Muore un immigrato, si muovono le istituzioni. E i tanti assassinii di italiani ?

13 lug – Roberto Pecchioli* –
Sui fatti di Fermo, e sulla clamorosa pressione governativo-mediatica, riceviamo e volentieri pubblichiamo un contributo di Roberto Pecchioli.

– Sia pace all’anima di Emmanuel, il nigeriano morto a Fermo. Aveva diritto alla sua vita, e non c’è morte di giovane uomo che non muova a compassione e non induca ad un silenzio rispettoso e grave. Purtroppo, tocca rompere il silenzio per segnalare, una volta di più, il disgustoso comportamento delle istituzioni del paese in coma che è, o sarebbe, il nostro.

Nel duomo di Fermo, davanti all’arcivescovo officiante, lo schieramento era imponente, un autentico parterre de rois. Il ministro Maria Elena Boschi, alter ego di Renzi, la presidente della Camera Boldrini, il vice presidente del parlamento Europeo David Sassoli. La morte dell’immigrato “tira”, e si fa fatica a scrivere queste cose senza il dubbio di mancare di riguardo ad una vita spenta. La vergogna vera, tuttavia, dovrebbe essere quella dei partecipanti al rito nella bella città marchigiana, la cui presenza ha carattere di sfruttamento, di propaganda, di scelta di campo antinazionale ed anti italiana.

Da un punto di vista giudiziario, intanto, le indagini sono in corso e pare chiaro che l’arrestato non avesse volontà omicida. Ciò che è successo davvero verrà chiarito, ma che sia stata una brutta lite di paese appare chiaro, e non sappiamo neppure se l’italiano – protagonista di un insulto , questo sì – si sia difeso o meno da un’aggressione. L’autopsia dirà anche se la morte sia stata causata dall’aver sbattuto violentemente il capo sul selciato, come sembra, o se sia imputabile al pugno ricevuto. Il processo mediatico e politico a carico di Amedeo Mancini è già stato celebrato davanti a tutti, e la condanna al massimo della pena, al pubblico odio e forse anche alla damnatio memoriae è già stata pronunciata dal tribunale, non del popolo, ma della stampa asservita e dalle istituzioni, sempre più screditate, della repubblica italiana.

Non ci è mancata la voce del prete illuminato, certo Don Albanesi, che scrive su Repubblica e che certo si intende di contributi statali, il quale ha contestato i primi esiti autoptici, scaricando sul Mancini tutto il peso di un assassinio volontario. Del tradizionale invito al perdono che il clero sempre rivolge ai parenti delle vittime, neppure l’ombra, anzi un livore stomachevole. Per puro caso, anche Bergoglio, parlando del samaritano evangelico, ha ammonito con il dito alzato che Dio è nel migrante che non accogliamo. Piacerebbe ascoltare parole di fede o di vita eterna, da Vicario di Cristo, e non continui irritanti predicozzi su un unico argomento, ma l’attitudine anti italiana della chiesa romana è cosa antica ed arcinota.

Quanto alla presunzione di innocenza, o almeno il diritto alla difesa che dovrebbe valere anche per l’orribile ultras della Fermana, non pervenuti. Le dichiarazioni di Alfano nell’immediatezza dei fatti sono state improvvide, volte ad accreditare un delitto premeditato di matrice razzista con richiesta di pene esemplari ed aggravanti varie, ed un ministro dell’Interno avrebbe il dovere della prudenza, ma hanno scatenato il putiferio mediatico e televisivo in cui si sono distinti i soliti noti, da Gad Lerner ai giornaloni della sinistra padronale liberal (Stampa e Repubblica su tutti).

Emmanuel santo subito, quindi, e santa anche la moglie, alla quale conferiranno la cittadinanza e certamente troveranno un buon lavoro, esattamente come al quaranta per cento di giovani disoccupati connazionali.
Chi avesse ancora dubbi su chi conta per le classi dirigenti italiote, è servito. Confindustria già si è resa disponibile per offrire delle occupazioni temporanee (gli schiavisti sono sempre in servizio…) ai reduci dei gommoni, tanto per ribassare ulteriormente il costo del lavoro e la concorrenza tra poveri. Governo e presidente del parlamento hanno fatto capire in maniera lampante da che parte stanno, loro e i loro mandanti, ed è sotto gli occhi di chiunque voglia vedere che sono stati messi lì per distruggere il nostro popolo, favorirne la sostituzione ad opera degli stranieri, suscitare assurdi sensi di colpa in una nazione generosa.

Il vice presidente dell’inutile parlamento europeo ha molto tempo libero, e lo impiega per confermare che gli ordini superiori provengono da lì, dal covo di lobbisti, oligarchi, banchieri nemici di tutti i popoli, a cominciare da quelli africani, cui impongono da sempre la dittatura odiosa del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale. E’ una classe dirigente, italiana ed occidentale , ripugnante: ricordiamo il malcelato entusiasmo per l’uccisione della parlamentare britannica Jo Cox durante la campagna elettorale sulla Brexit, ritenuta foriera di voti per la vittoria europeista, con conseguente cinico rialzo di Borsa. La vita del povero Emmanuel non interessa nessuno, diciamolo chiaro e tondo. Quel che conta è far capire da che parte gira il vento, intimidire, con la tecnica della “coscienza infelice” di cui parlava Hegel, gli italiani che non ammazzano nessuno ma si oppongono all’invasione, mostrare il braccio violento e fintamente moralistico di un regime altrimenti imbelle, esercitare una pressione indebita sulla Procura competente.
Sono centinaia, negli anni, gli italiani ammazzati da stranieri: rapine in villa, Kabobo e la sua ascia, poliziotti e carabinieri, commercianti che difendevano il proprio lavoro, per non parlare di omicidi stradali o delle morti provocate dagli stupefacenti venduti da tanti spacciatori che non sono di Fermo.

