11 febbraio 2016, sono ancora attuali i Patti Lateranensi?

11 febb – Giuseppe Provenzale* –

Ottantasette anni sono passati da quell’11 febbraio del 1929, festa della Madonna di Lourdes, molte cose sono cambiate da allora eppure quella storica firma fa ancora discutere e crea divisioni. C’è chi chiede la revisione dei Patti, in nome di un coincidente sentimento antifascista e anticattolico, c’è chi li difende perché il loro impianto generale appare sempre valido, così come dovette sembrare agli stessi costituenti italiani del ’48.
Quel che entrambe le posizioni non considerano, è, però, la sostanza degli accordi che misero fine all’annosa Questione Romana: la Conciliazione riaffermò prepotentemente l’importanza fondamentale del fattore religioso nella vita dei popoli. Anacronismi? Non direi, Paesi come Ungheria e Polonia, usciti dall’ibernazione comunista, che ha comunque avuto il merito obiettivo di renderli immuni dall’ immoralità dominante della modernità occidentale, hanno riportato, con diversi accenti, questa centralità nelle rispettive, recenti costituzioni: “Dio e il cristianesimo sono gli elementi unificanti della nazione”, recita la legge fondamentale approvata nel 2011 dai rappresentanti del popolo magiaro, più timido il preambolo della costituzione polacca, approvata però nel 1997, che non temeva, tuttavia, di riconoscere che la cultura nazionale “affonda le radici nella cultura cristiana”, pur riconoscendo pari dignità ai non credenti in nome di comuni valori universali.
Il quasi unanime misconoscimento della centralità del fattore religioso, la proclamazione di una proclamata neutralità che fa spesso da foglia di fico ad un sostanziale indifferentismo – affermata anche in Italia nella revisione dei Patti attuata nel 1984, non senza gravissime responsabilità di uomini di Chiesa già abbondantemente annebbiati dal neomodernismo postconciliare – hanno condotto, e conducono inevitabilmente, a consegnare, senza alcuna azione efficace di contenimento, le vite e i destini dei popoli alle più varie e nefaste influenze che producono, in concreto, una vulnerabilità pericolosissima sul piano dell’identità e della consapevolezza morale e sociale.
Non serve fare esempi, ognuno penserà ad una delle tante follie sancite dal Diritto contemporaneo in materia di morale e alle nuove, ma non certo ultime, se non in ordine di tempo, che si profilano davanti ai nostri occhi.
Ciò che poteva sembrare anacronistico, allo sguardo pragmatico di un uomo moderno in prevalenza non più uomo religioso e tradizionale, quindi, potrà apparire auspicabile e innovativo persino a lui.
Anche il sesto punto programmatico di Forza Nuova*, come gli altri, scritto nel 1997, mostrerà allora la sua straordinaria preveggenza politica, la sua portata autenticamente rivoluzionaria, la sua attualità proiettata nel futuro.
Forza rivoluzionaria di cui Mussolini era pienamente consapevole, prima e dopo la Conciliazione, in un’Italia impregnata di spirito massonico, tanto da rievocarne così la genesi ne ‘La mia vita’: “In Italia, un uomo politico non volgeva neanche i suoi pensieri alla divinità. E anche se ci avesse mai pensato, l’opportunismo politico e la codardia glielo avrebbero impedito, specialmente in un’assemblea legislativa. Era toccato a me fare questa ardita innovazione”.
Un’ardita innovazione che ispira sempre la nostra quotidiana azione politica.

*Vicesegretario nazionale
Forza Nuova

*Riproduciamo in appendice il sesto punto programmatico del nostro Movimento citato dall’articolo:

6 . RIPRISTINO DEL CONCORDATO STATO-CHIESA DEL 1929
Forza Nuova chiede il ritorno in vigore del Concordato del 1929, con cui lo Stato italiano riconosce alla Chiesa Romana il ruolo di guida spirituale del popolo e pone i giusti confini tra opera dello Stato e opera della Chiesa. Forza Nuova ritiene essenziale che la Fede, che ha accompagnato il nostro popolo per duemila anni, venga custodita e trasmessa fedelmente alle future generazioni, respingendo la cultura nichilista e laicista oggi imperante.

Tags

Ti potrebbe piacere...

Scusa ma i commenti sono chiusi