Nania, la massoneria e l’omicidio Alfano; Fiore e Provenzale:”Delusi da dichiarazioni figlia”

28 genn –
Accade che, ieri mattina, nell’udienza del processo d’appello denominato Gotha 3, che si svolge a Messina, il pentito D’Amico confermi alcune precedenti dichiarazioni sulle strettissime relazioni tra mafia, ‘ndrangheta, massoneria e politica a Barcellona Pozzo di Gotto, relazioni che fanno da cornice all’assassinio del giornalista Beppe Alfano, già militante MSI e Ordine Nuovo.
Tra i nomi che meritano i titoli dei giornali, spicca quello di Domenico Nania – già vicepresidente del Senato, esponente di primo piano in AN e poi nel PdL – indicato quale capo di una loggia massonica occulta in stretta relazione con ambienti criminali e servizi segreti.
E accade anche quello che non ti aspetti: Sonia Alfano, figlia del cronista, presente all’udienza, rilascia a freddo un’intervista prudente proprio sulle responsabilità dell’ex senatore, sfoggia l’uso di troppi condizionali, dopo aver dichiarato, ma a caldo, di non essere affatto stupita.
“Invito la Alfano a ribadire quanto affermò con coraggio durante il convegno ‘Mafia, massoneria e politica’ che organizzammo nel febbraio del 2008 a Palermo, convegno a cui, altrettanto coraggiosamente,intervenne.

Quella sera – ricorda Fiore, segretario nazionale di Forza Nuova – non ebbe timore di manifestare le proprie convinzioni sui mandanti dell’omicidio di suo padre e fece con chiarezza il nome di Mimmo Nania; oggi leggo, invece, della sua prudenza e dei riferimenti ad occasionali patti Stato-mafia ante litteram “.
“I rapporti tra mafie, massoneria e servizi segreti – aggiunge Giuseppe Provenzale, oggi vicesegretario nazionale di FN – non vanno circoscritti solo al periodo delle stragi, ma, come affermammo in quel convegno, sono sempre stati consustanziali, fin dalla fase organizzativa dello sbarco in Sicilia del ’43”.
“Inoltre – riprende Fiore – non posso non ricordare che già nel 2005, ad un nostro pioneristico convegno sulla figura di Beppe Alfano, presenti la moglie e un figlio, il dirigente di FN, ed amico dell’ucciso, Antonio Ragusa – in prima linea a Messina nella denuncia, apprezzata da ogni parte politica e dalla società civile, del coacervo massonico-mafioso – anticipò chiaramente quanto oggi emerge in sede giudiziaria: ‘Messina non è né la città né la provincia babba, ma è un crocevia tra mafia barcellonese, ‘ndrangheta calabrese e grandi potentati economici la cui cerniera è rappresentata dalla presenza massiccia di numerose logge massoniche che impongono la loro coltre di silenzio sulla città’.
“Forza Nuova, del resto – conclude Provenzale – è ad oggi l’unico movimento politico che non ha mai rinunciato ad una forte pregiudiziale antimassonica per salire sul carro del potere da cui anche Beppe Alfano si allontanò, non temendo di colpire con le sue inchieste un ambiente politico-affaristico solo apparentemente limitrofo. Roma Capitale e la “provincia babba” che volle la morte del giornalista sono tessere di uno stesso mosaico, spero che Sonia Alfano – senza operazioni chirurgiche sulle idee paterne, ma riconoscendone la matrice ideale, naturalmente estranea a certe losche relazioni, torni a ricordarsene, come fece in quel convegno del 2008″.

Redazione RadioFN

Tags

Ti potrebbe piacere...

Scusa ma i commenti sono chiusi