Morte e bombe a Fermo, metamorfosi di una tranquilla cittadina della provincia italiana che fu

10 lug – Roberto Fiore*

Viene in mente un vecchio video in bianco e nero, pubblicato dal Guardian 30 anni fa, che si intitolava “‘Points of view’ (Punti di vista), l’ho ritrovato su youtube. https://www.youtube.com/watch?v=_SsccRkLLzU
A prima vista le immagini fanno credere che i fatti abbiano una determinata, inequivocabile interpretazione, ma, proseguendo nella visione del cortometraggio, si scopre ben presto che il primo punto di vista era del tutto sbagliato, forniva una lettura dei fatti che si rivela infine del tutto falsa.
Sono ormai quattro giorni che – nonostante testimonianze, referti medici, autopsie – va in scena una sorta di Mississipi Burning alla rovescia, che sta stravolgendo la realtà per creare, artatamente, un’emergenza razzismo che in Italia non esiste.

Un paio di fotogrammi mi hanno colpito in questo senso, il primo: una testimone afferma con chiarezza che il fermano, prima di poter colpire con un pugno, viene massacrato di botte per mezzo di un palo della segnaletica stradale e preso a morsi per alcuni minuti, col risultato di subire, da quel momento, valanghe di minacce mafiose del tipo “stai zitta nazista se no muori”.
Il secondo: il noto don Vinicio Albanesi si lascia andare, prima che sia reso noto l’ esito delle perizie, a valutazioni temerarie, in cui sembrano assenti sia l’interesse per la verità che il tentativo di arginare una ferita, affermando che Namdi “è stato ammazzato di botte” e che “è stata una provocazione gratuita e a freddo” – aggiungendo – “ritengo che si tratti dello stesso giro delle bombe davanti alle chiese”.
Bene, la cinepresa si ferma qui e ci si chiede: possibile che Fermo, una cittadina di 37 mila abitanti finora tranquilla, sia sede di omicidi razzisti e di bombe alle canoniche, il tutto nel volgere di soli tre mesi?

Pochi mesi fa, mi recai, a 20 km da Fermo, a visitare l’ Hotel House di Porto Recanati, cittadella, fatta di palazzoni, abitata da 2500 immigrati che vivono in un mondo a parte in cui vige solo la loro “legge”, fatta di prostituzione, spaccio di droga, estorsioni, schiavitù e tribalismo; lì la Polizia non entra, si sa.
Nello stesso territorio comunale c’è adesso un’altra realtà molto simile, chiamata “Lido dei tre archi”. E’un intero quartiere – dove alloggiano circa 1000 famiglie, che durante l’estate diventano 3000 – di svariate migliaia di immigrati che meriterebbe il nome di inferno del crimine.
Lo stesso don Vinicio aveva parlato di questa zona franca criminale come di un luogo dove senza scorta non si può andare e, inizialmente, lo aveva indicato come possibile origine degli attacchi con esplosivi alle chiese. http://www.famigliacristiana.it/articolo/don-vinicio-albanesi.aspx

La vera emergenza non è il razzismo, ma il modo in cui Governo, Ministro degli Interni e sindaco filo PD (che, sia detto per inciso, aveva ricevuto l’appoggio dell’uomo, indicato come ultrà, coinvolto nella tragica rissa) hanno ridotto una cittadina ridente come Fermo, di cui, oltre agli schiamazzi notturni quando qualcuno alzava un po’ troppo il gomito, fino a pochi anni fa poco o nulla si leggeva nelle pagine di cronaca della stampa locale.

Il nigeriano morto è certamente la prima vittima della indotta, kafkiana, metamorfosi fermana e la seconda è l’italiano Mancini, che vede la sua vita stravolgersi per una frase deprecabile, a cui poteva forse non seguire nulla, e per una morte che non voleva causare.
Ma la vittima principale, violentata e aggredita in nome dell’accoglienza, è la cittadina di Fermo dove poco è rimasto di un paesaggio che faceva pensare alla non lontana Recanati di leopardiana memoria, una Fermo dove tutto è oggi in mano a schiavisti, scafisti, papponi e spacciatori venuti da lontano.

Ho già annunciato una mia prossima visita nella cittadina marchigiana, verrò molto presto nel territorio di questa che fu una provincia tranquilla. Visiterò l’Hotel House e il Lido tre archi, magari in compagnia del sindaco e di don Vinicio Albanesi…

*Segretario nazionale Forza Nuova
Presidente Alliance for Peace and Freedom

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