Jobs Act, la cancellazione dei diritti dei lavoratori

Nicola Cospito, FN

A proposito di Jobs Act.
E’ da ciechi non accorgersi che la presente crisi economica è intimamente connessa con la crescente precarizzazione del lavoro, iniziata già da diversi anni con la cancellazione progressiva dei diritti dei lavoratori voluta fortemente dai governanti, tanto di destra che di centro e di sinistra, che si sono succeduti nelle stanze del potere, in omaggio al dogmatismo iperliberista e turbocapitalista di matrice statunitense. La legge Biagi sui contratti continuativi coordinati (cococò) si è posta in questo senso all’insegna della tesi basta con la cultura del posto fisso di stampo americano appunto e così pure adesso il famigerato Jobs Act, questa volta apertamente e sfacciatamente così definito. Il Jobs Act, recentemente approvato alla Camera e in arrivo nei prossimi giorni al Senato, se da un lato è una riforma a costo zero che non contempla alcun piano reale di creazione di posti di lavoro, soprattutto per i giovani, se pur mascherato sotto il concetto di “tutela crescente dei diritti dei lavoratori” nei fatti li elimina facendo di questi degli schiavi a tutto servizio degli imprenditori i quali approvata la legge, non avranno difficoltà a licenziare chi gli pare e piace magari con la scusa dell’inefficienza, della inadeguatezza alla conoscenza delle nuove tecnologie o semplicemente della necessità di una “ristrutturazione” dell’azienda. Cosa che grida vendetta al cospetto di Dio e degli uomini se solo si pensa alla perversa tendenza alle delocalizzazioni cui nessun governo dell’Italia democratica e repubblicana si è mai opposto. Pratica questa che ha privato l’Italia di centinaia di migliaia di posti di lavoro e che, se ha arricchito chi ha preferito emigrare là dove il lavoro costa meno, ha di fatto squassato dalle fondamenta tutto il tessuto industriale del nostro paese, disastro al quale si aggiunge la logica tutta liberista delle importazioni illimitate che ha, ad esempio, danneggiato il settore tessile nazionale del 25 %. La nostra avversione nei confronti del Jobs Act non è solo di natura ideologica in quanto tale provvedimento assesta un altro colpo mortale allo Stato Sociale, ma si sostanzia con la consapevolezza che un’ulteriore precarizzazione del lavoro con l’incertezza del proprio avvenire, finirà per assestare un altro duro colpo ai consumi e al Prodotto Interno Lordo italiano. Interi settori appaiono già destinati a crollare, dal mercato dell’auto, già peraltro in crisi, a quello della compravendita degli immobili anch’essa in crisi a causa della assenza di una adeguata politica dei prezzi. Il crollo economico, con la mancanza di mutui e acquisti, senza una adeguata regolamentazione delle politiche bancarie, è solo questione di tempo, è a nostro avviso una bomba ad orologeria che esploderà a breve definitivamente con conseguenze imprevedibili ma certamente molto gravi.
Di Nicola Cospito

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