Malarazza

– 5 genn
Giuseppe Provenzale *

La gestione e il redditizio sfruttamento ad opera di molti del traffico di esseri umani provenienti dal continente nero, in un mondo occidentale “illuminato” che continuamente manifesta, a parole, il proprio orrore per lo schiavismo e il razzismo, è un dato ormai evidente in tutta la sua ripugnante portata e alimenta le pagine quotidiane della cronaca, da nord a sud.
Si potrebbe, quindi, agevolmente constatare una sorta di vichiana eterogenesi dei fini, secondo la quale può accadere che l’uomo, nel tentativo di raggiungere una determinata finalità, arrivi a conclusioni opposte.
Siamo certi, però, che si voglia effettivamente raggiungere quella determinata finalità?
Non è possibile, invece, che la matrice, per così dire, culturale di tali presunti, filantropici ed egualitari obiettivi nasconda, invece, le radici dei mali che, a parole, si aborriscono?

A giudicare dagli illustri progenitori del pensiero liberal-massonico, che ogni singolo anello della catena del moderno schiavismo non farebbe a meno di annoverare tra le proprie figure di riferimento, non ci sarebbe nulla di cui stupirsi. Un nome tra tutti? Quello di Voltaire che, campione di tolleranza ed uguaglianza, non disdegnò affatto di lucrare sul traffico d’uomini dell’ Africa del suo tempo, allora destinati alle Americhe, sui quali investiva, come pare facesse anche l’inglese Locke, marchiandoli a fuoco con il sigillo che ne attestava la proprietà.
Oh, ma le cose sono cambiate … La superiorità razzista, che uno come Voltaire attribuiva, almeno, alla propria ragione illuminata e che riservava ai diversi da sé, [“L’uomo nero è un animale che […] è meno forte che gli altri animali della sua taglia, possiede un poco più di idee ed è dotato di maggior facilità di espressione” (Trattato di Metafisica, 1978, p. 63) o ancora: “I negri sono, per natura, gli schiavi degli altri uomini. Essi vengono dunque acquistati come bestie sulle coste dell’Africa” Saggio sui costumi (1)] è oggi vergognosamente estesa al proprio popolo ed è il frutto di una tracotanza che proviene dalla meschinità e dall’ignoranza ostentate, da quella inferiorità che non si auto avverte, e che quindi non si prova nemmeno a nascondere, che caratterizza un’intera classe politica, avvezza da più di mezzo secolo a rapportarsi alla criminalità, ad interfacciarsi ad essa(come direbbe un sottosegretario qualsiasi)perché animata da un razzismo ancor più becero nei confronti di quell’altra carne umana, bianca di colore come lei, che costituisce il, ricattabile e ricattato, bacino elettorale di pertinenza della suddetta categoria.
La carne umana di quei servi che nulla contano, perché non hanno né denaro né potere né armi, portando con sé, per tali ragioni, quel marchio non visibile sulla pelle che li rende differenti da coloro i quali la Malarazza dei moderni trafficanti di carne umana d’ogni specie considera degna del proprio livello:
i massoni affaristi, gli uomini dei servizi, i faccendieri, i mafiosi e i criminali di ogni colore politico.
Una razza, quest’ultima, la sola, verso cui il disprezzo razziale è lecito, se non sacrosanto, perché propedeutico ad ogni autentica prospettiva di cambiamento.
E a questa composita Malarazza di potere che dedichiamo, per concludere, le parole che il già citato Voltaire indirizzava agli ebrei nel suo Dizionario filosofico: ” … popolo ignorante e barbaro, che unisce la più sordida avarizia alla più detestabile superstizione e all’odio incrollabile per tutti i popoli che li tollerano e li fanno arricchire”, calza proprio a pennello; chi ha orecchie per intendere, intenda.

* Vicesegretario nazionale Forza Nuova
(1) Citazione tratta da V. Messori: “Pensare la Storia”, 2006, p.234
*Nell’illustrazione, Salvador Dalì: “Mercato degli schiavi con il busto nascosto di Voltaire” (1940)

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