Piromani sociali: incendiano la Sicilia e la regalano all’islam

Palermo 17 giu – Giuseppe Provenzale* –

Colpevole e criminale è l’intera classe politica, dal governo nazionale a quello dell’incredibile pupo del PD in Sicilia, Rosario Crocetta, a troppi amministratori locali.
Il fuoco che sta incendiando l’isola non è solo quello degli incendi, dolosi e strategicamente pianificati, attuati in sincrono su tutta la zona settentrionale, ma quello dell’incuria, dell’inadeguatezza, del tradimento, in perenne crescita esponenziale, di chi dovrebbe, specie i siciliani, da Alfano fino ai sindaci di troppi grandi e piccoli centri, difendere e rilanciare il patrimonio straordinario della terra che amiamo e invece lo umilia e gli dà fuoco giorno per giorno.

Trasformare la Sicilia in una grande piattaforma di sbarco e smistamento di immigrati economici clandestini, prevalentemente islamici, allo scopo di rilanciare i fasti delle agenzie di collocamento della partitocrazia di un tempo, è un’azione criminale da piromani sociali, così come lo è – da parte di quella viscida mafia dell’antimafia, il cui capofila istituzionale è il già menzionato Crocetta che qui sono costretto a parafrasare – addebitare le responsabilità dei roghi solo ad una misteriosa criminalità che si dichiara di aver contrastato licenziando qualche guardia forestale, senza curarsi dell’effetto tragicomico, simile a quello che susciterebbe chi volesse spegnere un incendio con il secchio usato per lavare il pavimento di casa, prodotto da questo genere di dichiarazioni, specie se fatte da chi voleva rivoltare l’isola come un calzino.
Distruggere l’agricoltura e la pesca, dallo stesso territorio e dagli scanni di Bruxelles, è un’azione criminale sincronizzata da piromani sociali, così come lo è il venderne dei pezzi alla Qatar Charity Foundation (2,3 milioni di euro per la nascita di “centri di preghiera” a Messina, Catania, Ispica, Mazara del Vallo e Comiso) e all’Arabia Saudita, che ha già offerto una prima tranche di 30 milioni di euro ai comuni di Aidone, Piazza Armerina e Valguarnera per il restauro di monumenti che testimonino l’influenza araba nell’isola e per aprire un istituto di cultura “che valorizzi e faccia conoscere l’antica presenza islamica in tutta la Sicilia” e, naturalmente, per la costruzione di una grande moschea.
“Mancano i soldi” è il mantra. Mancano per fare prevenzione anti incendi, mancano per investire nel lavoro e contrastare l’emigrazione dei siciliani, mancano per le politiche sociali, non mancano, però, per “accogliere” migliaia di africani ogni giorno e distribuirli sul territorio, paese per paese, casa per casa, con i prefetti adibiti alla mansione prevalente di affittacamere istituzionali.
Mancano i soldi… almeno fino alle prossime campagne elettorali in cui si avrà di nuovo il coraggio di comprare un “consenso” sempre più risicato dalle stesse categorie umiliate dalla sudditanza alla mafia di Bruxelles.
Mancano i soldi… vediamo di intascare quelli dei principali sponsor del terrorismo internazionale, gli regaliamo l’isola, in cambio di grandi moschee, gli immigrati per riempirle li porta già a migliaia la nostra Marina, e magari tra qualche anno diamo la cittadinanza ai clandestini e li arruoliamo pure nella Guardia Forestale; chissà che non possano rendersi utili, del resto la criminalità mitica e invincibile che neanche Rosario Crocetta, Leoluca Orlando ed Enzo Bianco sono riusciti a sconfiggere è immigrazionista almeno quanto loro.

*Vicesegretario nazionale e coordinatore regionale Forza Nuova Sicilia

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