Gioacchino Basile scrive a Napolitano: “Altro che trattativa, storico accordo”

Nessuna occasionale trattativa mafia-stato, ma uno storico accordo fra l’indegna classe economico-politico-istituzionale e “cosa nostra”, utilizzata in funzione militare a garanzia degli indegni patti politico-affaristici e criminali stabiliti nei tuguri dei palazzi della borghesia siciliana

” Presidente, se, così come mi piacerebbe pensare, Lei non è coinvolto da compiacente attore nella triste ipotesi-teatrino “trattativa” coordinata da Vittorio Teresi, oggi non può più esimersi dal pretendere il definitivo approfondimento con il quale si stabilisce, se lo scrivente è un calunniatore ancor più indegno di Totò Riina ed i suoi accoliti, e quindi degno del 41 bis, oppure se queste patriottiche e dolorose grida sono volte contro lo scandaloso tradimento alle nostre istituzioni ordito da quelli che dentro i Palazzi di Giustizia e delle Procure detengono i massimi poteri dello Stato di cui Lei, nel bene e nel male, anche in qualità di Presidente del CSM, è la massima espressione …”

Monfalcone, 4 novembre 2014
Al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano
e.p.c.
Presidente del Consiglio Matteo Renzi
Procuratore Nazionale Antimafia Franco Roberti

Eccellentissimo Presidente,
da quando il Proc. agg. Vittorio Teresi ed il suo seguito, la hanno chiamato in causa, anche a costo di mettere la più alta figura istituzionale del nostro Paese allo stesso livello della più indegna e bassa macelleria criminale che la natura umana possa esprimere, chissà perché, ho letto il suo forzato coinvolgimento dentro questo miserabile scenario, come un colpo di teatro che illumina di fredda luce la ridicola ipotesi–inganno di Vittorio Teresi e compagnia e supera in fantastica grandezza ed addirittura ridicolizza, quella del “proto bugiardo” di Oscar Wilde, nel vano tentativo di seppellire la triste verità, che vede invece il diretto coinvolgimento dello stesso Vittorio Teresi e di pezzi dominanti della Procura di Palermo nell’urgente ed infame strage di via D’Amelio.

” Il proto bugiardo, conosce bene il suo pubblico, e conoscendolo può anticipare ciò che esso vorrebbe sentirsi dire, ciò che esso è disposto a credere”. << Oscar Wilde >>

Presidente, chi l’ ha voluta ad ogni costo “mascariare” è un drappello di magistrati guidati da Vittorio Teresi, proprio Lui, quello che il giorno dopo la feroce strage di via D’Amelio, in concorso con altri, utilizzò le sue funzioni istituzionali per stroncare sul nascere quella semplice applicazione della legge che, con Paolo Borsellino vivo, nemmeno il più indegno fra i maFistrati poteva più impedire …

In buona sostanza, i nostri Eroi non morivano perché scoprivano imperscrutabili segreti, ma un attimo prima ”di applicare la semplice legge” che metteva in grave difficoltà il vile grumo politico – affaristico (mafia e appalti), in cui s’incontrano gl’interessi della mafia e del vile teatrino dell’antimafia; l’altra mafia.
In buona sostanza, signor Presidente, dietro la diga degl’inganni e delle omissioni di Vittorio Teresi e della sua Procura c’è il verminaio statalista politico-istituzionale che prima ha tradito i nostri Eroi e poi si è fatto vilmente scudo dei loro cadaveri.
Ecco le vittime(Falcone, sua moglie, Borsellino e gli agenti delle scorte) i traditori (Teresi e compagnia) ed i carnefici: i Galatolo.

