L’Isis? Niente scuse: è problema islamico. Basta intercultura

28 nov –
Riportiamo integralmente, anche qui su RadioFN, l’articolo del Resto del Carlino sul confronto, tenutosi il 26 novembre nei locali della redazione ferrarese del noto quotidiano, tra Roberto Fiore – segretario nazionale di Forza Nuova e presidente di Alliance for Peace and Freedom – e Hassan Samid, presidente dell’associazione Giovani Musulmani di Ferrara. Molte delle nostre tesi sono confermate anche da chi viene erroneamente presentato come un “nuovo italiano”. Buona lettura:

Dopo le stragi di Parigi
Forza Nuova e musulmani a confronto

di Franco Vanini* –

Così lontani a livello culturale, ma così vicini nel modo di valutare il fenomeno migratorio e quello del terrorismo islamico. E’ quello che è emerso dal forum ospitato ieri nella redazione del Carlino e che ha avuto come protagonisti il presidente dell’associazione Giovani Musulmani di Ferrara, Hassan Samid, e il segretario nazionale di Forza Nuova, Roberto Fiore.

La lezione di Parigi
“A noi musulmani Parigi insegna ben poco -sostiene Samid- l’estremismo fanatico è un cancro che divora l’Islam dal di dentro, una cellula impazzita in un’organizzazione sana. Prenderne le distanze dicendo semplicemente che quello non è Islam è un errore: è un problema di tutti noi musulmani e va riconosciuto come tale. Attribuire tutto all’immigrazione però è un’analisi sbagliata. Voglio sottolineare che l’Italia non ha mai ghettizzato gli immigrati, non ha creato le condizioni di quartieri islamizzati come in Francia e in Gran Bretagna. Laddove ci sono cittadini di serie B, poca istruzione e prospettive, si pongono le basi della delinquenza e del fanatismo religioso”.

Roberto Fiore traccia un profilo leggermente diverso: “In Italia non c’è il razzismo, c’è il problema della conservazione delle proprie identità. Quindi l’Italia agli italiani, il Marocco ai marocchini. Mi sono ritrovato a spendere vent’anni della mia vita da emigrante a Londra, ma non ho mai deciso di prendere la cittadinanza inglese perché non mi sono mai sentito inglese.
Il multiculturalismo ha fallito ovunque. In una popolazione di milioni di individui di religione islamica c’è senz’altro tanta brava gente, ma per le divisioni dottrinarie di quel mondo c’è il rischio che una piccola frazione di loro diventi terrorista”.


Identità culturale

“Sono nato in Marocco, sono a Ferrara da quando ho sei anni, ma non mi sento italiano, mi sento marocchino –dichiara il leader dei Giovani Musulmani-. Quando immigrati stranieri dicono di sentirsi italiani lo dicono per beneficiare dei vantaggi che garantisce la cittadinanza. Agli stranieri di prima generazione interessano i diritti, lavorare senza il timore di essere licenziati e poter andare all’estero per lavoro senza il permesso di soggiorno”.
Il leader di Forza Nuova mette invece alcuni paletti: “C’è un fondamentalismo di ritorno –chiarisce. Il terrorismo è una modalità presa dall’Occidente. Tutta la struttura dell’Isis è pensata da menti non arabo-musulmane. Attenzione a leggere l’ondata migratoria proveniente dalla Siria;la maggior parte proviene da altre parti del mondo con passaporti falsi forniti generosamente dai turchi. C’è una strategia ben precisa dietro. Bisogna uscire dall’alleanza tra USA e Turchia, che mira a portare il fondamentalismo in Europa per destabilizzarla. Un esempio? In Ungheria una troupe televisiva ha intervistato diversi migranti e a chiesto loro dove fossero diretti. E loro hanno detto “Bologna”, perché il progetto è creare una cellula su Bologna per sferrare un attacco su Roma”.

Convivenza su nuove basi
“Siamo in una situazione irreversibile -mette le mani avanti Samid-. Se si potesse scegliere tutti vorrebbero vivere nella propria terra d’origine. Se un musulmano viene in Italia è perché spera di star meglio. Viviamo in un mondo diseguale, con tante responsabilità sia dell’Occidente che dell’Oriente. Quando non c’è conoscenza ci sono pregiudizi, da una parte e dall’altra. Per migliorare la convivenza si dovrebbe porre un freno allo sfruttamento degli immigrati, promuovere una politica urbanistica intelligente che eviti i ghetti. E poi bisognerebbe collaborare di più con i paesi musulmani che stanno combattendo il fondamentalismo, oltre a creare un albo degli Imam”.

Ecco invece la ricetta di Roberto Fiore: “Non è possibile la convivenza tra culture che hanno basi religiose differenti -ribadisce. La chiave è la cristianizzazione della società, fare più figli. Bisogna chiudere le relazioni diplomatiche con la Turchia ed allearci con la Russia. Inoltre occorre allontanare ed espellere i clandestini e chi ha commesso reati. Poi iniziative economiche e sociali nei paesi di origine. L’Europa è in un stato confusionale: bisognerebbe fare come stanno facendo nell’Europa dell’Est. Serve il pugno di ferro. Il nostro obiettivo è la tranquillità nell’ordine”.

*Giornalista

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