Gustavo Raffi: “O questo Vescovo tace o lo faremo tacere per sempre!”


La storia di mons. Micciché, ex Vescovo di Trapani, e la sua lotta contro la massoneria

C’è un settimanale coraggioso, pubblicato e venduto nel trapanese, che, in una delle province più massoniche d’Italia, parla spesso delle logge e dei loro ambigui intrecci con mafia e politica: si chiama “Social”.
La copertina dell’edizione disponibile in edicola dallo scorso 7 novembre riportava le parole forti di un coraggiosissimo prelato trapanese, monsignor Micciché: “Io, vittima dei massoni”; il monsignore, con dovizia di particolari, spiegava sulle pagine del periodico le possibili ragioni della sua sbrigativa e poco canonica rimozione (2012) dalla funzione di pastore di anime per la diocesi di Trapani, ricoperta fin dal 1998, puntando il dito anche contro ambienti vaticani.
Tutto ebbe inizio, racconta l’ex Vescovo trapanese, ” … in occasione della presenza a Trapani di un certo padre Esposito, della Pia Società San Paolo di don Alberione, (il quale mai ebbe atteggiamenti eterodossi verso la massoneria NdR) invitato dalla massoneria trapanese, assunsi una dura posizione. Questo religioso era stato esautorato dall’insegnamento alla Facoltà Teologica Lateranense in quanto simpatizzante della massoneria, a cui aveva dedicato un corposo volume, dal titolo “Concordanza tra massoneria e Chiesa Cattolica”. Nel 1981 – continua Micciché in uno dei suoi colloqui col giornalista Maurizio Macaluso – l’allora cardinale Joseph Ratzinger, all’epoca prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede, aveva redatto un documento magisteriale, firmato da Papa Giovanni Paolo II, nel quale si affermava che chiunque fa parte della massoneria non può accostarsi ai sacramenti. Cercai quindi di oppormi con tutte le mie forze alla presenza a Trapani di padre Esposito (a cui la massoneria aveva attribuito (2006) il titolo onorifico di Gran Maestro Onorario NdR). Ma il religioso, malgrado il suo superiore generale glielo avesse proibito, fece ugualmente la conferenza. E non si limitò a questo. A me, con tono di sfida, ebbe a dire, per telefono, che se non mi fossi convertito e non mi fossi iscritto alla massoneria avrei fatto una brutta fine. Parole profetiche!”.
E’ evidente che il modo di agire di padre Esposito denota una sicurezza che non può non provenire dalla certezza di poter agire indisturbato, anche contro un Vescovo e in aperta sfida alla volontà espressa dallo stesso Pontefice in quello citato prima e in altri documenti, perché molto ben protetto.
Ma, lasciamo proseguire il coraggioso prelato: “Mi attivai immediatamente. Ricorsi all’allora segretario della Congregazione della Dottrina della Fede, il cardinale Tarcisio Bertone, il quale mi invitò a continuare sulla mia strada. Ed a conferma del suo sostegno, venne anche a Trapani per parlare dell’argomento con il clero della diocesi. Ma la notizia del mio dissapore arrivò nelle stanze di Piazza del Gesù e scatenò una dura reazione. Si scomodò il gran maestro in persona, Gustavo Raffi, che si precipitò a Trapani e, pubblicamente, ebbe a dire: “O questo Vescovo tace o lo faremo tacere per sempre”.
La successiva estromissione del prelato – avvenuta per altro con una lettera privata, firmata dal Nunzio Apostolico mons. Bernardini e non dal Papa, come invece si disse allora, in cui gli si chiedeva di rassegnare le proprie dimissioni, pena la rimozione – non appare, dunque, una semplice coincidenza, così come non pare sia tale la virulenza con cui viene attaccato da suoi confratelli, probabile il riferimento al Vescovo della vicina Mazara, mons. Mogavero, chiacchierato ecclesiastico, inviato come visitatore apostolico proprio a Trapani per indagare su Micciché, spesso sospettato di essere in odore di massoneria, e da pezzi della magistratura (altri lo individuano come “parte lesa”, vittima di una incomprensibile rimozione) che gli attribuisce le colpe di un suo autista “disinvolto” allo stesso Micciché, coinvolgendolo in varie inchieste.

Rileggendo, però, con attenzione i ripetuti attacchi che l’ex Vescovo lanciò coraggiosamente contro i grembiulini non ci sono dubbi di sorta: “La massoneria, sistema perverso, anima di un sistema burocratico che blocca lo sviluppo del territorio e schiavizza le coscienze, ha messo radici profonde nella nostra città […] La nostra Chiesa abbia una coraggiosa apertura della mente e del cuore a Cristo, disponendosi ad abbandonare le opere delle tenebre per vivere la profezia della luce”, disse a Trapani, ad esempio, nell’omelia del mercoledì delle Ceneri del 2000; e non si fermò, parlando di “presenza inquietante della massoneria”, di scelta doverosa per ogni vero cristiano “tra Dio e Mammona, tra Chiesa e massoneria” (Alcamo, 2006) di ” … cultura di morte” che non finirà “… finché non riusciremo a scrollarci di dosso l’infamia del potere occulto e malefico che ha nome mafia e massoneria”, suscitando ogni volta clamore e scandalo negli ambienti conniventi e collusi di quella “buona borghesia” che da sempre, e non solo in Sicilia, fornisce il brodo di coltura indispensabile al proliferare del cancro massonico-mafioso.
E’ chiara la consapevolezza del pastore trapanese su quale sia la vera natura del Nemico, così come è chiaro che esso trova anche tra gli uomini di Chiesa supporto e alimento, cosa a cui, ed è più che comprensibile, mons. Micciché si rifiutava di credere, almeno fino a quando lo stesso card. Bertone non glielo confermava personalmente: ” Ma cosa vuole, Eccellenza, anche in Vaticano ci sono cardinali, vescovi e prelati iscritti alla massoneria”( “L’Espresso” del 28/10/2014).

Ma, l’ex Vescovo di Trapani – che attribuisce anche l’abdicazione di Benedetto XVI a intrighi che non escludono l’operato delle logge – ha redatto un corposo memoriale, oltre cento pagine, che potrebbe avere un effetto devastante; la reazione di Gustavo Raffi non si è fatta attendere: l’ultima copertina di “Social” dà notizia dell’invito al confronto pubblico che l’ex gran maestro del G.O.I fa al coraggioso monsignore.
Qualora Micciché, come speriamo, dovesse accettare, saremo presenti per sostenerne le ragioni e la strenua lotta che continua a portare avanti, lotta della luce contro le tenebre, foriera di speranza per la Chiesa e l’intera società civile, buona battaglia a difesa del bene comune contro gli interessi perversi di un contropotere occulto e malefico.

Giuseppe Provenzale
Vicesegretario nazionale di Forza Nuova

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