7 ottobre 2005/7 ottobre 2015, Antonio Ragusa vive

7 ott –
Giuseppe Provenzale* –

La storia e il percorso del nostro Movimento sono stati contrassegnati da contributi importantissimi per la sua attuale dimensione politico-dottrinale. Soldati politici appartenenti a differenti generazioni hanno costituito per tutti noi dei modelli assoluti di esempio militante, si è trattato di autentici maestri, proprio perché il ruolo del maestro non volevano interpretare. Uomini capaci di comandare perché da sempre avvezzi all’obbedienza e al sacrificio.
Della ricchezza del patrimonio esemplare forzanovista fa parte a pieno titolo anche il camerata messinese Antonio Ragusa, come Massimo Morsello, Giovanni Zampardi e altri, piegato, infine, prematuramente, solo da un nemico subdolo, conosciuto esclusivamente grazie all’infelice e inadeguata espressione “male incurabile”.
Fin da giovanissimo, Antonio fu protagonista della lotta politica nella sua città, prima con Ordine Nuovo di Clemente Graziani e poi con il Fronte della Gioventù, di cui fu apprezzato segretario provinciale.
Nei primi anni ’80 si ritirò dall’attività politica in polemica con il M.S.I, per tornare alla militanza dopo la cosiddetta “svolta di Fiuggi”, quando aderì alla Fiamma Tricolore.
La comunità che Antonio ricercava, da fervente cattolico e da uomo di saldi principi morali, era, però, destinata ad essere quella di Forza Nuova, movimento che riconobbe come suo naturale approdo: per FN fu segretario provinciale a Messina e autorevole componente dell’Ufficio Politico Nazionale.
Diede vita a svariate iniziative di denuncia e, in una tra le città più massoniche d’Italia, organizzò importanti convegni contro lo strapotere delle logge, che combatteva anche grazie al prezioso bagaglio culturale di cui disponeva, era infatti un profondo conoscitore delle insorgenze legittimiste e del Regno delle Due Sicilie, la cui bandiera campeggiava dietro la sua scrivania nella sede forzanovista della città dello stretto.
Di grande rilevanza, tra le numerose iniziative da lui progettate e realizzate, fu il primo “Memorial Beppe Alfano”, a cui presero parte anche i familiari della vittima, tenutosi in anni in cui pesava sul giornalista ucciso da mafia e massoneria un’ assoluta damnatio memoriae.
Ma, il convegno sull’impresa di Lepanto, da lui promosso anche per celebrare il ruolo svolto da Messina, porto da cui salpò la flotta guidata da don Giovanni d’Austria, assume nella sua biografia un ruolo di particolare rilevanza: fu proprio il 7 ottobre, infatti, anniversario della grande vittoria cristiana contro i turchi e festa della Madonna del Rosario che la rese possibile, il giorno scelto da Dio per richiamare a sé un validissimo combattente cristiano, da sempre animato da un esemplare e coerente spirito di milizia.
A dieci anni dalla sua morte fisica, le parole che Roberto Fiore gli indirizzò allora non hanno smarrito minimamente la loro attualità: ” Lascia a noi un compito arduo, quello di dover procedere senza una persona saggia e fidata a cui chiedere conferma e consiglio; ci lascia anche l’esempio che ci anima a continuare, con volontà ferma, l’opera costante per la giustizia e per l’onore del nostro popolo”.

*Vicesegretario nazionale
Forza Nuova

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