Loro ed i loro vili germani, nel loro stesso ed immediato interesse, sono gli esecutori materiali della strage di via D’Amelio.
L’Esposto–dossier che consegnai la sera del 25 giugno 1992 a Paolo Borsellino dimostrava, al di là d’ogni ragionevole dubbio, che Fincantieri pagava il ruolo criminale di questi tristi personaggi, in suo favore.
Grazie all’inconfutabile controllo di Paolo Borsellino, dopo 10 giorni dalla spedizione formale -29 giugno 1992- di quell’esposto–dossier alla Procura di Palermo, ricevetti la convocazione in qualità di persona informata dei fatti dal Vittorio Teresi che il 16 luglio, nervosamente, insieme ad altro suo collega a me sconosciuto, dopo avermi confermato l’interesse personale di Paolo Borsellino, mise a verbale solo una minima parte dei nomi e delle circostanze che illuminavano quel tugurio socio–politico e criminale che banchettava sulle risorse e sulla dignità dei palermitani.
Dopo 3 giorni fu massacrato Paolo Borsellino e nessuno ha mai trovato l’esposto che gli avevo consegnato – dietro sua precisa richiesta – né tanto meno l’agenda in cui certamente aveva preso appunti, anche sui fatti in oggetto.
Poi ebbe inizio il mio olocausto esistenziale: i vili “amici” politici, capito il livello di copertura politico-criminale ed istituzionale di Fincantieri, mi tradirono senza alcun ritegno e mi abbandonarono all’inesorabile morte civile.
Loro, i Galatolo – quelli pagati da Fincantieri e con il curriculum giudiziario (sic) che si ritrovano, (presenti in tutti gli omicidi eccellenti e le stragi a Palermo, da Pio La Torre, al Generale Dalla Chiesa; da Rocco Chinnici al mancato attentato del 20 giugno 1989 contro Giovanni Falcone e fino alla Strage di via D’Amelio) “come la corda in casa dell’impiccato” pur essendo i reggenti del territorio dove insiste via D’Amelio, diretti interessati alla morte di Paolo Borsellino e ormai da ben 12 anni oggetto dei miei attacchi diretti e sottoscritti in atti giudiziari della Procura di Caltanissetta e successivamente di Palermo e della Direzione Nazionale Antimafia – non sono mai stati citati o minimamente indagati per l’infame strage. Le valorose Procure in oggetto, rigorosamente governate da siciliani, si sono sempre fermate ai Madonia, che già nel luglio del 1992 non contavano più nulla, perché tutti finalmente incarcerati per i fatti del Big John, già dal gennaio 1990.
Quella nave dopo la consegna dei 650 kg. di cocaina, (con la finzione di lavori mai eseguiti) fu “ospite” in attesa del pagamento della droga nello stabilimento navale di Fincantieri, dove lo Stato aveva rinunciato ad esercitare ogni benché minima e dignitosa azione istituzionale. E’ utile precisare che la vicenda Giudiziaria dei fatti in oggetto (Big Johon) era stata impostata dagli investigatori americani
mai e poi mai dalla Procura di Palermo, che già nell’anno 1987 aveva insabbiato un mio esposto sottoscritto da ben 120 miei compagni di lavoro, ed ignorato le mie denunce pubbliche contro “cosa nostra” sempre sottoscritte dai miei compagni di lavoro – 518 anno 1988 e 750 anno 1989 – e dal nostro, duramente osteggiato e vilmente ignorato dai media locali e nazionali, giornale Dopolavoro Notizie, sarebbe partita un’indagine seria che accostasse i Galatolo a Fincantieri ed al verminaio socio-politico e criminale che la dominava.
In buona sostanza, Presidente, per arrivare alla verità che volle l’urgente strage di via D’Amelio, basta semplicemente partire dal mio esposto-dossier del 29 giugno 1992, ed il mio interrogatorio a verbale del 16 luglio 1992, e seguirne semplicemente il percorso che dopo la morte di Paolo Borsellino lo inghiotte nei tuguri della Procura e procedere tranquillamente alla lettura di atti giudiziari che vedono sempre Vittorio Teresi agire con l’inganno e la menzogna, anche contro i Giudici; da Pm a Palermo, da teste e da imputato a Caltanissetta.
Nella Prefazione alla Fenomenologia dello spirito, per dire che “il vero è l’intero”, Hegel mostra un esempio di grande squisitezza: “Il boccio scompare nella fioritura e si potrebbe dire che quello viene confutato da questa; similmente, all’apparire del frutto, il fiore viene dichiarato una falsa esistenza della pianta e il frutto subentra al posto del fiore come sua verità”.
Presidente, Lei ben sa, e questa è una mia granitica certezza, che Le accordo senza alcuna benché minima riserva, che non c’è mai stata alcuna “trattativa” fra “cosa nostra” ed i vili governi, nazionali e siciliani che manipolarono l’onore dello Stato e le risorse pubbliche fino alla strage di via D’Amelio, 19 luglio 1992. Qualsiasi società che può definirsi Stato, anche quello di bassa credibilità morale ed istituzionale come il nostro, non può esser minimamente messo in difficoltà (contro la sua vera volontà) dalla feccia umana associata in “cosa nostra.”
