CORNELIU ZELEA CODREANU: 30/11/1938 – 30/11/2014

Quando si parla di “Fascismo”, l’uomo della strada e l’intellettuale più o meno organico sono, per una volta, accomunati da un’identica definizione del fenomeno. I medesimi stereotipi e luoghi comuni duri a morire ne riducono inoltre la collocazione storico-geografica al ventennio italiano o, peggio, fraintendendo più o meno consapevolmente, a una qualche dittatura militare, lontana anni luce dal poter essere assimilata al Fascismo correttamente inteso. Qualcuno ha parlato a questo proposito di “Fascismi sconosciuti,”intendendo identificare così tutti quei partiti e movimenti che, a cominciare dal primo dopoguerra, si diffusero in Europa e nel mondo richiamandosi alla matrice italiana e interpretandone, secondo le rispettive caratteristiche nazionali e le speciali vocazioni, la visione del mondo e l’idea di Civiltà.
Corneliu Zelea Codreanu , con la sua Legione dell’Arcangelo Michele, costituisce uno dei fenomeni più alti e significativi dell’intero e vasto panorama dei “Fascismi sconosciuti” in Europa.

Codreanu nasce a Husi in Moldavia, Regione del Nord-Est della Romania, il 13 settembre del 1899;
fin da giovanissimo viene educato all’amore per Dio e per la Patria e, in un Paese provato dal conflitto appena concluso e minacciato direttamente dalla Russia bolscevica, milita in vari movimenti politici di ispirazione nazionalista. E’ in questo periodo, tra il 1918 e il1920, che crescono e maturano in lui quelli che saranno gli elementi cardinali che daranno vita alla sua azione futura.

Tra le battaglie dei primi anni di lotta vanno ricordate: quella per l’apertura dell’Anno Accademico con il tradizionale rito religioso, che il Senato Accademico di Iasi aveva tentato di abolire, e quella contro la SCIAPKA, un copricapo russo che gli studenti comunisti ostentavano come simbolo evidente della loro mancanza di amor patrio e di sudditanza nei confronti dello Stato sovietico.

Ma oltre che tra gli studenti universitari, e più tardi fra i contadini, anche tra gli operai, attraverso azioni provocatorie e un’avanzata visione sociale, Corneliu e i suoi camerati ottengono i primi consensi, destinati più tardi a raggiungere dimensioni considerevoli, a dispetto, in questo come negli altri ambienti, della nociva presenza di agitatori comunisti al servizio di Mosca e di organizzazioni da quest’ultima finanziate.

“Non potrei definire come sono entrato nella lotta. Forse come un uomo che…., sorpreso dal fuoco che divora una casa, getta la giacca e balza al soccorso di quelli in preda alle fiamme”.

Negli anni tra il 1922 e il 1923 con l’associazione Studenti Cristiani, Codreanu è al centro delle proteste studentesche negli atenei, in questo contesto subisce il primo di una lunga serie di arresti e vere e proprie persecuzioni, per sé e per i suoi, che giungeranno fino al martirio del Movimento Legionario e del suo fondatore. Il regime poliziesco al potere dichiara guerra ai giovani nazionalisti e ne vieta le manifestazioni, interrompe nel 1924 il primo Campo Volontario di Formazione della Gioventù arrestando i partecipanti e torturandoli sadicamente inprigione. Lo stesso Prefetto di Polizia Manciu si distinse personalmente nelle torture e Codreanu, durante il processo che seguì, lo uccise per legittima difesa, così come fu riconosciuto dalla relativa sentenza.

La sua popolarità è alle stelle, la Lega di Difesa Nazionale e Cristiana, di cui Corneliu ora fa parte,

ottiene successi elettorali ma si profila un’imminente scissione. Il 24 giugno 1927, l’uomo che ormai tutti chiamano : il Capitano, dà vita alla Legione dell’ Arcangelo Michele.

