Politica estera, i contorsionismi della Lega; ma di cosa parla Salvini con Putin?

11 giugno Francesco Trupia* –

Salvini sembra dimenticare che la Lega Nord ha appoggiato l’indipendenza del Kosovo per l’affermazione del “federalismo europeo”, chiedendo anche di salvaguardare i confini serbi. Un ossimoro in politica estera.
In quel caso, la Lega era avvezza a definire il Kosovo come una regione non cristiano ortodossa, ma a maggioranza musulmana, dimenticando che l’Italia, subito dopo il 1999, vi aveva inviato l’Esercito a difesa delle tante chiese ortodosse, oggi sotto il patrimonio dell’Unesco.
Di cosa parli Salvini con Putin, visto che la Russia non ha riconosciuto il Kosovo come Stato e ha a cuore il futuro della Serbia, rimane un mistero.
Ad oggi, nessun riferimento risulta su ciò che accade nei Balcani, nonostante la regione sia composta da Paesi in procinto di entrare nell’ Unione Europea, come sancito dall’Accordo di Associazione e Stabilizzazione.

Ma Salvini non si oppone all’ingresso di tali Paesi nella Ue, non li cita neanche e non critica un accordo europeo che permetterà a milioni di cittadini macedoni, bulgari, serbi, croati e bosniaci, nonché alle comunità Gipsy, ossia cittadini Rom, di viaggiare nell’area Schengen senza controlli. Altro che ruspe!
Anche la ragione dell’aumento dei musulmani albofoni dalle nostre parti è conseguente alle posizioni che partiti come la Lega Nord hanno intrapreso. Subito dopo l’indipendenza kosovara, gli albanesi hanno rivendicato l’annessione del Kosovo all’Albania, finanziando illegalmente settori paramilitari come l’ UÇK, che ha ripreso le sue attività terroristiche in Macedonia.
Poco importa se in quegli anni gli stessi albanesi, disperati per uno scenario pronto ad implodere, approdavano sulle coste pugliesi. Allora, la precedenza riguardava le regioni del Nord, la secessione e il federalismo. Progetti politici che, in politica estera, potrebbero funzionare per la Scozia e, se veramente coerenti, dovrebbero condurre i leghisti al riconoscimento della Repubblica bosgnacca di Sarajevo, ormai divenuta a maggioranza musulmana, e pronta per l’indipendenza, in Bosnia Erzegovina.
Perché Salvini non sembra preoccuparsi delle cellule Isis presenti nei Balcani? Eppure, rispetto a quelle nordafricane, sono già all’interno dei territori dell’Eurozona.

Ritornando alla vicinanza tra Lega Nord e Russia, vi sono altri aspetti da chiarire. Innanzitutto la sterile critica leghista all’Islam, che invece è presente nel territorio della Federazione Russa nelle Repubbliche di Cecenia e Daghestan. Mentre Putin ha sempre mantenuto un rigore politico nei confronti dei musulmani russi, la Lega Nord ha sempre dimostrato la sua incapacità d’azione sul fenomeno del terrorismo islamico e in Medio Oriente, a partire dal fenomeno immigrazione.
Tutti oggi convengono sull’evidenza che la situazione libica sia conseguente all’assassinio di Gheddafi, al di là delle sue posizioni politiche, rappresentava, infatti, una figura con cui dialogare e cooperare. La stessa Lega Nord, che oggi afferma di voler “bombardare” i barconi vuoti sulle coste libiche, è stata firmataria della missione in Libia voluta dalla Francia, etichettando come pericoloso dittatore proprio Gheddafi. Dove si debbano trovare i soldi per tale operazione non c’è dato saperlo, e la Lega in passato ha spesso criticato lo spreco di denaro pubblico per operazioni militari all’estero.
In realtà, anche in questo caso, la strategia della “Lega di governo” è diversa da quella che sbandiera quando sta fuori dalle istituzioni. Infatti, per il progetto delle Nazioni Unite UNIFIL-2, che riguardava il disarmo in Libano di Hezbollah, la Lega Nord ha dapprima firmato e solo dopo ha iniziato a criticare.
Medesimo scenario visto con i diktat dell’ Unione Europea, con Bossi segretario: la Lega Nord dapprima firmava il Trattato di Maastricht, quello di Lisbona e la prima “edizione” del Trattato di Dublino, nonostante il restyling di Salvini, per poi scagliarsi politicamente contro i testi appena siglati.
Le critiche alla Siria di Assad e all’allora Presidente iraniano Ahmadinejad, visto come nemico dell’unico “avamposto democratico in Medio Oriente”, ossia Israele, sono un’altra componente della tradizionale politica estera della Lega Nord.
Nonostante le magliette pro-Putin e le bandiere russe ai comizi, a Salvini poco importa se proprio la Russia ha da sempre appoggiato il governo Assad, l’allora presidente iraniano e quello attuale, Rohani, che sul nucleare mantiene una posizione di forza in Medio Oriente, fortemente critica nei confronti di Israele.
Per ultimo, ma non certo per importanza, rimbomba il silenzio leghista in merito alle strategie russe in Europa. Salvini, ad esempio, non ha mai discusso sulla vicenda South-Stream, gasdotto capace di collegare in ambito energetico l’intera Europa del Sud, non più ultimato per volere delle “norme comunitarie” europee.
Il segretario attuale della Lega Nord, da eurodeputato, non ha mai parlato delle importanti prospettive del progetto proprio in collaborazione con la Russia. Proprio lui, che afferma di voler aiutare le imprese italiane, non ha difeso gli interessi della Saipem, azienda collegata ad Eni, che ha perso milioni di euro per la mancata posatura del gasdotto per la mai avvenuta conclusione dell’opera stessa.
In tale contesto, Salvini pare inoltre sorvolare sul gasdotto gemello al South-Stream, ossia il North-Stream, che fornisce la Germania di energia russa. Perché Salvini non critica la Germania che di fatto viola le norme europee con le quali si è bloccato il progetto del South Stream? Non era forse la Lega Nord il primo partito contro l’Europa della Merkel?

* Dottore in Politica e Relazioni Internazionali, studia Philosophy on Global Affairs

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