LUCI NEL CAOS GLOBALE

L’articolo risale alla fase iniziale delle “primavere arabe” (NdR)

Le ondate pseudorivoluzionarie che si sono abbattute sul mondo arabo in questi mesi hanno tutte le caratteristiche delle sommosse manovrate per procura dai poteri forti di tipo massonico e finanziarista. Non è un caso che tutto l’apparato al servizio dei poteri forti mondialisti – dai media alle diplomazie occidentali, dai partiti di potere dei diversi paesi ai servizi segreti (ma non troppo) della NATO – le abbia sponsorizzate, sostenute e coccolate. Insomma, anche nel mondo arabo “democrazia” si pronuncia sempre più spesso “democraCIA”. Abbiamo assistito a voltafaccia nauseanti di tutti quelli che avevano fatto affari con Gheddafi (al punto di baciargli la mano e di mettergli a disposizione le nostre donne pur di portare a termine la trattativa) e promesso ufficialmente e solennemente che non lo avrebbero mai attaccato neppure indirettamente: quelli che lo trattavano da amico privilegiato sono stati gli stessi a scatenare una guerra d’aggressione contro il legittimo Stato libico. Naturalmente i media hanno sponsorizzato senza ritegno simili voltafaccia in nome della democrazia che andrebbe esportata in tutto il mondo e a qualunque prezzo. Sembra ormai che il mondialismo stia per instaurare il suo dominio totale sul mondo islamico anche coinvolgendo i tanto esecrati fondamentalisti islamici. Oggi nel mondo arabo, domani si potrà replicare nell’Asia centrale islamica per stringere d’assedio l’eterna grande rivale geostrategica: la Russia cristiana.
Ma a dispetto delle apparenze, i piani dei mondialisti non sono perfetti e i loro apparati sono ben lungi dall’essere infallibili. Perché ancor più di quello che i media dicono e ripetono servilmente e senza ritegno, è indicativo quello che NON dicono perché i popoli non devono sapere. Non dicono delle manifestazioni oceaniche a favore del regime baathista in Siria, non dicono che questo regime è rimasto dopo l’invasione dell’Irak, l’unico rifugio per gli arabi cristiani stretti tra integralismo islamista e colonialismo sionista.
I media non parlano dei veri motivi della crisi economica americana, non ci dicono che mentre la grossa economia californiana rischia il collasso, l’unico Stato americano a non essere in crisi con bassa disoccupazione e stipendi in aumento è il North Dakota perché, per quanto “secondario” e periferico, ha una propria Banca di Stato che non risponde agli speculatori di Wall Street e che investe i soldi delle tasse solo all’interno del proprio territorio a favore della piccola impresa e dei servizi essenziali per le comunità locali – un esempio che non deve essere pubblicizzato nel resto dell’America e ancor meno in Europa! In Islanda è in corso una rivoluzione incruenta del popolo contro il potere bancario e finanziario mondialista.
In Ungheria una rivoluzione sta muovendo i suoi primi passi – anche grazie ai nostri camerati magiari – affermando il carattere insieme cristiano, etnicista e popolare dello Stato magiaro nella nuova Costituzione, difendendo la propria moneta nazionale, bruciando inesorabilmente i campi seminati con gli OGM dalle multinazionali. In tutto l’Est europeo l’immigrazione afroasiatica fatica a fare breccia, in Polonia, Ungheria e Russia ci si orienta gradualmente verso legislazioni antiabortiste, a Mosca, Zagabria, Bucarest, Belgrado, Varsavia, le gay-buffonate vengono accolte con naturale ostilità da popoli ancora vitali e meno corrotti di quelli occidentali. Mentre all’Ovest si continua a delirare di una società multirazziale che dall’Inghilterra alla Francia ci sta esplodendo tra le mani (e persino alcuni governanti cominciano a doverlo ammettere a denti stretti!) all’Est si riscoprono le radici etniche, culturali, spirituali della vera Europa.
Una Visione del mondo, nuova e insieme sempre antica, sta riemergendo e si appresta a spazzare via tutto il letame di derivazione sessantottina. L’evidenza dei fatti dimostra che per certi versi la severa istruzione comunista ha fatto meno danni morali della (dis)educazione borghese occidentale degli ultimi decenni diretta a disgregare ogni identità etnica e popolare.

Chi scrive queste note ricorda una vecchia foto in bianco e nero dei tempi della guerra fredda. La foto mostrava una colonna corazzata della Germania Est lungo una strada, coi capi-carro fuori dalle torrette e il capo-colonna che stava dando l’ordine di partenza. Sembrava una normale immagine di guerra ma a una occhiata più attenta si coglieva qualcosa di strano: i carri sembravano curiosamente troppo piccoli in proporzione ai carristi che, seri e decisi, si apprestavano a far partire i loro panzer.
La didascalia spiegava l’enigma. Si trattava di bambini alla guida di piccoli carri finti, bambini che venivano formati all’amor di Patria, al coraggio, alla disciplina e alla tattica militare. Il tutto aveva ben poco di marxista ma molto di prussiano, di nazionale, di tradizionale.
Era l’immagine di una gioventù che seppure sottoposta al comunismo restava pur sempre europea mentre quella dell’Ovest si americanizzava a suon di spinelli.
Oggi si raccoglie quello che è stato seminato e mentre i poteri forti hanno messo in moto una macchina gigantesca per travolgere il nazionalismo arabo lo spettro di nuove rivoluzioni nazionaliste comincia a sorgere nell’Europa dell’Est turbando i sonni dei mondialisti e scandalizzando i falsi moralisti demoliberali. I vertici massonici e mondialisti puntano ormai a un controllo globale dell’intero pianeta ma come insegna la strategia militare, chi vuole difendere tutto rischia di non difendere più nulla. Insomma, chi troppo vuole nulla stringe. I giochi non sono ancora chiusi. Non lo sono nel mondo arabo dove movimenti nazionalisti come il Baath riescono, nonostante tutto, a sopravvivere e difendersi ma neppure in Europa dove il fuoco della rivoluzione cova ancora sotto la cenere. E in fondo, i giochi si stanno riaprendo persino nel continente americano dal Venezuela al cuore stesso degli Stati Uniti che vacillano in preda all’incubo della crisi.
Come si dice: ciò che è un sogno per alcuni è un incubo per altri.

Marzio Gozzoli
Vicesegretario nazionale Forza Nuova

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