Califfati made in USA

Roberto Fiore* 26 maggio –

L’Isis avan­za in Iraq e Siria per­ché a Washing­ton vogliono esattamente que­sto

In soli due giorni, lo Stato isla­mico ha occupato la seconda città dell’Iraq e Pal­mira, nella Siria cen­trale, civili uccisi a migliaia ed esodo biblico di decine di migliaia di persone.
La Casa Bianca non si nasconde e dichiara: «Non ci pos­siamo strap­pare i capelli ogni volta che c’è un intoppo nella cam­pa­gna con­tro l’Isis» (New York Times, 20/5/15).

«Inhe­rent Resolve» è il nome della campagna lan­ciata in Iraq e Siria nell’ ago­sto 2014, dagli Usa e dai suoi soliti alleati: Fran­cia, Gran Bre­ta­gna, Canada, Austra­lia, Ara­bia Sau­dita, Emi­rati Arabi Uniti, Bah­rain e altri.
Gli USA, però, non hanno fatto come contro la Libia di Gheddafi e hanno consentito all’Isis libertà d’azione, niente micidiali cacciabombardieri dunque.

L’Isis avan­za in Iraq e Siria per­ché a Washing­ton vogliono esattamente que­sto.
Si apprende, infatti, da Il Manifesto di come «Un docu­mento uffi­ciale dell’Agenzia di intel­li­gence del Pen­ta­gono, datato 12 ago­sto 2012, dese­cre­tato il 18 mag­gio 2015, riporta che «i paesi occi­den­tali, gli stati del Golfo e la Tur­chia sosten­gono in Siria le forze di oppo­si­zione che ten­tano di con­trol­lare le aree orien­tali, adia­centi alle pro­vince ira­chene occi­den­tali», aiu­tan­dole a «creare rifugi sicuri sotto pro­te­zione internazionale».

C’è, infatti, continua l’articolo: «la pos­si­bi­lità di sta­bi­lire un prin­ci­pato sala­fita nella Siria orien­tale, e ciò è esat­ta­mente ciò che vogliono le potenze che sosten­gono l’opposizione, per iso­lare il regime siriano, retro­via stra­te­gica dell’espansione sciita (Iraq e Iran)».

Si con­ferma, dunque, che l’Isis,dopo la guerra di Libia, si è for­mato in Siria, reclu­tando per lo più mili­tanti sala­fiti sun­niti che, finan­ziati da Ara­bia Sau­dita e altri potenti emirati sono stati rifor­niti di armi attra­verso una rete della Cia (docu­men­tata anche da un rap­porto di «Con­flict Arma­ment Research»).
Ecco spiegate le foto (una delle quali riproduciamo anche noi) che provano l’incontro (mag­gio 2013) tra il sena­tore Usa McCain, in Siria per conto della Casa Bianca, e Abu Bakr al-Baghdadi, il famigerato «califfo» capo dell’Isis.

Continua il quotidiano:

il documento “spiega anche per­ché l’Isis ha sca­te­nato l’offensiva in Iraq nel momento in cui il governo dello sciita al-Maliki pren­deva le distanze da Washing­ton, avvi­ci­nan­dosi a Pechino e Mosca. Washing­ton, sca­ri­cando la respon­sa­bi­lità della caduta di Ramadi sull’esercito ira­cheno, annun­cia ora di voler acce­le­rare in Iraq l’addestramento e arma­mento delle «tribù sunnite» “.

I signori della guerra di Washing­ton con­ti­nuano così la loro politica di morte. Chiunque voglia la vera pace ha il dovere di smascherarli e fermarli. Chiunque voglia la pace deve sostenere la Siria di Assad.

*Segretario nazionale
Forza Nuova

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