E’ vero invece che negli anni 70, in concomitanza del consociativismo si riconsolidò in Sicilia lo storico accordo fra l’indegna classe economica e politico-istituzionale e “cosa nostra”, che per circa un ventennio venne utilizzata in funzione militare a garanzia degli indegni patti politico-affaristici e criminali stabiliti nei tuguri dei palazzi della borghesia siciliana, figlia dei Sedara: << una sorta di coordinamento trasversale tra fiduciari del potere, al quale molti furono chiamati, e moltissimi furono quelli che aspirarono a partecipare per indegno convincimento ideologico o per meschina convenienza. L’urgente strage di via D’Amelio, compromise la tenuta di quel quadro infame e quelle istituzioni politiche furono costrette a tradire i loro miserabili servi, ad eccezione degli esecutori della strage, i Galatolo, che non furono disturbati fino al 12 luglio 1997, quando grazie agli errori strategici di quella Procura (sic.) si dovette prendere atto delle infamie istituzionali commesse contro Gioacchino Basile ed i suoi sogni di libertà. Per pura prudenza e sopra tutto a tutela della mia dignità, mi limito a chiedere: ma, i rozzi errori di Giancarlo Caselli contro la mia già nota storia e le inoppugnabili e documentate ragioni nell’anno 1993, furono frutto della sua incompetenza, della sua compromissione o dei ricatti per portare a termine la sceneggiata statalista del processo al filo mafioso Giulio Andreotti?.. Presidente, dietro il triste muretto che nasconde i tradimenti e gl’inganni di Vittorio Teresi, e della sua Procura, uno Stato che ha ancora un pizzico d’onore avrebbe molto da scavare: molte macerie scalpitano per venire alla luce. Basterebbe un minimo e dignitoso approfondimento critico a queste mie dolorose grida di Verità e Giustizia per scoprire che molto probabilmente la vera natura dei valorosi magistrati che scrivono libri (sic.) ed hanno in pugno le Procure di Palermo e di Caltanissetta non è quella che giornali e tv di regime con il supporto degli utili idioti impongono agli italiani. “Valorosi magistrati” che grazie a Dio, con i loro familiari vivono lavorano e studiano tranquillamente a Palermo, senza che nessuno osi minimamente disturbarli: sarebbero dunque queste le vittime improponibili di minacce, che non rispondono assolutamente alla realtà? Minacce anomale, che mai e poi mai l’accozzaglia criminale si sognerebbe di fare a chi, come è stato dimostrato può schiacciarli come vermi, ogni volta che vuole. Minacce provocate e forzatamente estrapolate e reinterpretate dai pii desideri del miserabile Totò Riina, chiuso in tuguri carcerari inespugnabili, di cui si ha notizia solo per l’inadeguatezza di chi detiene il potere reale nella Procura di Palermo. Pii desideri amplificati e pubblicizzati da molti valorosi cronisti (sic.), più servi che servitori dell’informazione che con ampia fantasia e senza alcuna dignitosa criticità strumentalizzano, inondando il Paese di ridicole menzogne e tacciono sulla verità che ben conoscono già dalla metà degli anni 80.. ma c’è di più, Presidente... Le minacce e le lettere anonime che non hanno mai avuto un volto, un profilo o un dignitoso senso, se non quello di vestire con improbabili vesti eroiche chi ad una modesta rilettura critica ed un minimo approfondimento, tale potrebbe non risultare. Le successive stragi,( 93 e 94) non furono altro che il colpo di coda della infame associazione criminale contro lo Stato: i feroci demoni, esaltati dalla mistificazione ideologica accreditatagli dai media e dai “valorosi” (sic) tentavano d’intimidire i loro ex compagni di merenda, politici e istituzionali, che dopo averli usati li avevano poi duramente dovuti tradire nel vano tentativo di darsi una dignità…(sic.) La triste mistificazione ideologica,resiste ancora nei tuguri delle borgate siciliane solo come unica rivalsa contro i Palazzi di Giustizia e le istituzioni vili, che prima hanno tradito gli Eroi veri ed ancora oggi utilizzano i loro cadaveri come muretto per nascondere la verità che vede molti, troppi fra loro coinvolti da vili servi. Presidente, se così come mi piacerebbe pensare, Lei non è coinvolto da compiacente attore nella triste ipotesi-teatrino “trattativa” coordinata da Vittorio Teresi, oggi non può più esimersi dal pretendere il definitivo approfondimento con il quale si stabilisce, se lo scrivente è un calunniatore ancor più indegno di Totò Riina ed i suoi accoliti, e quindi degno del 41 bis, oppure se queste patriottiche e dolorose grida sono volte contro lo scandaloso tradimento alle nostre istituzioni ordito da quelli che dentro i Palazzi di Giustizia e delle Procure detengono i massimi poteri dello Stato di cui Lei, nel bene e nel male, anche in qualità di Presidente del CSM, è la massima espressione e per cui, se Lei ( come spero ) è veramente estraneo al teatrino che manda in scena la “trattativa”, con immediatezza dovrebbe tirarsi fuori con alto senso dell’Onore, pretendendo l’immediato e cristallino approfondimento di questi fatti. Saluti Gioacchino Basile

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