Lo spirito della Legione fa di questa organizzazione un esempio straordinario di abnegazione alservizio del proprio popolo; ripudiando ogni machiavellismo la lotta politica si sublimerà ai massimi livelli per subordinarsi alla morale, mirando ad estirpare radicalmente i mali connaturati all’utilitarismo moderno causa principale della deriva che interessa le società contemporanee :”…il Legionarismo…mira “all’anima”, vale a dire al riequilibrio dell’anima attraverso la pratica delle virtù cristiane ed alla preparazione per quella redenzione finale che la Chiesa non perde mai di vista”. Fondamentale in questo senso è la formazione dell’Uomo-Legionario: “Gli uomini e non i programmi politici sono la pietra angolare del Movimento legionario”. Il militante deve mirare ad una vera e propria RIVOLUZIONE INTERIORE; “Prima dobbiamo conoscere e correggere i nostri difetti e poi vedere se abbiamo il diritto di
occuparci anche di quelli degli altri”. Il legionario deve aver Fede in Dio e nella propria missione tesa alla ricostruzione del proprio popolo e della propria Patria, ricostruzione che, come abbiamo visto, comincia dalla propria personale; quest’ultima è quindi prioritaria e assolutamente irrinunciabile: “Questa è la nostra opinione. E perciò non programmi dobbiamo creare, ma uomini, uomini nuovi…..”. Il ruolo del Comandante è per questo carico cristianamente delle più gravi responsabilità:”Le responsabilità di un capo sono grandissime. Egli non deve allettare gli occhi delle sue schiere prospettando successi terreni, senza prepararle contestualmente allo scontro decisivo dove l’anima di ognuno potrà incoronarsi con la vittoria o con la sconfitta eterne”.

Di fronte a questa determinazione, unita ai successi elettorali, (1931-1933)le persecuzioni si moltiplicano e si acuiscono. Più volte viene decretato lo scioglimento del Movimento, che si chiama ora Guardia di Ferro, ma il coraggio dei ragazzi del Capitano ha ormai conquistato i cuori dei rumeni:”Il Prefetto del circondario di Turda…..aveva vietato a Codreanu di parlare…… Improvvisamente, nella folla intervenne il silenzio. Un uomo alto, di una bellezza triste, vestito del bianco costume dei contadini rumeni, entrò…..in sella ad un cavallo bianco. Si fermò vicino a me, e io non potei vedere nulla di mostruoso o di malvagio in lui. Al contrario. Il suo sorriso infantile e sincero si irradiava sopra la folla….E così, in silenzio egli restò…Il suo silenzio era eloquente…..Una vecchia contadina…..si fece il segno della croce e ci sussurrò: “.

Dai vari processi Codreanu uscirà sempre assolto e dalle assoluzioni la popolarità di cui godeva verrà accresciuta costantemente. Il movimento è ora conosciuto in tutta Europa e stringe rapporti con i Paesi dove hanno trionfato le rivoluzioni nazionali. Alle ultime elezioni prima del golpe del re Carol (1937) la lista legionaria ottiene ben 66 deputati. Ma, il clima di autentico terrore che scaturirà dal colpo di stato induce il Capitano a sciogliere il Movimento, non vuole compromettere la vita dei suoi legionari Ministro degli Interni è adesso un acerrimo nemico della Guardia di Ferro,Calinescu, Codreanu viene incriminato per oltraggio e condannato ad un’ ennesima detenzione di sei mesi, nello stesso tempo tutti i legionari vengono internati in campi di concentramento. Si rispolverano a questo punto vecchie accuse, si riaprono vecchi processi.

Condannato a dieci anni di reclusione, il 17 aprile 1938, il Capitano fa però ancora paura; il popolo guarda sempre a lui e il governo corrotto lo sa bene.Il 30 novembre 1938, col pretesto di un tentativo di fuga, durante un trasferimento su ordine del Ministro Calinescu, Corneliu Codreanu viene fatto strangolare con tredici legionari.

La verità verrà confessata dagli stessi sicari prezzolati. Tra i mandanti occulti dell’omicidio i biografi individuano lo stesso re Carol, strumento di forze antinazionali, e il “ moderato” Antonescu capo del Governo.

Vivo e più che mai attuale rimane il pensiero legionario, sintesi efficace di innovazione e Tradizione, patrimonio spirituale prezioso e irrinunciabile per chi voglia anche oggi servire la propria Patria, al riparo da interessi personali di carriera o denaro, contro i falsi miti cosmopoliti che la società e la “politica” ipocritamente ci propongono. Pienamente consapevoli che “lo scopo ultimo dei popoli non è la vittoria, ma la resurrezione nel nome di Cristo” Codreanu e il suo Movimento sono riusciti a realizzare un’ esemplare tensione spirituale, la cui eccezionale levatura permane inalterata nonostante la scomparsa fisica del Capitano e la distanza nel tempo.

Giuseppe Provenzale, 30/11/2008

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