Disabili veri discriminati; Martina, “colpevole” di avere più di 16 anni, rischia di essere uccisa dalla burocrazia

6 marzo –
Giuseppe Provenzale* –

Rosario Crocetta, l’assessore regionale Borsellino, il ministro Lorenzin, bravissimi nei tagli anche nel settore dell’assistenza e delle cure ai disabili, rischiano grosso; interesseremo i nostri legali per garantire i diritti di Martina, per tutelare chi è veramente discriminato. Altro che omofobia!

L’arcipelago della disabilità è formato da milioni di isole, innumerevoli situazioni e drammi particolari, accomunati dal dato tragicamente costante dell’incapacità, dell’inadeguatezza delle istituzioni che mostrano regolarmente uno scarto abissale tra le belle dichiarazioni di principio dei tanti documenti ufficiali e la reale burocratica inettitudine, a tal punto connaturata dal saper dimostrare solo indifferenza impotente nell’affrontare le sofferenze reali.
La vera discriminazione verso una “razza” di pària, e verso le famiglie, è ancor più stridente se solo si pensa a quanto la parola “discriminazione” sia abusata nel linguaggio politicamente corretto, molto attento a privilegiare solo i discriminati presunti, limitandosi per i deboli veri, per i veri esclusi, ad una delicatezza semantica e, proprio per questo, ipocrita al massimo grado.
La storia che Donatella Samaritano, di Sciacca, provincia di Agrigento, coraggiosa mamma di Martina Ciaccio, mi ha raccontato è esemplare:
“Martina oggi ha 22 anni, ma il corpo di una bambina di 4, pesa 22 chili, perché affetta dalla sindrome di Cornelia De Lange, rara patologia che ne impedisce la crescita regolare, oltre a causarle vari altri problemi, che necessitano di complessi e frequenti trattamenti chirurgici, quali il reflusso gastroesofageo, la poliposi e un’ estrema fragilità ossea”.
Finché la piccola era in età pediatrica, la famiglia è riuscita ad ottenere gli interventi necessari ad affrontare la difficilissima situazione, ma, già dall’anno scorso, quando una precedente frattura al bacino si era ripresentata, i problemi per ottenere l’intervento dovuto erano stati tantissimi.
La sua colpa? Aver superato l’età pediatrica (16 anni) e avere il corpo di una bambina; la rara sindrome di cui soffre le impedisce di crescere, ma è troppo adulta per poter usufruire dei reparti di pediatria chirurgica, gli unici adatti al trattamento delle sue piccolissime dimensioni, che non la vogliono più per problemi di rimborsi dalla Regione, che non sarebbero loro riconosciuti per l’età di Martina; quelli per adulti non sanno cosa fare, se non tenerla lì ad aspettare di morire perché, con il genere di fratture a cui è soggetta, rischia un’embolia, il coma diabetico, un’emorragia, complicanze cardiache.
“Ma per il suo corpo serve l’attrezzatura che si usa per i bambini!” dice la madre, appellandosi alla logica, disciplina sconosciuta, evidentemente, a questo mondo così attento a non offendere nessuno.
E’ l’ennesimo caso di discriminazione a causa della disabilità e, anche, di omissione di soccorso da parte di chi ha prestato il giuramento di Ippocrate e ad opera di quelle istituzioni che hanno licenziato leggi che proclamano l’antidiscriminazione come dogma.
Sarà, forse, perché i disabili sono la prova evidente che i falsi miti della bellezza a tutti i costi – e della pseudo libertà di scegliere l’aborto, cosiddetto terapeutico, o la “dolce morte” per chi non corrisponde agli standard o, ancora, la morte per abbandono per chi non vuole curarsi con quel che passano le miliardarie industrie farmaceutiche – di questa democrazia del nulla nascondono, dietro la maschera della tolleranza, il ghigno crudele dell’odio per i più deboli?
Il nostro settore Disabilità, di cui annunceremo a breve la nascita ufficiale, si occuperà anche di Martina: basterebbe che, in attesa di un prossimo ricovero che la aspetta in Lombardia, le si rilasciasse un permesso che le desse la possibilità, aggirando la burocrazia, di essere accolta in un reparto pediatrico, nel caso in cui si presentasse, come già accaduto, la necessità di un intervento urgente, oggi autentica condanna ad una morte certa.
Rosario Crocetta, l’assessore regionale Borsellino, il ministro Lorenzin, bravissimi nei tagli anche nel settore dell’assistenza e delle cure ai disabili, rischiano grosso; interesseremo i nostri legali per garantire i diritti di Martina, per tutelare chi è veramente discriminato. Altro che omofobia!

*Vicesegretario nazionale
Forza Nuova

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