Fecondazione in vitro, avanza smantellamento Legge 40;Corte Costituzionale legittima l’eugenetica

12 nov –
Giuseppe Provenzale*

Dio ci salvi dall’individualismo liberale!
La nostra epoca è marchiata a fuoco e lo zolfo pare sia il combustibile più utilizzato; il cosiddetto liberalismo di matrice illuministico-positivista ne determina, infatti, da circa trecento anni, le scelte fondamentali, particolarmente agghiaccianti quando coinvolgono la sfera della bioetica.
Il cosiddetto “diritto della persona”, di fronte alla cui cecità un ciclope ha lo stesso spettro visivo di un’aquila, sembra travolgere senza sosta ogni limite morale e naturale, fasti/odioso impedimento alla piena realizzazione di qualunque egoistico desiderio.
Uteri in affitto per chi non può, per innocente “orientamento sessuale”, avere bambini, aborto legale e gratuito per chi non li vuole per ragioni psicologiche, di proprietà privata dell’utero – che importa se dentro c’è un essere autonomo – o “terapeutiche” – lo sterminio dei bambini down e le pillole abortive sono la tragica applicazione omicida di questo aberrante concetto di cura medica – transgenderismo chirurgico e diritto alla fluidità gender anagrafica, dipendente quest’ultima dalla percezione anche temporanea di un’ “identità di genere”, differente, ça va sans dire, dal sesso biologico.
E ancora, riconoscimento della stessa pedofilia come orientamento sessuale, quale ulteriore orizzonte di una “rivoluzione permanente” che avrebbe spaventato persino Trotsky, ma anche – perché no? – eutanasia dei disabili e degli anziani – “Let us kill disabled babies” era l’esortazione che non molti anni fa lanciò il rispettabile, e tanto british, Royal College of Obstetricians and Gynaecology – tutto sempre in nome dell’amore, della libertà riservata ai killer, della gioia e dell’orrore di fronte al dolore.
Del resto, l’eugenetica, per inquadrare il tema dell’ultima di una serie di sentenze in materia emesse dalla Corte Costituzionale, non fu certo un’invenzione di Hitler. Il suo ideatore fu il positivista sir Francis Galton, cugino di Darwin, che alla selezione naturale teorizzata dal più famoso parente voleva dare una mano “scientifica”, creando artificialmente una razza perfetta sia fisicamente – niente handicap e malattie per carità – che intellettualmente, frutto dell’incrocio in vitro tra i grandi geni dell’umanità e donne opportunamente selezionate per le loro caratteristiche fisiche.
Ebbene, un paio di giorni fa la Consulta – sempre molto all’avanguardia in materia di legittimazione del laicissimo capriccio individuale – dispone (sentenza n. 229/2015) che il diritto al figlio non basta:il pargolo deve essere sano, che diamine!

Non che la Legge 40/2004, che regolava la fecondazione assistita, fosse il massimo: intendiamoci; non poteva certo ritenersi conforme al diritto naturale, né tanto meno alla morale cattolica, ma, almeno poneva dei limiti all’arbitrio ed aveva persino superato le forche caudine del referendum, istituto di democrazia diretta che in Italia piace solo quando dà ragione alle lobby nemiche della vita. Essa, però, a colpi di sentenze dell’Alta Corte, è ormai stata svuotata completamente dei suoi fondamenti normativi, riducendosi ad un inutile simulacro di se stessa.
La selezione pre-impianto degli embrioni (come già accaduto alla fecondazione eterologa ), esclusa dalla legge del 2004, è giudicata come incostituzionale e si reintroduce nel nostro ordinamento la possibilità di scegliere gli embrioni prodotti allo scopo di scartare quelli che presentano imperfezioni; il cerchio sembra chiudersi: i giudici paladini della libertà costituzionale rivendicano l’eugenetica come coerente coi principi propri e della loro assise, le riconoscono una familiarità filosofico-giuridica assoluta … Altro che nazionalsocialismo!
Ipocrisia massima, a questo punto, è costituita dal mantenuto divieto della soppressione dell’embrione non gradito, il cui destino sarà quello del frigorifero e, infine, necessariamente, dell’eliminazione attraverso la condotta idrica.
Secondo i guardiani del peggior antropocentrismo, tutti i diritti devono essere riconosciuti, tranne quello di base: il diritto alla vita. Tutto deve essere possibile, tranne il fatto di riconoscere dei limiti all’arbitrio umano; il “diritto della persona”, totem inviolabile del laicismo liberale, è un moloch che scarta e uccide tutti coloro i quali – embrioni, bambini nel ventre della madre, disabili, anziani – vengono ritenuti non meritevoli – per il loro bene si intende, per “amore” – di stare in questo mondo che assomiglia, ogni giorno di più, a quel “Mondo Nuovo” i cui connotati l’iniziato Aldous Huxley delineava, e non certo a caso, nel suo omonimo romanzo del 1932. Un’autentica rivoluzione culturale è necessaria e ci attende, se vogliamo restare umani.

*Vicesegretario nazionale
Forza Nuova

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