La sostituzione etnica nei dati della Fondazione Migrantes e in un rapporto dei Radicali

10 ott –

Giuseppe Provenzale* –

Gli ultimi dati diffusi dalla Fondazione Migrantes nel rapporto ‘Italiani nel mondo’ costituiscono un boomerang per gli scopi della stessa emanazione della C.E.I, relativi all’integrazione dei primi soggetti a cui è rivolta la sua attività: gli immigrati stranieri.
“Al 1° gennaio del 2016 sono 4.811.163 i cittadini italiani residenti all’estero iscritti all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (AIRE). L’aumento, in valore assoluto, rispetto al 2015 è di 174.516 iscrizioni (+3,8% di crescita)”, più di 66.000 da attribuire alle nascite italiane all’estero.

La fuga dall’Italia, fotografata dalle cifre fornite dall’ente ecclesiastico, non più limitata alle sole regioni meridionali, più di 20.000 le partenze dalla Lombardia, sembra costituire il risvolto della medaglia di quanto auspicato, più o meno nelle stesse ore, da un altro rapporto, curato da una delle principali agenzie della dissoluzione: i Radicali Italiani.
Nella loro “Governance delle politiche migratorie, tra lavoro e inclusione sociale” gli orfani di Marco Pannella affermano che per contrastare il calo demografico servirebbero almeno “157mila stranieri in più all’anno”, le due ricerche sono accomunate dall’idea di fondo che si tratti di processi inarrestabili, nessuno intende prendere atto della realtà che gli stessi dati oggettivi offrono ad un occhio disinteressato.

107.529 italiani hanno lasciato il Bel Paese nel 2015 e 153 mila stranieri sono arrivati, i Radicali ne vorrebbero altri 157mila… Non si parla di serie politiche familiari che incrementino decisamente la natalità né di coraggiose politiche sociali che inducano i nostri giovani a rimanere in un’ Italia in cui non si vede futuro; la Fondazione Migrantes lo fa molto timidamente, pur registrando il dato di fatto rappresentato dal cosiddetto Brain Exchange (in soldoni: fuga di cervelli e accoglienza di nullafacenti) l’ente ecclesiastico si richiama al sogno dei “padri fondatori dell’Unione Europea”: direzione decisamente sbagliata.

Non si pongono limiti, inoltre, ai dogmi dell’aborto libero e gratuito (che ha falcidiato il ricambio generazionale degli ultimi decenni) e della libera circolazione che, nel migliore dei casi, deve essere tutt’al più governata, anzi, si spinge per incentivare l’ingresso anche di chi arriva per mere ragioni economiche (I Radicali per primi, ma non solo), quando, senza contare gli immigrati clandestini, i soli flussi di arrivo “regolari” sono già altissimi, si aggirano, infatti, sulle 250mila unità l’anno.

C’è una precisa e trasversale volontà di sostituzione etnica

Non c’è altra spiegazione, lo affermava in tempi non sospetti uno dei guru laici del pensiero massonico-liberale, Umberto Eco: “Oggi in Europa non ci troviamo di fronte ad un fenomeno di immigrazione. Ci troviamo di fronte a un fenomeno migratorio (…) e come tutte le grandi migrazioni avrà come risultato finale un riassetto etnico delle terre di destinazione, un inesorabile cambiamento dei costumi, una inarrestabile ibridazione che muterà statisticamente il colore della pelle, dei capelli, degli occhi delle popolazioni”.
Ma, che Eco o i Radicali, amichetti di Soros, auspichino la sostituzione degli italiani con immigrati prevalentemente islamici per lo più giovani e in ottime condizioni di salute, senza alcun segno che faccia credere alla favoletta della fuga da zone di guerra o di fame, ci può anche stare. Quello che non si può accettare è che ciò avvenga per l’azione criminale di Stato, Prefetture, amministrazioni locali, Caritas e Parrocchie particolarmente disinvolte, unite in un’alleanza suicida cattosessantottina che di fatto coincide con i programmi e le finalità di investimento di noti nemici di Dio, della Cristianità, dell’uomo e della natura quali George Soros e la sua Open Society Foundation (OSF).
La corrispondenza privata del re degli speculatori – recentemente pubblicata dagli hacker di DC Leaks che ne tracciano il seguente identikit: “… magnate ungherese- americano, investitore , filantropo, attivista politico e autore che, di origine ebraica. Guida più di 50 fondazioni sia globali che regionali. È considerato l’architetto di ogni rivoluzione e colpo di Stato di tutto il mondo negli ultimi 25 anni . A causa sua e dei suoi burattini gli Stati Uniti sono considerati come una sanguisuga e non un faro di libertà e democrazia” – rivela un particolare interesse e una compiaciuta attenzione degli analisti di Soros verso le dichiarazioni, i gesti simbolici e il “mandato rivoluzionario” (“revolutionary tenure”) di Papa Francesco e di alcuni suoi strettissimi collaboratori, tra cui il card. Maradiaga e mons. Sorondo, proprio in direzione dell’apertura all’immigrazione islamica.

Il “mandato rivoluzionario” del Pontefice, però, lascia indifferenti Chiesa e cattolici dell’Est europeo che appaiono schierati con i loro popoli e i loro governi, ciò è sintomatico di una crisi che, come è logico che sia, prima di essere sociale è certamente spirituale.
L’immigrazione, nelle dimensioni epocali che ha ormai assunto, è promossa da un fronte ampio e variegato che mira alla sostituzione degli italiani e degli europei, una sostituzione che minaccia di potersi realizzare attraverso una guerra civile su più livelli. Un conflitto che mostra i suoi segni sempre più evidenti anche all’interno del mondo cattolico, una parte del quale appare alleato di fatto con i nemici della Chiesa e dell’Europa che auspicano da sempre l’avvento nel vecchio continente di una cultura antitetica a quella tradizionale e millenaria che l’ha resa grande. Nella nuova Europa, nulla resterà del passato, a meno che, seguendone i migliori esempi storici e attuali, l’Europa stessa non riconquisti il suo passato per garantire il proprio futuro.

*Vicesegretario nazionale
Forza Nuova

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