Diyarbakir, Turchia espropria chiesa cristiana armena. Erdoğan dichiara guerra ai cristiani?

29 mar – Francesco Trupia* –

In queste ore il governo turco ha posto sotto sequestro la chiesa Apostolico-armena di san Ciriaco, patrimonio dell’UNESCO, a Sur, provincia di Diyarbakir, il luogo di culto cristiano più grande in Medio Oriente. Il tempio garantiva fino a poche ore fa la professione della propria fede alle comunità cristiane di Armenia, Siria e Iraq presenti in quelle zone contese della Turchia.
Il sequestro del luogo di culto è avvenuto per volere di Erdoğan, con il quale l’UE continua a dialogare elargendo miliardi di euro nel vano tentativo di risolvere il problema rifugiati.
Si tratta di quella stessa Turchia che lungo i confini orientali ha mostrato una Polizia alquanto “confusa” nell’elargire primi soccorsi (tra cui armi e munizioni) ai “profughi” sbagliati.
La notizia è stata divulgata ieri sera dal giornale armeno “Agos” con agenzia a Istanbul.
A quanto pare, la chiesa in questione, che alcune voci danno anche per danneggiata, non è l’unica ad essere stata posta sotto sequestro.
Al momento si parla tecnicamente di avvenuto esproprio, giuridicamente diverso dal “porre i sigilli”, ad un luogo che, teoricamente, dovrebbe essere riaperto al culto dopo la conclusione di un processo.
Il fatto è che non vi è alcun processo in corso né per giustificare l’esproprio né il sequestro di un luogo pubblico, prima che di culto. Inoltre, né i sacerdoti né le riconosciute figure di rappresentanza delle comunità cristiane possono momentaneamente entrare e constatare di presenza, ciò farebbe pensare ad una situazione simile a quella del Kosovo.
Nell’est della Turchia, la zona più o meno corrispondente al Kurdistan turco, il governo sta chiudendo qualsiasi luogo di culto che non sia islamico: chiese armene, cristiane, caldee e protestanti o frequentate da minoranze come Assiri e Curdi in generale.
Pare che, per motivi di sicurezza interni, il governo nazionale turco possa “scavalcare” convenzioni internazionali e sul patrimonio dell’umanità; per capirci meglio è quello che potrebbe fare un Paese UE sospendendo Schengen.
Nel caso della Turchia, però, la questione di sicurezza interna è legata o al PKK, qualora fosse provato il suo collegamento con gli ultimi attentati, o ad alcune cellule del vecchio PKK che continuano la lotta armata, soprattutto dopo le parole di Ocalan dal carcere.
Non vi è alcun collegamento, quindi, con le comunità cristiane e, di conseguenza, nessuna ragione per sequestrare, espropriare o avallare qualsiasi tipo di chiusura di luoghi riservati al culto.

La chiesa di san Ciriaco, inoltre, è armena e questo peggiora lo storico astio tra armeni e turchi. L’azione turca è un affronto alla comunità armena, che non vive in Turchia, ma che ha scelto dopo questa Pasqua di ricordare fino al 24 Aprile il genocidio da essa subito nel 1915, genocidio che il Paese di Erdoğan continua a negare.
La Turchia, del resto, non riconosce neanche i confini occidentali con l’Armenia, parlando di “un popolo due Stati” con riferimento all’Azerbaijan. Quest’ultimo, a sua volta, è in conflitto con l’Armenia per la questione del Nagorno-Karabakh, abitato da armeni, quindi cristiani, che Baku rivendica fin dall’inizio del conflitto del 1992.
In poche parole, l’ennesimo attacco turco alla comunità armena ha un grande valore simbolico per l’intera comunità cristiana. Gli Armeni rappresentano uno dei popoli cristiani più perseguitati della storia, forse quello più perseguitato, e sono il simbolo di una entità Statale che è stata storicamente la prima ad accettare proprio la religione cristiana come religione di Stato.
Che l’azione di Erdoğan voglia costituire una sorta di pesante avvertimento verso i cristiani, considerati come nemici? La Turchia intende negare la stessa proprietà armena dei luoghi di culto?

*Dottore in Politica e Relazioni Internazionali, studia Philosophy on Global Affairs

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