Intervista a tutto campo a Roberto Fiore : “Oggi la grande assente è la politica”

Fabrizio Di Ernesto – Agenzia Stampa Italia
12 Febb 2015 –
(ASI) Abbiamo incontrato Roberto Fiore, segretario nazionale di Forza Nuova e neo presidente europeo di Alleanza per la pace e la libertà dei popoli europei (APF). Con lui abbiamo affrontato tematiche di politica estera ed interna.

In Ucraina soffiano venti di guerra e sembra di essere tornati ai tempi della Guerra fredda, da una parte il blocco atlantico e dall’altro la Russia. Qual è la vostra posizione in merito?

Facciamo un attimo un passo indietro e cerchiamo di capire cosa è successo. Noi vantiamo buoni rapporti in Russia da molti anni e più recentemente in Ucraina con Svoboda. Fino ai fatti di piazza Maidan noi sostenevamo la lotta di Svoboda contro la corruzione, giustificata dal malessere della popolazione ucraina. Dopo però è cambiato tutto. Si sono palesate organizzazioni che hanno rapporti con gli Usa ed altre forze atlantiche. A quel punto è diventata lampante la volontà di portare la Russia su un terreno improponibile: mutare lo status quo.
Va ricordato infatti che ai tempi di Gorbaciov fu stretto un accordo per il quale in cambio del dissolvimento dell’Urss la Nato avrebbe evitato di arrivare ai confini con la Russia. Certo ciò non è stato rispettato con i paesi baltici, ma con l’Ucraina si rompe questo accordo con una vera e propria dichiarazione di guerra, basti pensare a tutte le dichiarazioni dei neo-con, dei Mc Cain, dei Soros … nel tentativo di trascinare la Russia in una guerra che il Cremlino non vuole.
Inoltre, si vuole trascinare l’Ucraina in una situazione di disperazione sociale con molti servi della gleba e pochissimi finanzieri. Molte delle forze più sane in Ucraina si sono rivoltate quando il Parlamento ha abolito i sostegni agli anziani, alle famiglie ed alle fasce più deboli della popolazione. A quel punto si è palesata l’immagine di una dittatura oligarchica che mira ad indebolire il Paese, portando la popolazione alla fame . Noi siamo dalla parte della Russia e crediamo che Putin stia favorendo un assetto nuovo, quello di un federalismo molto pronunciato con le regioni dell’est Ucraina già fortemente autonome. Putin, però, non mira ad una indipendenza piena perché ha capito che può essere una trappola per scatenare una guerra, se non mondiale, continentale.

Un paio di settimane fa le elezioni in Grecia hanno visto la vittoria di Tsipras e della sinistra antieuropeista. Questo fatto può davvero cambiare l’Europa o lascerà la situazione del tutto inalterata?

Lo capiremo presto, già tra un paio di settimane. Da una parte abbiamo una nuova classe politica di sinistra, formatasi anche nei centri sociali per capirci, e altri invece che hanno studiato a Londra e quindi non è facile capire che posizione prenderanno. La Grecia è un Paese con una grandissima dignità, la sinistra, come anche una certa “destra”, quella di Alba Dorata, ha sempre avuto una posizione antiamericana e questo è importante anche per via della questione turca.
Se Tsipras manterrà la posizione di un governo greco, con una sponda di destra popolare quale è Anel, su pozioni cristiane molto forti, se non cambierà l’assetto greco e su queste basi sfiderà la troika e l’America noi sosterremo il popolo greco, paradossalmente anche con Tsipras.
Purtroppo, temiamo siano prigionieri di qualche schema marxista, antifascista o quanto meno internazionalista. Almeno in questo momento, però, sembrano pronti a mantenere le promesse elettorali. Noi consigliamo ad Atene di aprire presto alla Russia, perché se si vuole uscire da questa Europa ci sono due cose da fare: passare subito ad una moneta nazionale ed iniziare un rapporto organico con Mosca, anche tentando la via del baratto internazionale: “Tu mi dai l’energia io ti do altro senza utilizzare scambi monetari, su grossi spicchi di economia”.
Crediamo che per la Grecia possa essere un momento positivo, poi c’è la carta Alba Dorata che nonostante la durissima repressione ha ottenuto il 6% e osserva interessata la situazione, se Tsipras fallisce tocca a loro, devono evitare di svendersi e di fare gli errori commessi dalle altre forze politiche greche.

Finito il berlusconismo, il centrodestra sta cercando di ricompattarsi attorno alla figura di Matteo Salvini, voi siete interessati a questo progetto o avete delle condizioni da porre?

Nulla sta cambiando, c’è sempre un centrodestra a guida Berlusconi con gli stessi schemi precedenti ovvero filo europei, pro Usa, pro euro. Non c’è nulla di lepenista. Un conto è ciò che si dice oggi, in piazza in periodo non elettorale, e un conto quello che potrà avvenire nei prossimi mesi con le Regionali. La Lega in Veneto non avrà il volto di Salvini delle sue disquisizioni monetarie o delle posizioni pro russe, ci sarà uno Zaia molto concreto, democristiano, molto centrista.
Questo denuncerà una certa schizofrenia della Lega che non solo avrà due simboli e due leader, ma anche due strategie diverse: entrare nella Verona di Tosi e poi ascoltare un comizio di Salvini dà l’impressione di essere di fronte a due nemici, quindi bisognerà vedere cosa accadrà.
Non si capisce nemmeno che struttura riuscirà a mettere in piedi al sud e se a quel punto riuscirebbe a guidare due partiti, i militanti del sud sarebbero diversi da quelli del nord. Forse nemmeno loro riescono a seguire il filo della matassa.

