ANCHE SE TUTTI, NOI NO

Le dichiarazioni di Berlusconi, rese note nelle ultime ore, sulla cittadinanza ai figli di immigrati e i cosiddetti diritti civili ai gay, rappresentano l’evidente capitolazione di un leader politico che, pur di rimanere a galla e contare qualcosa, decide di acconsentire ad un radicale cambiamento giuridico che non ha pari nella storia d’Italia.
Tipico nella mentalità di Berlusconi, dopo questo passo devastante in senso “liberal”, è il controbilanciamento con la creazione all’interno del Centrodestra di una destra “lepenista”.

L’accettazione del criterio per il quale una persona non italiana, solo per il fatto di risiedere in Italia e frequentarne la scuola, diventi italiana, fa a pugni con la logica, la storia e le nostre leggi, ma si adegua perfettamente a quei piani folli che vorrebbero nel 2050 un’ Italia con 36 milioni di italiani e 16 milioni di EX extracomunitari, divenuti, solo grazie allo ius soli, italiani.
Gli stessi poteri che hanno programmato e realizzato il tracollo della popolazione italiana, attraverso l’inverno demografico, vogliono oggi prolungare definitivamente questa stagione mortale con la cittadinanza facile agli immigrati e il riconoscimento dei diritti civili ai gay, perché è evidente che il sostenere il modus vivendi gay contribuirebbe ad un ulteriore crollo delle nascite.

E’ dunque chiarissimo che una lotta per la ricostruzione della nostra Patria debba passare attraverso un’ avversione radicale ai due imprescindibili dogmi liberals.
Il centrodestra tutto (con l’eccezione della Lega per lo ius soli, ma non unanimemente per i diritti gay, e l’NCD per i diritti gay, ma non per lo ius soli) aderisce a questo progetto che ha come esito conclusivo la fine dell’Italia.

Forza Nuova ritiene che la maggioranza degli italiani, di fronte alle due questioni poste con onestà e chiarezza, non esiterebbe a rispondere “NO” a chi vuole la morte dell’Italia.
Spetta quindi al nostro movimento organizzare le forze sane per bloccare queste due leggi a livello di piazza e di popolo, visto che il Parlamento è pronto, more solito, a tradire.

 

Roberto Fiore

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