La “buona scuola”, accademia del gender

9 luglio – Giuseppe Provenzale* –

La scuoletta di Renzi e Giannini è legge. L’Ncd fa il verso ai suoi padri “nobili” della vecchia DC e, mettendo la testa sotto la sabbia, si comporta come loro con divorzio e aborto, approvando nei fatti, con la sottoscrizione del pacchetto demolitore di ciò che restava della ormai fu ottima scuola italiana, anche l’ingresso dell’omofollia gender nelle scuole, malgrado piazza San Giovanni e nonostante la forte opposizione che nel Paese reale, e nelle menti raziocinanti di ogni provenienza e orientamento sessuale, incontrano le manovre delle lobby omosessualiste.

Per inciso, che si tratti di fortissime pressioni lobbistiche è un dato indiscutibile: non si spiegherebbe altrimenti la tenacia della onnipresente e ossessiva infiltrazione della pseudocultura gay in ogni dove e attraverso ogni anfratto.
Alcuni, tuttavia, sorridono e affermano che non ci sia traccia di gender nella riforma della scuola, è la tesi della stessa titolare della Pubblica Istruzione, Stefania Giannini, di Scelta Civica, una signora tanto moderata …
Ma il gender è celato nei riferimenti normativi cui il ddl rimanda, possibile che il ministro e l’Ncd non siano andati a controllare?

Sì, nel testo della “Buona scuola” non si parla esplicitamente di gender, ma, dietro la consueta facciata politicamente corretta della lotta alla discriminazione, al comma 16, si fa riferimento alla legge 119 del 2013 che a sua volta rimanda alla famigerata Convenzione di Istanbul, che proprio la 119 di fatto recepì.

Ed ecco cosa dice la Convenzione di Istanbul, ufficialmente relativa alla violenza sulle donne, sul gender: “Con il termine genere ci si riferisce a ruoli, comportamenti, attività e attributi socialmente costruiti che una determinata società considera appropriati per donne e uomini”.
Non saremmo, quindi, uomini e donne perché così ha voluto il Creatore, ma perché la società lo impone. Già, avete capito bene: è lei (o lui … boh, non vorremmo discriminare…) l’ideologia gender, di cui molti negano la stessa esistenza, pur evocandola nei ddl, così come si faceva con la mafia.

Riconoscere e accettare le differenze biologiche vorrebbe dire discriminare; così la legge 119 2013:
si deve “promuovere una adeguata formazione” – su quanto dettato dalla suddetta Convenzione del Consiglio d’Europa – fin “dalla scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione”.
Bene, esplicitati i riferimenti normativi, non ci sono più dubbi: il gender smascherato e cacciato via dalla porta di piazza San Giovanni, con un golpe normativo, entra, attraverso una finestra lasciata colpevolmente aperta dai finti difensori della famiglia, a scuola.
Ben poca cosa è, a questo punto, il pannicello caldo del consenso informato, a cui crede solo l’Ncd, la mafia gender non esiste, eppure non perde occasione per farsi sentire.
Vorrà dire che saranno le famiglie italiane in piazza a ricondurre alla ragione i servili esecutori dei diktat delle lobby gay. Ai tanti difensori del buon senso non mancherà il nostro supporto.

*Vicesegretario nazionale
Forza Nuova

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