Evita femminista?


EVITA FEMMINISTA?

Giuseppe Provenzale*

E’ risaputo che una delle battaglie combattute e vinte da Evita Peròn fu quella che portò all’estensione del diritto di voto alle donne, con la famosa legge 13.010 da lei stessa presentata il 23 settembre del 1947. Non si trattò certamente di un episodio isolato, il suo impegno per la dignità della donna fu infatti costante e la condusse il 26 luglio del ’49 alla fondazione del Partito Peronista Femminile.
Nella concezione peronista, la condizione disagiata della donna nella società, nel rispetto della complementarietà e della differenza dei ruoli, deve essere affrontata e risolta dalle donne stesse;
il Movimento femminile ha il compito di fare della donna argentina la protagonista attiva del processo rivoluzionario in atto, trascinando il popolo verso una sempre più consapevole acquisizione della propria identità e unità.
Le donne argentine sono mobilitate al servizio della Patria e delle famiglie per imporre il riconoscimento del loro imprescindibile ruolo, preservando se stesse dagli snaturamenti ideologici che il femminismo di matrice sinistra non ha smesso, purtroppo, di produrre ancora oggi.
Un “… femminismo guidato non da donne, ma da ‘qualche cosa’ che aspirando ad essere uomo aveva cessato di essere donna e non era nulla …” non fa parte della visione della signora Peròn.
Il “femminismo” di Evita intende dunque, al contrario, esaltare la donna in quanto Donna con la maiuscola: “… Il primo obiettivo di un movimento femminile che voglia fare del bene alla donna, che non aspiri a cambiarla in uomo, deve essere il focolare…Nasciamo per creare famiglie, non per vivere nella strada …”.
Le militanti dovevano agire a fianco dei loro camerati ma affrontare le problematiche dello specifico femminile evitando assolutamente di correre il rischio di “mascolinizzarsi”: “In politica la donna deve essere al fianco dell’uomo, ma senza mai permettergli di immischiarsi nei suoi affari…” sosteneva senza mezzi termini.
Evita comprese come, nel contesto dottrinale che prevedeva la costruzione di una società basata sul principio della comunità organica, la partecipazione attiva delle donne alla politica, nel senso più alto della parola, fosse di primaria importanza sul piano morale e spirituale.
E le donne argentine la ripagarono con il fervore e il fanatismo instancabile da lei più volte richiesto, riversando su Juan Domingo Peròn, alle prime elezioni a cui parteciparono, nel 1951, più di due milioni di voti femminili.

(Tratto da: “La dama de la esperanza”)

*Vicesegretario nazionale Forza Nuova

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