Antirazzismo o autorazzismo?

28 settembre –
Lorenzo Scotti –
“Siamo tutt* antirazzist*” è lo slogan dei movimenti antagonisti di questo millennio. Ma cosa vuol
dire essere “antirazzisti”? La logica e la lingua italiana ci dicono che il prefisso “anti-“ denota un
concetto antitetico ad un altro, nel caso in esame opposto al “razzismo”, fenomeno il cui significato
non sempre è costante ma che può essere definito come la convinzione che esistono “razze”
superiori ed inferiori, relegando queste ultime a ruoli di asservimento alle prime, in poche parole
alla schiavitù. Quindi, essere contrari allo schiavismo ed essere a favore della parificazione
(attenzione, non alla mescolanza!), alla libertà ed alla pace di tutti i popoli sembrerebbe essere la
definizione più calzante della parola “antirazzismo”.
Purtroppo l’esperienza ci insegna che non è mai così. La crisi migratoria che da vent’anni a questa
parte sta letteralmente devastando l’Europa ha trasformato l’antirazzismo in qualcosa di più,
sfociando nel fanatismo e nell’irrazionalità più totali. Se una volta si lottava per far accettare
l’immigrazione, clandestina e non, oggi invece bisogna volerla a tutti i costi, bisogna lottare per far
sì che l’Europa diventi meticcia, colorata, multietnica. Ossia bastarda. Il tutto a prescindere da
quali siano le cause delle migrazioni, comunque sempre negative (guerre, povertà, fame, carestie,
dittature fondamentaliste) e sempre fomentate da un Occidente corrotto e capitalista.

In Italia, in modo particolare, si è assistito ad una degenerazione vera e propria del concetto di
antirazzismo, completamente scisso dal buon senso e da ragionamenti logici di fondo, basati su
fantomatiche lotte partigiane combattute ancora oggi e su castelli mentali probabilmente frutto
dell’eccessivo consumo di stupefacenti. Ci si è spinti all’estremo, elevando gli immigrati al rango di
razza superiore e sminuendo, umiliando, calpestando ciò che siamo noi, Italiani.
Facciamo qualche esempio.
Apriamo il giornale, leggiamo di un immigrato che ha compiuto un reato; ovviamente ci
arrabbiamo, perché se non ci fosse stata l’immigrazione quel reato non sarebbe stato commesso.
Guai arrabbiarsi, anzi bisogna giustificare! Perché gli Italiani hanno portato la mafia in America e
perché ci sono anche tanti Italiani che delinquono. A nulla vale cercare di far capire loro che il
crimine italiano ha un solo colpevole, ossia il reo, mentre il crimine immigrato ne ha due, cioè il reo
stesso e la classe dirigente che gli ha permesso di entrare. Ci si mette in testa che i “razzisti”
strumentalizzino la delinquenza immigrata per la loro propaganda. E ci si autoconvince che tutti gli
Italiani siano delinquenti, disonesti, cafoni, villani. In altre parole, il delinquente immigrato è un
caso isolato, il delinquente italiano ha la criminalità nel DNA, in barba alla voglia di non fare di tutta l’erba un fascio! Questo è il primo sintomo del razzismo anti italiano.

Anche l’aspetto culturale è usato dai perbenisti radical chic per sputare su ciò che è il nostro
popolo. L’Italia è meticcia da secoli, dicono, perché ha subito invasioni e influenze culturali.
Sorvoliamo sulla lezione di storia, ma affermiamo comunque che, come dicono i libri, le
“mescolanze” furono tra popoli europei, alcuni già amalgamati dall’epoca romana. Inoltre, chi
scendeva in Italia non imponeva la sua cultura, ma assimilava quella locale facendola propria,
diventando cristiano e parlando latino. Oggi invece bisogna rinunciare a molti aspetti della nostra
tradizione e adottarne di allogeni. L’Islam diventa una religione da tutelare e guai a generalizzare
sul fondamentalismo. La cultura cristiana invece va abolita, perché non approva le nozze gay e
l’aborto. Il Crocifisso nei luoghi pubblici diventa un simbolo del male che impedisce la libertà
religiosa. Ogni aspetto della nostra vita va riconvertito per non offendere i fratelli migranti, mentre
più si calpesta la nostra cultura più si è progressisti, aperti, cittadini del mondo. E assolutamente
non contaminare gli altri con le nostre usanze. Anche qui, mai giudicare il diverso dalla sua
religione, però se sei Cristiano sei un arretrato, bigotto, amico dei preti pedofili. Ed ecco il secondo aspetto del razzismo antiitaliano.
Infine, parliamo del problema lavoro.
Oggi il nostro Paese ha un elevatissimo tasso di disoccupazione, in particolare giovanile. Però vediamo le aziende assumere sempre più stranieri, spesso sotto pagati, oppure con un salario normale ma con l’assicurazione di non avere troppe pretese sindacali. La mentalità comune, quante volte l’avremo sentito, è che “vi sono lavori che gli Italiani non vogliono più fare”. Famiglie che vivono in auto, giovani desiderosi di futuro o semplici poveri sono tutti così idioti, perdonate il termine, da rifiutare un lavoro sicuro ma umile?
Ogni mestiere ha la sua dignità se onesto, ma deve essere giustamente retribuito. Si preferisce però
assumere, spesso in nero, i nuovi arrivati con stipendi al limite della sopravvivenza, mentre a pochi
metri un padre di famiglia si toglie la vita perché la sua azienda l’ha licenziato per trasferirsi in Cina o in India. Questo è razzismo doppio, il primo verso l’immigrato che viene assunto come vero e
proprio schiavo, il secondo verso l’Italiano che non vede altra via d’uscita se non la morte, vittima
della generalizzazione e dei luoghi comuni che, in teoria, dovrebbero essere propri solo dei
razzisti. Ma anche qui, gli intellettuali di sinistra col portafoglio a destra, offrono la loro soluzione, in particolare ai giovani: lasciare l’Italia per andare a fare esperienza all’estero! Quell’ “estero” che ha norme severissime sull’immigrazione, quell’”estero” in cui ti puoi trasferire solo se hai già un lavoro e in cui puoi rimanere se righi dritto, un mondo agli antipodi dell’Italia antirazzista ma che piace tanto agli antirazzisti (abbiamo rinunciato a risolvere questo paradosso).

Tutto ciò ci ha portati a definire questi benpensanti non antirazzisti bensì “autorazzisti”: odiano a tal punto il loro Popolo da trovarvi tutti i difetti del mondo, da vergognarsi di essere Italiani,
generalizzando sulla loro stessa gente, giustificando ogni azione compiuta dagli stranieri verso la
nostra Nazione (noi eravamo degli invasori in Etiopia, ma Tito era un angelo in Istria e Dalmazia) e
condannando la stessa azione se compiuta dagli Italiani verso altri.
364 giorni di odio verso sé stessi, poi arriva il 25 aprile e di colpo diventiamo la Repubblica più
aperta ed evoluta, con la Costituzione più bella del mondo.

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