Nei giorni scorsi i giudici hanno ribadito il no ai matrimoni omosessuali, ribadendo però la necessità di normalizzare la situazione per le coppie di fatto sia etero che gay. Perché la famiglia è sotto attacco?

Dobbiamo fare un ragionamento molto ampio e complesso. Secondo me la famiglia è sotto attacco perché l’Italia e l’Europa, in particolare i Piigs, sono sotto attacco. Teniamo presente che questi Paesi sono attaccati per essere stati la culla della civiltà, e quindi dell’Europa, e della spiritualità.
È chiaro che l’attacco economico è importante, ma è più importante minarne il dna e la struttura più centrale ovvero la famiglia. Dall’altra parte se vediamo l’Isis che avanza da ogni parte, ci sono jhadisti perfino in Bosnia, io credo che possiamo parlare di una strategia per attaccare i Paesi dell’Europa meridionale.
Questa spinta degli ultimi anni per il politicaly correct ed in favore dei matrimoni gay è portata avanti da forze che mirano ad indebolire la struttura della famiglia tradizionale. Noi dobbiamo resistere su tutti i fronti: sociale, economico, spirituale forse un domani anche militare.
La questione legata alle coppie di fatto, gay e non, ha una logica di fondo: perché lo Stato deve riconoscere una coppia che non dà garanzie di stabilità e non può procreare? Il senso di riconoscere la famiglia è duplice: se tu ti sposi fai un contratto che rende la tua relazione duratura e i tuoi figli sono garantiti da questo contratto, la tutela del futuro è in mano alla famiglia e al matrimonio.
La stessa cosa non può essere detta delle coppie di fatto, chi mi dice che un domani questi non si separino? Ed io Stato li devo riconoscere senza nessuna base contrattuale? Ancora di più vale per le coppie omosessuali che non solo non danno garanzie contrattuali, ma nemmeno la possibilità di avere quei figli che sono alla base delle tutele.

Da venti anni in Italia si parla di riforme e controriforme. Se domani vinceste le elezioni quali sarebbero le vostre prime tre?

Per riforme, oggi, si intende tagli. Dietro le riforme si nasconde il voler comprimere le istanze sociali. Per prima cosa dobbiamo nazionalizzare la Banca d’Italia, quindi emettere moneta a credito, che poi è il programma di Auriti, come già fanno molti Paesi.
Il Giappone emette moneta a debito nei confronti dei cittadini ma è un concetto abbastanza simile. Quindi dare incentivi alle famiglie per fare figli. Il nostro crollo demografico è prossimo al punto di non ritorno, quello in cui per risalire la china ci vorrebbero decenni ed un miracolo. Noi siamo ancora in tempo, ma senza incentivi non possiamo fare nulla. Ai miei tempi la gioventù era il triplo di quella attuale.
Terza riforma: il ritorno alla terra. Incentivi ai giovani per tornare a lavorare la terra. Questi sono i tre assi fondamentali di una rivoluzione più che di una riforma. Nei prossimi tempi vedremo che i partiti si avvicineranno a queste posizioni perché Forza Nuova ha questa missione: dire le cose inascoltata, quindi, le sue idee vengono, infine, raccolte; anche perché sono le uniche che possono riportare l’Italia al progresso ed alla ricrescita civile.

Il patto del nazareno sembrerebbe rotto, con Berlusconi che torna all’opposizione a 360 gradi. Cosa ne pensate?

Io non vedo più le distinzioni politiche ed ideologiche, se c’era una rottura un tempo era magari su come doveva essere l’Italia, o, magari, su come trattare i lavoratori, sullo statuto, sui rapporti con gli Usa o, nel campo socialista, sull’idea di libertà e di democrazia.
All’epoca c’era fermento ideologico. Oggi su cosa vertono le rotture? Sulla legge elettorale? Sul fatto che a Berlusconi va bene Mattarella, ma non il metodo con cui è stato scelto? Queste non sono idee sono liti fra comari, fra persone che non hanno più nulla da dire.
Per me non esiste il tema, come non esisteva quello del patto del nazareno. Non era stato fatto per far uscire l’Italia dalla crisi, come ad esempio stanno facendo in Grecia.
Il patto del nazareno su cosa è stato fatto? Su una spartizione democristiana e per tutelare Berlusconi sui suoi processi. Il grande assente oggi è la politica, non dico l’ideologia, ma la politica. Forza Nuova ha l’obiettivo di riportare tutto sul piano della politica e delle ideologie, è l’unico scontro possibile che accettiamo ed è quello da cui usciamo vincenti, perché abbiamo creato una giovane, ma forte e limpida, classe politica.

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