Di almeno tre episodi vorrei fare memoria, per non dimenticare i fatti, contro cui “non valet argumentum”, e per valutare se il sangue nostro vale meno di quello altrui. Ricordate David Raggi, il giovane ternano sgozzano da un clandestino carico di alcool che era stato espulso più volte? Per lui non si sono mossi i potenti, ed il vescovo ha invitato al rituale perdono , chiedendo di “non strumentalizzare l’episodio”. Intanto, un ragazzo è al cimitero per colpa di uno straniero che non doveva trovarsi lì, come dovrebbe sapere il molto onorevole signor ministro dell’Interno Angelino Alfano.
In Sicilia, il famigerato centro immigrati di Mineo, noto anche per le malversazioni di politici ed imprenditori succhiasoldi aveva porte girevoli, tanto che un africano uccise barbaramente una coppia di anziani coniugi di Palagonia. Alla Boldrini non interessa, certamente neanche alla Boschi, famiglia di banchieri che hanno gettato sul lastrico tanti concittadini.
Almeno una voce si è levata: quella di una vedova bresciana, la signora Raccagni, il cui marito fu ucciso da un criminale straniero che lo rapinava in casa sua. Lamenta un’unica cosa , il silenzio delle istituzioni nei confronti della vita spezzata di Pietro Raccagni, lavoratore e padre di famiglia , e chiede, esprimendo vicinanza alla vedova di Emmanuel, se la vita del padre dei suoi figli valga meno , per le istituzioni dello stato ( con la esse minuscola) di cui è cittadina, di quella di un povero cristo nigeriano, che non meritava la fine che ha fatto, ma che ha scomodato, suo malgrado, politici, prelati, giornalisti, occupato le prime pagine dei giornali, destato il peloso cordoglio di tanti imbroglioni. Certo, vale molto meno in quanto non può essere sfruttata , anzi è un preciso segnale di colpa del sistema. Troncare, sopire, come sapeva il Don Ferrante manzoniano.

La signora Raccagni pensa di essere una vedova di serie B. Sbaglia, è di serie C: infatti è italiana, è una persona per bene ed il marito ha avuto l’improntitudine di “disturbare” dei rapinatori. Se avesse sparato sarebbe vivo, ma lo avrebbero crocifisso in quanto ha difeso se stesso, la famiglia ed i beni. E che diamine, non siamo mica nel Far West, ragliano i soliti noti, non ci si fa giustizia da soli ! Se facessero sapere, magari nelle loro lingue, anche ai criminali d’importazione che non siamo nel Far West, almeno ci divertiremmo ad ascoltare le risate di costoro, che restano in carcere, quando vengono presi, lo stretto necessario per dimostrare la natura “riabilitativa” delle pene, secondo la virtuosa costituzione.

Un delinquente straniero, colpito per autodifesa da colui che stava rapinando, ha avuto la faccia tosta di chiedere i danni alla sua vittima. Ma le istituzioni tacciono, distratte dai problemi più gravi del mondo, come consentire il matrimonio “light” agli omosessuali, con contorno di diritti pensionistici e scelta del cognome, pagare le basi straniere in Italia, spedire il nostro poco glorioso esercito in giro per il mondo a servire gli interessi altrui.

Chi scrive ha una coscienza morale e crede in Dio: il morto di Fermo è una vita rubata, che affidiamo all’Altissimo. Ma prova vergogna profonda a condividere la stessa cittadinanza di governanti immigrazionisti per tornaconto o servilismo, che non pensano neppure per un attimo a chiedere agli italiani che cosa ne pensino delle loro politiche che privilegiano gli estranei rispetto ai connazionali il cui unico compito è ormai pagare per tutti e tacere, sconcerto a professare la medesima religione di un clero che accetta di trasformare la casa di Dio in bivacchi e non ha una parola, una sola, di rispetto per il popolo che ogni anno, con l’otto per mille, lo mantiene (oltre un miliardo di euro nel 2015), e soprattutto non ne può più di non avere mai voce in capitolo. La chiamano democrazia, è una dittatura nella quale non ci impongono solo le parole corrette, ma anche i pensieri.

Al prossimo italiano ucciso da stranieri (l’attesa sarà breve) vedremo se ci sarà la piangente mobilitazione riservata al cittadino nigeriano. Non succederà nulla, naturalmente, ed è meglio così: il lutto è di chi ci ha amati e rispettati, non di stomachevoli personaggi a libro paga dei poteri forti.

Gli italiani, ed anche gli stranieri onesti, rifiutino con sdegno l’ipocrita omaggio di quei ceffi, e si ricordino delle loro facce al momento del voto.
Soprattutto, abbiano ben chiaro che l’obiettivo di costoro è distruggere i popoli, a cominciare dal nostro, per farne docili strumenti di servaggio e consumo a strozzo. Un popolo forte, coeso ed omogeneo sarà sempre loro nemico: per questo ci stanno schiacciando, sostituendo con altri, di cui fingono di interessarsi per meglio sfruttarli e trasformarli, quando già non lo sono, in debitori a vita.

Quanto ai funerali, i morti si seppelliscono, non si esibiscono né si sfruttano per qualsiasi scopo. Ognuno pianga chi ha amato e, se credente, preghi per tutti, ma tenga alla larga il falso cordoglio di falsi politici, falsi italiani, false istituzioni. Il nemico sono loro, non i singoli immigrati , attirati qui per motivi miserabili da poteri miserabili.

*Giornalista e scrittore

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