Antropofagia e coprofagia massonica

Giuseppe Provenzale* –

Pubblichiamo, per la sezione Cultura del sito RadioFN, un articolo di qualche anno fa che, per il taglio e gli argomenti trattati, non risente affatto del passare del tempo. Buona lettura.

Per spiegare il ruolo della massoneria nella società, il cui funzionamento normale dovrebbe configurarsi come quello di un organismo sano, può essere utile prendere spunto dal celebre apologo di Menenio Agrippa.
Una società organica è come un corpo umano, costituisce un unicum, composto però di parti diverse. Il destino di ogni membro è identico a quello dell’intero corpo e, piaccia o non piaccia, lo sciopero delle braccia non danneggerebbe solo lo stomaco, che non riceverebbe il necessario nutrimento, ma le braccia stesse che, com’è logico, morirebbero insieme all’organismo tutto.
Il servizio reso dalle membra allo stomaco, lungi dal costituire un’intollerabile forma di sfruttamento, giova alle stesse membra che, a loro volta, senza lo stomaco non potrebbero ricevere ciò che gli necessita per vivere.
Nelle società tradizionali (si pensi, fra le altre epoche, al Medio Evo cristiano) la logica del servizio è fondamentale e naturale a tutti i livelli: tutti hanno un signore – immagine del Signore Iddio – e nel servire, l’uomo realizza se stesso nella propria autentica libertà, quella che consente ad ognuno di sapere esattamente qual è il proprio compito; essendo, per altro, ciascun ruolo gravato dai rispettivi diritti e doveri.

L’anomalia, il cattivo funzionamento che porta alla malattia e alla morte, nasce spesso da un ribaltamento di questa logica, rappresentato – come diceva Giacinto Auriti – dal passaggio sovvertitore dal servire al servirsi. La massoneria agisce in questo modo: si ribella alla comunità di destino, si autoelegge élite, scegliendo il profilo del parassita, e opera per servirsi dell’organismo a proprio esclusivo vantaggio; per di più ponendosi al di là del bene e del male, in forza del possesso di conoscenze esoteriche che, come tali, restano incomprensibili se non inquadrate all’interno di uno schema complessivo che vede strutturarsi la sedicente associazione filantropica come una vera controchiesa professante e praticante una controreligione, fatta di controriti, di simbolismi e di lessico rovesciati rispetto a quelli dell’odiato nemico.

Anziché servire il corpo, dunque, e lavorare per il suo bene, si serve di esso. Lo divora, ritenendosi estranea e, autentica mafia, mira alla sua distruzione, capace com’è di riprodursi al pari di un virus antropofago in grado di saltare da un corpo all’altro dopo averne divorato ogni parte.
Quest’orrido pasto senza fine, nella storia spesso lento e inesorabile come certi tumori, si accompagna ad altri piaceri materiali – mezzi e fini allo stesso tempo – che gli illuminati mostrano di ritenere prova concreta della loro superiorità sull’organismo aggredito che, per loro stessa “religione”, è postulata per essere prima di ogni cosa di natura morale. Il principale fra questi è il denaro, strumento di possesso e di potere per eccellenza. Il controllo della mente – centro del potere, che un corpo aggredito dal male vuole anch’essa malata – permette, infatti, innumerevoli vantaggi (da noi, in Sicilia, si dice”Cumannari è megghiu ‘i futtiri”, ma quando si comanda anche il secondo verbo in vernacolo è facile da coniugare) a chi si mostra, per non aver voluto servire e avendo scelto di servirsi, fedele seguace del primo fra i ribelli (e autentico Architetto): Lucifero, che osò credere di poter essere come Dio.

Del resto, il denaro è lo sterco del demonio e nutrirsi di esso (succhiandolo a chi con il lavoro lo produce o creandolo dal nulla con moderna luciferina abilità) aiuta, accompagna, prolunga, completa – quando non è mezzo indispensabile per la sua conquista, magari approfittando della debolezza che rende il corpo sociale più facilmente attaccabile – la soddisfazione derivante dal pasto principale.

Purtroppo, questa mentalità perversamente antisociale – che nei secoli ha via via indossato, senza mai dismetterli, i panni della gnosi, dell’eresia in ogni sua forma (anche quella apparentemente più “ortodossa” e rigorista), dell’umanesimo cabalistico pseudoscientifico, del cogito cartesiano-rosacruciano, degli “immortali principi”, del razionalismo, del materialismo marxista e via dicendo – ha ormai conquistato anche il popolo. Ma il nostro Movimento, che al di là delle categorie obsolete di destra e sinistra, al popolo rivolge il proprio modesto servizio, e che da donne e uomini del popolo è formato, si batte pazientemente per risvegliare le coscienze e per tentare di consegnare ai nostri figli un futuro migliore. Solo dopo aver raggiunto questo obiettivo, da FN sintetizzato nei suoi otto punti programmatici, autentico manifesto antimassonico, Forza Nuova potrà sciogliersi.

In attesa di quel momento è disposta a percorrere tutte quelle strade che possano ricondurre al reale, costituito da quel modello di società organica illustrato dall’apologo con cui ho aperto queste note, in compagnia di chi volesse percorrerle – libero da pregiudizi e paure, frutto della propaganda settaria al potere – a fianco dei suoi uomini e delle sue donne che hanno scelto la lotta, il sacrificio, la perseveranza, il servizio. La loro esistenza, con i tempi che corrono, è già una vittoria.

*Vicesegretario nazionale Forza Nuova
Articolo del 29/05/2010

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