “nutrire il pianeta, energia per la vita”, ma declinandolo in maniera completamente diversa ed innovativa per dargli un’attuazione concreta e coerente. Bisogna abbandonare il paradigma liberista incarnato da Expo per recuperare un’economia attenta i bisogni materiali e spirituali della persona, in cui l’uomo sia il fine e non il mezzo delle attività produttive, nel rispetto dell’integrazione dell’uomo nell’ambiente che vive; un ritorno al reale, alla terra come radici, tradizioni e comunità nonché fonte di ricchezza, benessere e bellezza.
Nasce così EXtraPO (in fondo trovate la locandina dell’evento), un luogo di valorizzazione dei prodotti agroalimentari di quell’Italia centro-meridionale dimenticata a Milano e delle tradizioni e delle storie millenarie che rappresentano. Un luogo in cui è centrale non lo sporco profitto di classi politiche ed imprenditoriali corrotte, ma il lavoro ed il giusto compenso di chi lavora e fa lavorare, nonostante la crisi delle banche e delle tecnocrazie. Un luogo di confronto sulle tematiche economiche, ambientali e geopolitiche, che ruotano intorno all’agricoltura e alla sostenibilità: dalle trivellazioni nei mari nazionali al TTIP e ai trattati internazionali di libero scambio, dalle imposizioni della Comunità Europea alle politiche energetiche.

extrapo

Associazione Spina nel fianco Potenza / Nessuno Tocchi Il Mio Popolo

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