Tiziana o della disperazione

16 sett – Giuseppe Provenzale* –

A chi, o a cosa, attribuire le responsabilità della disperata, infima qualità che straripa da questa e da altre simili storie?
A chi, o a cosa, addossare la colpa allo scopo di abbozzare una reazione, capace di avviare una drastica, salutare inversione di tendenza?

Al di là delle indiscutibili, gravissime responsabilità individuali di tutte le persone coinvolte è certamente la cultura all’origine del costume, ormai interclassista, ancora dominante a detenere l’esclusiva delle colpe principali.
La causa prima di quanto accaduto è, infatti, da rintracciare in quell’insieme di princìpi, paradossalmente chiari nella loro confusione, che hanno come denominatore comune un evidente ed estremamente malinteso – fino al punto di ribaltarne il significato tradizionale – senso della libertà.

Libertà sessuale, libertà dai vincoli della morale e della stessa natura, libertà dall’educazione, libertà dai costumi, libertà di circolazione delle immagini, libertà di pubblica gogna e, infine, libertà di suicidio.
Sì, la “libertà”… e il vuoto abissale e mortifero che questa libertà ha generato.

Ma cosa dovrebbe riempire questo vuoto disperato?
Forse le due altre paroline nero-magiche del mantra massonico-libertario: uguaglianza e fraternità?

Nessuna fratellanza, nessuna uguaglianza si sono nei fatti realizzate, se non quelle condivise nel sentimento egemone della disperazione, frutto, nato già marcio, della mancanza di senso, solo prodotto di un’epoca prigioniera delle proprie astrazioni, schiava dimenticata della sua stessa libertà.

È questo il “paradiso” in terra che Rousseau e Freud, con tutti i loro innumerevoli orfani, avevano promesso.
La moderna liberazione degli istinti conduce alla costruzione trionfante dell’anticamera dell’inferno, anticamera che sembra anticipare l’ingresso in locali eternamente peggiori.
Quanto può ancora durare tutto questo? Quanto tempo ancora, prima che lo squarciarsi del velo mostri la realtà della schiavitù disperata a cui questa mostruosa libertà sembra condannarci senza appello?

L’abisso è già qui, niente altro di più ignobile e crudele si era mai palesato nella storia; mai, infatti, si erano ibridamente e ripetutamente ammogliati la lupa della tecnica e i peggiori istinti animali; mai l’uomo era stato più odiato, sotto apparenza d’amore… perché mai, tanto, era stato odiato Dio, sotto apparenza di libertà.

*Vicesegretario nazionale
Forza Nuova

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